Il Condottiere

Nel XV° secolo si afferma la figura del Condottiere che si avvale di una o più Compagnie di Ventura, da lui organizzate e pagate, poste al servizio dei diversi Signori d’Europa. E’ la condotta, ovvero il contratto che lega la Compagnia di ventura al suo Signore, a dare il nome a questo nuovo tipo di capo militare. Il Condottiere é uno specialista della guerra, delle sue tattiche e dei suoi mezzi sempre più  raffinati, che trae il proprio sostentamento dal porsi al servizio altrui. Il condottiere era niente altro che un imprenditore della Guerra dell’epoca.

Gli italiani eccellono tra le file di questa nuova figura: Condottieri italiani e fanterie svizzere formano l’eccellenza militare del tempo. I Visconti, Orsini, Bentivoglio, Borgia, Vitelli sono famiglie italiane rese famose e potenti dai Condottieri che vi hanno appartenuto. Francesco Sforza (1401 – 1466), uno dei più famosi condottieri italiani, (molto stimato da Niccolo Machiavelli) divenne addirittura nel 1450 Duca di Milano e i suoi discendenti (tra cui il famoso Ludovico il Moro) tennero le sorti del Ducato, tra alterne vicende, per quasi cento anni (l’ultimo Duca sforzesco fu Francesco II° che morì nel 1535 senza eredi).

Gli Sforza non furono gli unici ad annoverare dei condottieri nella loro famiglia. Anche la famiglia d’Este ne ebbe dei famosi, fra tutti spicca Ercole I° (1431 – 1505), Duca di Ferrara dal 1571 al 1505, che durante la battaglia della Riccardina (25 luglio 1467) ricevette una ferita che lo rese claudicante per tutta la vita.

Forze Armate dell’Unione Europea – Polonia

Scrivere delle Forze Armate polacche significa anzitutto ricordare e omaggiare il sacrificio del II° Corpo Polacco del leggendario generale Wladyslaw Anders (1892 – 1970, per i suoi meriti di guerra cittadino onorario di Bologna e Ancona) nella campagna d’Italia 1943 – 1945: ben 2.301 soldati polacchi morirono per la libertà del nostro Paese. In particolare, il II° Corpo si distinse nella sanguinosa quarta battaglia di Montecassino del maggio 1944, durante la quale caddero più di di 1.000 soldati polacchi che oggi riposano nel monumentale cimitero militare polacco di Montecassino (dove alla sua morte volle essere sepolto anche il generale Anders).

Oggi la Polonia, fiera del proprio passato, é un Paese sempre più strategico per la NATO e l’Unione Europea in considerazione dei nuovi scenari strategici aperti dalla tragica crisi ucraina.

Le Forze Armate polacche dispongono di 75.000 effettivi (47.000 esercito, 8.000 marina, 17.000 aeronautica e 3.000 forze speciali) a cui si aggiungono 20.000 riservisti e 47.000 dipendenti civili. La Polonia dispone anche di una Gendarmeria (forza di polizia militare indipendente dalle Forze Armate polacche) composta da 4.500 gendarmi. Il presidente della Repubblica polacca (attualmente Bronislaw Komorowski) é costituzionalmente il Capo supremo delle Forze Armate.

La Polonia dispone di 848 carri armati (principalmente del tipo Leopard 2), 120 aerei da combattimento (tra cui 32 MIG 29 e 48 F16) e 8 unità navali maggiori (2 fregate, 1 corvetta e 5 sottomarini). La Polonia ha recentemente ordinato 8 aerei da addestramento avanzato M 346 costruiti dall’italiana Alenia. Il bilancio della difesa é di circa 7 miliardi di euro pari a 1,9% del PIL (il bilancio della difesa é in crescente aumento negli ultimi anni).

Militari polacchi, quasi eslusivamente appartenenti all’esercito, partecipano alle operazioni della NATO in Afghanistan e nei Balcani nonché alla missione EUTM Mali.

 

Buon compleanno, Maestro!

 

Il 21 febbraio 1609 nasceva nel castello di Montecuccolo (oggi nel comune di Pavullo nel Frignano- Modena) Raimondo Montecuccoli, uno dei più grandi condottieri italiani e, sopratutto, primo teorico dell’Istituzione militare moderna.
Questo Blog, come noto, s’ispira alla sua figura e pensiero; pertanto considera questo giorno come un giorno di festa e di memoria per un uomo straordinario, un valoroso soldato, un fine letterato. L’opera più famosa di Montecuccoli fu “Della guerra col turco in Ungheria” meglio nota con il nome di “Aforismi dell’arte bellica”, composta tra il 1665 e il 1670, dopo la gloriosa vittoria di Montecuccoli contro i turchi nella battaglia della Raab il 1° agosto 1664. Da questa famosa opera voglio estrapolare parte di un aforisma (il XLIV°) che coglie appieno e definitivamente il senso dell’Istituzione militare:

NESSUNO STATO PUBBLICO PUÓ GODERSI LA QUIETE, NÉ RIBATTERE LE INGIURIE, NÉ DIFENDERE LE LEGGI, LA RELIGIONE E LA LIBERTÀ SENZA LE ARMI.

Ancora oggi parole di assolutà e stringente attualità.

Operazione Saar 1935

Nel gennaio 1935 si svolse nella regione Saar/Sarre (oggi stato federale tedesco con il nome di Saarland), occupata dalle truppe francesi dopo la Grande Guerra, un plebiscito popolare per decidere il ritorno o meno del territorio  alla Germania.

Per garantire l’ordine pubblico e il regolare svolgimento delle operazioni di voto, fu richiesta dalla Società delle Nazioni (Organizzazione antesignana dell’ONU) l’invio di un contingente internazionale, al comando del generale britannico  John Brind, cui parteciparono Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svezia e Italia.

Il contingente italiano, al comando del generale Sebastiano Visconti Prasca (noto in Germania per aver scritto un libro La Guerra decisiva, tradotto in tedesco con il nome Der Entscheidungkrieg Oldenburg 1935) era formato da granatieri, carabinieri e unità di supporto (tra cui uno Squadrone carri veloci L 33 del Reggimento Cavalleggeri Guide) per un totale di 1295 uomini (73 ufficiali, 115 sottufficiali e 1107 tra soldati e carabinieri).

Il pebliscito si svolse regolarmente il 13 gennaio 1935 e vide la stragrande maggioranza dei votanti (477.119 su 528.000 aventi diritto) a favore del ritorno alla Germania. Il contingente italiano ebbe il controllo di 320 seggi elettorali dove non venne registrata alcuna anomalia e/o incidente durante le operazioni di voto.

L’operazione Saar del 1935 fu un grande successo internazionale per l’Italia che vide cosi confermato in Europa il prestigio delle proprie Forze Armate uscite vittoriose dal primo conflitto mondiale.

Alla fine del febbraio 1935 inizio il ritiro del contingente italiano che il 5 marzo a Roma venne passato in rassegna dal Re Vittorio Emanuele III.

I neoriformatori militari tedeschi

Il Dienstelle Blank, fu l’organizzazione responsabile della creazione della Bundeswehr nel secondo dopoguerra. I suoi principi ispiratori furono dirittamente connessi all’esperienza della Commissione di riorganizzazione militare prussiana (Militär-Reorganisationskommission) del 1807. Il Dienstelle Blank si richiamava quindi espressamente all’opera dei riformatori militari prussiani diretti da Gerhard von Scharnhorst. In ambedue le esperienze, si trattava di pensare e creare una nuova istituzione militare dopo due tragiche sconfitte (Battaglie di Jena/Auerstedt 1806 e seconda guerra mondiale 1945).

Nel maggio 1950, il cancelliere Konrad Adenauer nominò il generale Gerhard Graf von Schwerin suo consigliere per le questioni militari e della sicurezza. Per l’espletamento del suo incarico, il generale von Schwerin diede vita alla Zentrale für Heimatdienst (ZfH). Dopo che speculazioni di stampa avevano denunciato la politica di riarmo perseguita dal cancelliere Adenauer, il generale si dimise e venne sostituito con il politico (appartenete alla CSU – lo stesso partito del cancelliere) Theodor Blank che organizzò il cosidetto Amt Blank (o Dienststelle Blank), che incorporò la Zentrale für Heimatdienst (ZfH). Dall’Amt Blank nacque nel 1955 il Ministero della Difesa federale (Bundesministerium der Verteidigung) di cui Theodor Blank fu il primo responsabile.

Nell’ottobre 1950, con l’approvazione del cancelliere Adenauer, si incontrarono segretamente nell’Abbazia cistercense di Himmerod nel Reno- Palatinato, 15 ex Ufficiali della Wehrmacht che avevano ricevuto l´incarico di elaborare un programma per il riarmo e l’organizzazione delle future forze armate tedesche. Dei partecipanti, ben sette in futuro avrebbero fatto parte dell’alta dirigenza militare della Repubblica federale tedesca e della NATO.

Al termine di cinque giorni di intense discussioni, fu approvato dai partecipanti il cosiddetto Himmeroder Denkschrift (Promemoria di Himmerod) destinato al Cancelliere federale e che conteneva quello che poi sarebbero divenute le linee guida della rinascita delle Forze Armate tedesche. Forte fu lo scontro tra tradizionalisti (capeggiati dall´ex generale Hermann Foertsch) e riformatori (rappresentati dal giovane maggiore – poi generale della Bundeswehr – Wolf Graf von Baudissin).

Grazie alla mediazione del generale Adolf Heusinger (primo Ispettore  generale della Bundeswehr), alla fine prevalsero i riformatori e l’Himmeroder Denkschrift sarà il documento che sancirà la necessità di una nuova filosofia militare per le Forze Armate tedesche, completamente svincolata dal passato. E’ la nascita dell’Innere Führung (letteralmente, Guida interiore) che vedrà in Wolf Graf von Baudissin, Ulrich de Maizière e  Johann Adolf Graf von Kielmansegg i principali ispiratori.

Forze Armate dell’Unione Europea – Lettonia

Le Forze Armate lettoni sono state sottoposte negli ultimi anni ad una drastica riduzione. Le tre Forze Armate sono state fuse in unico Stato Maggiore interforze integrato nel Ministero della Difesa. La Lettonia dispone di  5.000 militari volontari (1.350 esercito, 500 marina, 300 aeronautica e 2.850 sostegno interforze), 1.300 dipendenti civili e di 11.000 riservisti della Guardia Nazionale.

I principali mezzi a disposizione sono 123 veicoli trasporto truppa  5 elicotteri, 1 aereo da trasporto, 12 pattugliatori d’altura e costieri.

il Bilancio della Difesa è in calo costante e si assesta intorno ai 200 milioni di euro pari a circa 1% del PIL.

Membro della NATO dal 2004, la difesa dello spazio aereo della Lettonia, come degli atri due paesi baltici Estonia e Lituania, è garantita da aerei di Paesi appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Militari lettoni partecipano alla missione EUTM Mali, EU Atalanta e hanno partecipato alla missione NATO ISAF in Afghanistan dove hanno anche registrato un caduto nel 2008.

La Lettonia ha attualmente la presidenza dell’European Military Press Association – EMPA.

La diversa scelta possibile

Rudolf Jacobs (Brema 1914 – Sarzana 1944) era un ufficiale della marina militare tedesca che nel settembre 1943 farà una scelta di estremo coraggio: abbandonò la marina e aderì al percorso della resistenza a fianco dei partigiani italiani.

Etica, coscienza, coraggio e libertà esistenziale furono le ragioni che spinsero Rudolf Jacobs ad una decisione sicuramente eccezionale e profondamente sofferta ma indubbiamente libera e dunque vera.

Rudolf Jacobs disertò per entrare nella Brigata Garibaldi Ugo Muccini dove assunse il nome di battaglia “Primo”.

“Primo” trovò la morte il 3 novembre 1944 attaccando una caserma di fascisti a Sarzana (La Spezia). La cittadina ligure, di cui Jacobs è cittadino onorario,  lo ricorda e l’onora ancora oggi con una lapide nel luogo dove fu ucciso.

La lapide riporta la seguente iscrizione: “Illuminato dalla Dea Giustizia – riscattato dalla soggezione al bestiale furore teutonico – non defezione – ma eroica rivolta – portò il capitano della Marina Germanica – Rudolf Jacobs – primo nelle file dei partigiani sarzanesi – ad immolarsi per l’Italia – per la Libertà – Patria Ideale – Il 3 novembre 1944 – La civica Amministrazione – questo marmo vuole – nel luogo del sacrificio”

Dato per disperso dalle autorità tedesche, la moglie e i figli del capitano Jacobs (che lui credeva morti durante un bombardamento aereo) sepperò la verità solo nel 1957 quando l’ex comandante della Brigata Ugo Muccini Paolino Ranieri (a lungo sindaco di Sarzana) li rintracciò ad Amburgo.

Le vicende di Rudolf Jacobs sono narrate nel romanzo storico (e nel conseguente lungometraggio) di Luigi Faccini L’uomo che nacque morendo Ippogrifo 2006.

Per conoscere e non dimenticare mai.

L’ordinamento Ricotti

Le brillanti vittorie del feldmaresciallo Helmuth von Moltke il vecchio  nelle campagne di guerra del 1866 (contro l’Austria -Ungheria, per l’egemonia della Prussia nella Confederazione tedesca) e del 1870 – ’71 (contro la Francia, per consentire la nascita dello Stato unitario tedesco) fecero risaltare agli occhi del mondo l’organizzazione e la forza dell’esercito tedesco, così come era stato pensato e, in parte, realizzato dai riformatori militari prussiani.U

Anche l’Italia guardava con interesse all’esercito tedesco e nel 1873 il Ministro della Guerra generale Cesare Ricotti Magnani (1822 -1917) fece approvare dal Parlamento il cosiddetto Ordinamento Ricotti che, con successive adeguamenti e modificazioni, resterà in vigore a lungo.

Questo ordinamento dell’esercito italiano prevedeva, ispirandosi al modello tedesco, la modifica del sistema di reclutamento dei soldati (che fu reso effettivamente obbligatorio per tutti) e la riduzione della ferma militare da 5 a 3 anni, permettendo cosi un numero maggiore di riservisti addestrati da mobilitare in caso di guerra. Furono poi costituiti 10 Corpi d’Armata e 16 Divisioni territoriali che avevano principalmente compiti di difesa interna e mobilitazione. Venne ammodernato l’equipaggiamento e l’armamento, con l’introduzione del fucile a retrocarica rigato mod. 1870.

Una volta completato, l’ordinamento Ricotti prevedeva una consistenza organica dell´esercito di circa 220.000 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa.

Il generale Ricotti rese anche effettivi gli studi del capitano dei bersaglieri Giuseppe Perrucchetti (1839 – 1916) circa la difesa dell’arco alpino, permettendo la creazione nell’ottobre 1872 delle prime 15 compagnie di Alpini. A riguardo un’ultima osservazione; Perrucchetti pubblicò nel marzo 1872 il suo studio “Considerazioni su la difesa di alcuni valichi alpini e proposta di un ordinamento militare territoriale della zona alpina” sulla Rivista Militare, periodico dell’esercito italiano (fondato nel 1856, prima ancora dell’unità d’Italia!) e ancora oggi in vita: straordinario esempio dell’importanza della pubblicistica  per pensare e costruire il futuro dell’istituzione militare.

Forze Armate dell’Unione Europea – Lituania

Le Forze Armate lituane si compongono di circa 5.000 effettivi militari (3.500 esercito, 500 marina e 1.000 aeronautica) a cui si aggiungono le Forze Speciali (branca autonoma dalle altre Forze Armate, con numero imprecisato di effettivi)  2.000 dipendenti civili e 4.200 riservisti.

La Lituania dispone di 246 veicoli trasporto truppa, 4 cacciamine, 4 aerei da combattimento (tipo Aereo L – 39 Albatros) e  9 aerei da trasporto (tra cui 3 moderni C27J Spartan dell’italiana Alenia).

Il bilancio della Difesa è di 250 milioni di euro pari a circa 1% del P.I.L.

Membro della NATO dal 2004, la Lituania ospita sul proprio territorio gli aerei dell’Alleanza Atlantica deputati alla difesa dello spazio aereo dei paesi baltici (Missione NATO Baltic Air Policing, a cui contribuisce anche l’Italia con i suoi caccia Eurofighters).

Militari lituani partecipano all’Operazioni  europee Atalanta e EUTM Mali ed hanno partecipato, con un numeroso contingente, all’Operazione NATO ISAF in Afghanistan dove, nel 2008, hanno registrato un caduto. 100 soldati lituani fanno attualmente parte dell’Operazione NATO Resolute Support in Afghanistan.

Di particolare pregio, specie per conoscere la ricca storia militare del Granducato di Lituania nel XIII° – XVIII° secolo, è il Museo storico militare lituano (Vytauto Didžiojo karo muziejus) che ha sede a Kaunas, antica capitale della Lituania.

Il buon tedesco

Il grande scrittore e ufficiale degli Alpini Nuto Revelli (1919 -2004) scrisse un bellissimo libro intitolato Il disperso di Marburg incentrato sulla necessità, molto sentita nel secondo dopoguerra, di indagare, conoscere e comprendere meglio le vicissitudini dei giovani tedeschi venuti a combattere e a morire in Italia nel triste periodo 1943- 1945.

Questo libro mi è tornato in mente mentre pensavo a Richard von Weizsäcker, Presidente emerito della Repubblica Federale Tedesca e una delle figure di maggior grandezza della storia recente tedesca, scomparso ieri 31 gennaio 2015 all’età di 94 anni.

Von Weizsäcker, giovane ufficiale della Wehrmacht, non aveva combattuto in Italia bensì sul fronte orientale (fu anche in contatto con i resistenti militari al nazismo); però ogni volta che avevo occasione di ascoltarlo o di leggere su di lui, inevitabilmente mi veniva in mente il protagonista del romanzo di Revelli, il giovane ufficiale dai modi gentili, il “buon tedesco”, scomparso improvvisamente un giorno d’estate del 1944 mentre faceva una solitaria cavalcata. Revelli scoprirà il suo nome (Rudolf Knaut nato nel 1920 – come von Weizsäcker) e la sua storia di speranza, drammaticamente recisa, che racconterà nel magistrale e appassionato libro.

Richard von Weizsäcker faceva parte della generazione della guerra e della ricostruzione, del sacrificio e della speranza; e incarnava la volontà di riscatto del popolo tedesco che, dalle macerie della guerra e di un regime criminale, seppe costruire una nuova Germania libera e democratica.

Richard von Weizsäcker, divenuto Presidente federale nel 1984, tenne l’8 maggio 1985 un famoso discorso al Parlamento tedesco in cui ricordò che questa data non significava per la Germania la sua sconfitta bensì la propria liberazione da un regime criminale e barbarico quale quello nazista. Fu la testimonianza ulteriore di un ripudio convinto e totale di una follia della storia da parte di qualcuno che questa follia aveva vissuto in prima persona.

Von Weizsäcker fu inoltre sempre attento ai temi della strategia e sicurezza internazionale, motivato da uno spirito di pace e collaborazione tra i popoli, proprio perchè aveva conosciuto gli orrori della guerra. Da ultimo, fu Presidente della Commissione di riforma della Bundeswehr (Kommission „Gemeinsame Sicherheit und Zukunft der Bundeswehr”) che lavorò nel periodo 1999 -2000 e da cui, in parte, discende il Libro Bianco della difesa tedesca del 2006 tutt’oggi in vigore.

La Repubblica italiana lo ha onorato con il conferimento del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’ Ordine al merito della Repubblica.