Sacrificio e Gloria

Generalmente, non scrivo utilizzando termini altisonanti, ma oggi faccio un’ eccezione perché ne ho motivo. Desidero, infatti,  ricordare le perdite sofferte dalla Divisione “Livorno” (più di 7.000 uomini) durante la battaglia di Gela dell’ 11 luglio 1943 (dunque oggi 71 anni fà). Inoltre, nella battaglia di Gela morirono, combattendo a fianco degli italiani, più di 600 tedeschi, perlopiù appartenenti alla Divisione paracadutisti Hermann Göring.

“Col sacrificio la gloria” era il motto del 33° Reggimento fanteria “Livorno” decimato nei combattimenti (anche) dalle salve dei cannoni dell’Incrociatore USA Savannah che incrociava al largo di Gela quel giorno di luglio. La bandiera, le tradizioni, il motto e le mostrine  del 33° Reggimento “Livorno” furono poi assunte, nel rinnovato esercito italiano del secondo dopoguerra, dal 33° Battaglione fanteria d’arresto “Ardenza”, sciolto nel 1991. Oggi la bandiera di questa Unità è esposta nel Sacrario delle bandiere, che si trova nel  Vittoriano a Roma, e ne testimonia sia la storia che la memoria.

Ero a Gela di questi giorni 20 anni fà, impegnato con il Reggimento cui allora appartenevo (78° Reggimento fanteria meccanizzata “Lupi di Toscana”) nell’operazione “Vespri siciliani”; ricordo che visitai le spiagge dello sbarco dopo aver letto della battaglia di Gela e del sacrificio della “Livorno” sul libro del prof. Alberto Santoni “Le Operazioni in Sicilia e Calabria”, edito dall’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito; una lettura molto impressionante e che consiglio a tutti coloro che vogliono conoscere come i soldati italiani (e non solo) sanno sacrificarsi con coraggio e onore senz’altro sperare che essere ricordati in futuro per il loro sacrificio: questo breve articolo dimostra che la loro speranza non era vana.

Attiva. Attrattiva. Altra.

La Bundeswehr (la Difesa federale tedesca) ha lanciato un’ offensiva sul mercato del lavoro per garantirsi il reclutamento del personale necessario al suo funzionamento dopo la fine della leva obbligatoria nel 2011. Lo fa con una campagna comunicativa molte interessante che dovrebbe essere studiata, e monitorata nei suoi effetti, da quei paesi europei (Italia compresa) che si trovano nelle stesse condizioni. I tedeschi, ancora una volta, appaiono innovativi e determinati nel cercare soluzioni ai problemi che l’evoluzione degli eventi socio-politici pongono loro di fronte.

Attiva. Attrattiva. Altra. Sono le parole scelte dal Ministro della Difesa tedesca Ursula von der Leyen per descrivere la Bundeswehr del futuro. Attiva nel mondo, a difesa della pace e sicurezza internazionale;  attrattiva per le condizioni di lavoro che offre, in competizione con i grandi gruppi industriali della Germania,  ai suoi appartenenti; altra nei confronti del passato caratterizzato da un contesto storico e strategico del tutto diverso rispetto ad oggi.

Chi cerca di costruirsi un futuro nella Bundeswehr, avrà in prospettiva maggiori possibilità di riuscirci combinando servizio e famiglia, formazione – addestramento e operazioni, aspirazioni personali e sviluppi di carriera. Come dovrebbe essere ovunque, l’Uomo è posto al centro dell’Istituzione militare per poter realizzare quel principio dell’ Innere Führung (la filosofia di comando delle Forze Armate tedesche) di realizzare il soldato come un uomo libero, un buon cittadino e un valoroso combattente.

Un’ ultima riflessione. Un soldato al centro del sistema si sente importante, considerato e integrato: solo cosi sarà disponibile a offrire tutto se stesso all’organizzazione cui appartiene. Diversamente, l’Istituzione militare ne risente irrimediabilmente e i metodi cadorniani, cosi drammaticamente falliti sui campi di battaglia della prima guerra mondiale, ne sono un’ inconfutabile prova storica.

 

Security Sector Reform- SSR

Il Security Sector Reform – SSR è un tema poco conosciuto dall’opinione pubblica in Italia. Il SSR un’ attività, nata negli anni ’90 nell’ambito dell’avvento della democrazia in molti Paesi dell’Europa orientale, finalizzata a riformare il settore sicurezza di uno Stato secondo principi non solo operativi ma anche rispettosi delle libertà e dei diritti dei singoli cittadini, affinchè le Forze Armate nazionali possano favorire, anzichè ostacolare, il processo di transizione democratica del nuovo Stato.

Il SSR è un’attività generalmente appartenente al processo di State Building all’indomani della nascita di un nuovo Stato (per esempio, Timor Est 2002) o di riforma di uno Stato in seguito ad una grave crisi socio-politica (per esempio, Libia 2012). E´un’ attività in cui l’Istituzione militare italiana ha e potrebbe avere un ruolo ancora più grande in futuro. Attualmente, personale militare italiano è impegnato, nell’ambito di operazioni a mandato europeo (EUTM – European Union Training Mission), nell’addestramento di militari del Mali e della Somalia, e si è da poco conclusa con successo l’attività d’ addestramento di 270 militari libici ad opera di addestratori dell’esercito italiano. Sono questi contributi importanti e concreti al processo di stabilizzazione e ricostruzione di Paesi secondo quei canoni di democrazia e libertà che rappresentano i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, al quale l’Istituzione militare italiana da sempre s’ispira.

Il coraggio del futuro

La Germania, all´indomani della seconda guerra mondiale, era un Paese diviso e distrutto, materialmente e moralmente. E´oggi difficile immaginare come milioni di persone, allora, abbiano potuto ritrovare la forza per ricostruire quanto era andato perduto a causa di una dittatura criminale e una guerra rovinosa. Non potendo raccontare la storia di tutti, ne ho scelta una che, a mio modesto avviso, ne rappresenta molte: la storia del generale Wolf Graf von Baudissin, l´ultimo grande riformatore militare tedesco e uno dei fondatori della Bundeswehr.

Nato a Treviri, l´8 maggio 1907, figlio unico di una famiglia nobile prussiana (il padre Theodor era un alto funzionario) nel 1926 entra nella Reichswehr, specificatamente nel prestigioso 9° reggimento di fanteria di Postdam. Per ragioni famigliari, l´anno successivo si congeda e intraprende gli studi di agraria. Al termine del ciclo didattico, nel 1930, chiede di rientrare in servizio e, nel 1933, dopo il previsto periodo di formazione viene nominato Sottotenente. Nel 1935 viene nominato Aiutante di Reggimento e nel 1938 frequenta il corso di Stato Maggiore della Scuola di Guerra di Berlino. Nel 1939 viene promosso Capitano, partecipa alla campagna di Francia e successivamente diventa Ufficiale di Stato maggiore dell’ Afrika Korps del Feldmaresciallo Erwin Rommel. Viene fatto prigioniero dalle truppe australiane durante una ricognizione nel deserto nell´aprile 1941. Prigioniero di guerra prima in Palestina (dove viene ferito durante un attacco) e poi in Australia, viene promosso al grado di Maggiore durante la prigionia che termina nel luglio 1947. Durante questo forzato periodo di inattività studia ed organizza dei corsi, (tra l´altro di strategia), a favore dei suoi compagni di prigionia; in questo ricorda il grande condottiero Raimondo Montecuccoli che durante i tre anni di prigionia svedese nel Castello di Stettino (1639-1642) utilizzò il tempo a disposizione per formarsi una solida preparazione culturale, generale e specialistica, che tanto gli servirà negli anni successivi e costituirà la base dei suoi innumerevoli scritti. Le grandi figure militari (e non solo) della storia accomunano sempre intelligenza e cultura al coraggio delle azioni.

Rientrato in Germania, partecipa alla Conferenza di Himmerod sul riarmo tedesco e contribuisce alla stesura dell´Himmeroder Denkschrift (Promemoria di Himmerod), focalizzando la sua attenzione sulla filosofia militare che dovrà permeare le nuove Forze Armate tedesche, il cosiddetto Innere Führung. Nel 1951 viene chiamato ad operare nell´Amt Blank (l´Ufficio che si occupava di Difesa prima della nascita del relativo Ministero), dove lavora principalmente a sviluppare il concetto di Innere Führung. Nel 1956 entra nella neocostituita Bundeswehr con il grado di Colonnello. Tra il 1958 e il 1961 comanda delle unità operative, successivamente diventa capo della divisione Intelligence&Operations del Quartier generale delle Forze NATO a Fontainebleu. Nel periodo 1963-1965 comanda il NATO Defence College di Parigi ed infine viene nominato Vice capo di Stato Maggiore responsabile della pianificazione e delle operazioni del Supremo Comando Alleato in Europa (SHAPE).

Nel febbraio 1965 riceve, unitamente ai Generali Adolf Graf von Kielmansegg e Ulrich de Maizière, il premio Freiherr-vom-Stein 1964 per i suoi meriti pubblici. Nel 1967 gli viene conferito il Theodor-Heuss-Preis per la sua opera. Nello stesso anno viene congedato e inizia subito dopo un’attività di insegnamento all’Università di Amburgo, dove è tra i fondatori del prestigioso Istituto per la ricerca della pace e la politica di sicurezza (Instituts für Friedensforschung und Sicherheitspolitik) di cui sarà il primo direttore fino al 1984. Dal 1980 al 1986 è docente per la Politica estera e di sicurezza alla Università della Bundeswehr di Amburgo.

E’ morto ad Amburgo il 5 giugno 1993.

Il suo pensiero e la sua opera sono attualmente curati dal Centro a lui intitolato (Baudissin-Dokumentationszentrum) istituito presso la Fuehrungsakademie der Bundeswehr di Amburgo

In ricordo del generale Alberto Pollio

Cento anni fà, dopo aver assistito ad un’ esercitazione di artiglieria nel torinese, moriva improvvisamente per un grave problema cardiaco il tenente generale Alberto Pollio (Caserta 21 aprile 1852 – Torino 1° luglio 1914), capo di stato maggiore del regio esercito. Fu una perdita gravissima per l´Italia in un momento in cui la guerra incombeva minacciosa ed imminente sull’Europa. Nessuno più di Alberto Pollio rappresentava, all’epoca, un elemento centrale di ogni scelta di politica estera e militare dell´Italia e la sua scomparsa creò un vuoto oggettivo e un rimpianto sincero da parte di tutti.

Allievo della prestigiosa Scuola militare “Nunziatella” di Napoli, Pollio aveva scalato tutti i gradini della carriera militare che lo aveva portato alla nomina a capo di stato maggiore dell’ esercito il 14 giugno 1908. Addetto militare a Vienna dal 1893 al 1897, aveva sposato la baronessa austriaca Eleonora Gorsmaz che gli aveva dato due figlie, Margherita e Renata. Sostenitore convinto della Triplice alleanza con Germania e Austria – Ungheria, storico di fama internazionale (aveva scritto due importanti opere sulle battaglie di Custoza 1866 e Waterloo 1815), era stato uno dei fautori della vittoria nella campagna di Libia del 1911-1912, curando sopratutto gli aspetti logistici dell’ impegnativa guerra contro i turchi. Per i suoi indubbi meriti, nel marzo 1912 il Re Vittorio Emanuele III lo nominò Senatore.

Nel corso della sua lunga e intensa vita militare, seppe costruirsi una fama di uomo intelligente, colto e stimato da tutti, compresi i suoi subordinati. Anche gli alleati tedeschi e austro-ungarici lo tenevano in altissima considerazione: si sentivano rassicurati dalla sua ferma volontà a tener fede agli impegni italiani, sopratutto per quanto riguarda la promessa d’ inviare un’armata italiana sul Reno in caso di conflitto franco – tedesco. Nonostante questa sincera lealtà nei confronti  dell’ alleato, Pollio non trascurò di rafforzare le difese sul fronte orientale, scelta che si rivelò decisiva nel successivo conflitto con l’ Austro- Ungheria. La sua morte e l’arrivo del generale Luigi Cadorna alla testa dell’esercito cambiò tutto, compreso, non e´ azzardato dire, il destino dell´Italia.