Festa della Marina Militare

Oggi la Marina Militare italiana celebra la sua festa: auguri a tutti i marinai d’Italia che in pace come in guerra hanno onorato sè stessi ed il Tricolore.

Nell’occasione, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato all’ Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, il seguente messaggio che ben riconosce quanto la Marina Militare fa in questi tempi difficili, raffermando così le propria nobile storia al servizio dello Stato e della gente del mare:

« Nel celebrare quest’oggi la Festa della Marina Militare, in memoria dell’impresa condotta dal Capitano di Corvetta Luigi Rizzo il 10 giugno 1918 in prossimità dell’isola di Premuda, il primo pensiero va a tutti i Marinai che, per fedeltà alla Patria, si sono immolati in mare sacrificando la propria vita.

Audacia, tenacia e valore professionale sono la sintesi delle qualità che contraddistinguono il personale della Marina di ieri e di oggi.

Alle donne e agli uomini che si prodigano ogni giorno negli impegnativi compiti affidati dalla Repubblica, compreso l’estenuante ruolo di controllo del flusso migratorio via mare, va il particolare ringraziamento del Paese.

Consapevoli del primario valore della salvaguardia della vita umana in mare, essi sono sempre in prima linea per garantire la sicurezza contro le tante minacce verso l’Europa che si affacciano nel Mediterraneo.

La Marina Militare, nel complesso scenario internazionale in atto, rappresenta un elemento dello strumento militare a garanzia della tutela degli interessi del Paese, per il rispetto del diritto internazionale e l’affermazione dei valori di civiltà.

Ufficiali, sottufficiali, marinai e personale civile della Marina Militare, il vostro operato discreto, continuo e determinato tiene alto e saldo il valore della presenza dell’ Italia sul mare: la Repubblica e la comunità internazionale guardano a voi con ammirazione e gratitudine.

Con questi sentimenti e questi auspici, desidero far giungere a tutti voi e alle vostre famiglie, in questa ricorrenza, i più cari auguri unitamente al mio riconoscente saluto.

Viva la Marina Militare, viva le Forze Armate, viva l’ Italia! »

Roma, 10 giugno 2017

Napoleone e l’Italia

“Spero che il bene inestimabile della libertà saprà dare a questo popolo una nuova energia, e lo metterà in grado di aiutare potentemente la repubblica francese nelle guerre future che potrebbe avere.” (lettera dell’8 maggio 1797 di Napoleone al Direttorio dall’Italia)

Lo storico Albert Sorel (1842 – 1906) ha giustamente scritto che l’Italia sta a Napoleone come la Gallia a Cesare: l’inizio dell’irrefrenabile ascesa politica e storica dell’ufficiale corso.

Con la campagna d’Italia, coerente con l’idea del Direttorio di circondare la Francia di “Repubbliche sorelle”, Napoleone in realtà intravide la grande occasione, come poi in effetti sarà, per mettersi in mostra non solo come capo militare ma anche, e soprattutto, come politico e amministratore.

E all’Italia Napoleone, di lontana discendenza italiana, darà una dignità seconda solo a quella francese: incoronato a Milano con la “corona di ferro” Re d’Italia (26 maggio 1805) dopo l’incoronazione a Imperatore dei francesi, volle fortissimamente che il figlio Napoleone Francesco (1811 -1832), erede al trono imperiale, assumesse il titolo di Re di Roma.

Una curiosità: Napoleone soggiornò più volte a Milano mentre non mise mai piede a Roma dove, in previsione di una sua visita, venne appositamente ristrutturato e abbellito il Palazzo del Quirinale al cui interno, ancora oggi, possono essere ammirate le meravigliose modifiche apportate in epoca napoleonica.

Un legame, quello tra Napoleone e l’Italia, che cambierà il corso della storia italiana.

Il milite immortale

Ogni 2 giugno le celebrazioni per la Festa della Repubblica si aprono con la deposizione, da parte del Presidente della Repubblica, di una corona di fiori (portata da due corazzieri) all’Altare della Patria che custodisce il milite ignoto.

L’ idea di tumulare con tutti gli onori le spoglie di un caduto ignoto della Grande Guerra sorse nel 1920 per opera del Generale Giulio Douhet e si diffuse in tutta Europa.

Il 4 novembre 1921, portato a spalla da 6 decorati di medaglia d’oro al valor militare, venne tumulato al Vittoriano il feretro del milite ignoto, decorato anch’esso di medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria.”

Pochi sanno che il milite ignoto italiano è insignato anche della Medal of Honor degli Stati Uniti d’America e della Croce della libertà per il comando militare (di 1^ classe) concessa dall’Estonia.

Un milite immortale che veglia sui valori della Repubblica.

La migliore gioventù

Il 29 maggio 1848 fu combattuta, nell’ambito della I^ guerra d’indipendenza, la battaglia di Curtatone e Montanara (Mantova).

Il Feldaresciallo Radetzky, comandante delle truppe asburgiche, decise di attaccare alle spalle i piemontesi attestati a Peschiera ma fu fermato a Curtatone e Montanara dall’eroismo di 5.000 volontari toscani e truppe borboniche.

Tra i volontari toscani, centinaia di studenti universitari fiorentini, pisani e senesi caddero nella strenua resistenza: ancora oggi nelle università italiane si ricorda il sacrificio di questi giovani, espressioni genuine dei più alti valori risorgimentali di libertà e fraternità.

Alla battaglia prese parte il medico patriota Giuseppe Barellai (1813 -1884), una delle figure mediche più alte di tutta la nostra storia nazionale.

http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-barellai_(Dizionario-Biografico)/

La città di Firenze decise di erigere in onore dei caduti un obelisco che venne inaugurato il 29 maggio 1882, 34° anniversario della battaglia, nella piazza fiorentina intitolata all’unità d’Italia.

Il destino delle armi fu loro avverso ma non così la memoria grata di tutto il popolo italiano.

Scritto appena ieri

Il Generale Nicola Marselli (1832 – 1899), uno dei più sagaci tra gli scrittori militari italiani del XIX° secolo, nel suo libro “La vita del Reggimento” (un’interessante raccolta di osservazioni e riflessioni legate all’espletamento del suo periodo di comando di Reggimento e pubblicato nel 1889) così scriveva:

“Nelle vivaci dispute che oggi sollevano le questioni militari m’è toccato sentire questa esclamazione: noi vi diamo i soldi, voi dateci la vittoria. Oh signori! La vittoria non si lascia comperare a così vil mercato: essa è un maestoso albero, che ha le sue profonde radici nelle viscere del Paese, il suo robusto tronco nelle virtù del soldato e de’ quadri, il suo fiore nell’ingegno del Generale.”

Sembra scritto appena ieri!

Fedeli al cielo

A Torino, nella magnifica cornice dello splendido Palazzo Lascaris, è stato ieri presentato il libro Carabinieri Aviatori a Torino che merita indiscutibilmente di essere conosciuto.

Scritto e curato dal Maggiore dei Carabinieri Medaglia di Bronzo al valor militare Francesco Golini, già comandante del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri di Volpiano (Torino), narra in modo approfondito e scorrevole (nonchè con un avvincente apparato iconografico) il contributo dell’Arma alla nascita e affermazione dell’aviazione militare italiana.

Di estremo interesse è l’ampia parte dedicata all’asso dell’aviazione della Grande Guerra Ernesto Cabruna (1889 -1960), ufficiale dell’Arma e medaglia d’oro al valor militare, appartenente al Battaglione aviatori del Regio Esercito, precursore dell’Aeronautica militare italiana (che verrà fondata poi nel 1923).

Il libro inoltre si sofferma sulla storia del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri, tratteggiandone l’opera meritoria e determinante non solo nei confronti dell’attività operativa dei Carabinieri ma anche, e soprattutto, nei confronti delle popolazioni del Piemonte e Valle d’Aosta.

Il libro è scaricabile gratuitamente in formato pdf dal sito http://www.museoagusta.it

Un’ ultima annotazione di carattere personale che desidero condividere con i lettori di questo Blog: chi scrive nutre per l’autore una profonda ammirazione dalla quale, da sempre, traggono ispirazione molte scelte (e dunque fatti) della propria esistenza.

Questo libro costituisce un’ulteriore testimonianza delle virtù di un uomo che ha fatto di sè un costante e generoso esempio per gli altri di uomo libero, buon cittadino e valoroso soldato al servizio dello Stato.

Più alto e più oltre, amico mio!

L’immortal cantico

Il 5 maggio 1821 in esilio sull’ isola di Sant’Elena nell’ oceano Atlantico, moriva uno dei più grandi (e discussi) geni militari dell’umanità: Napoleone.

Alessandro Manzoni (1785 -1873) scrisse per l’occasione un’ode che, giustamente, è una delle poesie più celebri della letteratura italiana.

In essa, il Manzoni (che, si narra, la scrisse di getto in tre giorni) esalta la figura e le imprese di Napoleone nonchè la fragilità esistenziale e la misericordia divina.

Ne riporto le prime rime che non hanno eguali per forza e bellezza.

“Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.”

E il cantico, dopo 196 anni anni dalla sua composizione, ancora risuona nell’immensità della storia.