Sul cammino del dovere e del servizio

Ci sono dei libri la cui lettura offre al lettore l’impressione di aver cambiato prospettiva sulle cose del mondo. Uno di questi per me è senz’altro “Il Corpo di spedizione italiano in Murmania 1918 – 1919” di Giuseppe Cacciaguerra (giovane ufficiale e storico di cui certamente in futuro sentiremo ancora molto ben parlare), appena edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito (bene che si dia spazio a tali progetti, per di più  nati all’interno della stessa Forza Armata).

E´la storia di come pochi possano veramente fare molto e bene, in un Paese tanto lontano rispetto all’Italia quale la Russia e in condizioni climatiche assai difficili. L’intervento del Corpo di spedizione italiano (costituito nell’agosto 1918 e sciolto nel settembre 1919 con una forza di circa 1300 soldati), inquadrato in un contingente internazionale, interforze e a guida inglese, fu deciso a seguito del trattato di pace russo – tedesco di Brest – Litovsk del 3 marzo 1918, che segnò l’uscita di scena della Russia dalla Grande Guerra. Le forze alleate avevano il compito di contrastare l’avanzata tedesca nella regione, ricca di enormi depositi di materiali bellici e di notevoli risorse naturali. In seguito, al termine del conflitto con la Germania l’11 novembre 1918, il contingente internazionale ebbe una generica funzione di contenimento delle forze bolsceviche che si apprestavano a prendere il controllo dell’intero Paese. Il Corpo di spedizione italiano in Murmania ebbe, in complesso, 22 caduti (2 ufficiali e 20 tra sottufficiali e truppa): 13 riposano nel cimitero di Murmansk, 2 in quello Kola, 4 in mare mentre di 3 caduti in combattimento s’ignora ancora oggi il luogo di sepoltura.

Ma è il sacrificio quotidiano dei soldati italiani che il libro espone con particolare efficacia: le rigide condizioni ambientali, le difficoltà di rifornimento dovute alle distanze, le dure condizioni d’impiego, pongono in risalto lo spirito di sacrificio e la capacità di adattamento del soldato italiano, qualità che c’ispirano ancora oggi pensando ai nostri soldati in missione/operazione in terre tanto lontane come l’Afghanistan, la Somalia ed altri parti del mondo.

E come non pensare, al termine di una lettura tanto avvincente, a tutti coloro, come l’allora ventenne Giacomo Giusto soldato  del 67° Reggimento Fanteria “Palermo” che tale lontana e dura esperienza visse in prima persona, che ci hanno preceduto sul cammino del dovere e del servizio: il loro ricordo mi emoziona e sprona tutti a sempre meglio servire.

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2 thoughts on “Sul cammino del dovere e del servizio

  1. Buongiorno,siccome mio nonno ha preso parte a questa missione vorrei sapere per favore dove posso ricuperare il libro,grazie.
    Cordiali saluti
    Lorenzo

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