La Riforma Ferrero

Gli anni che vanno dal 1870 al 1900 furono molto importanti per la politica militare italiana. La spettacolare vittoria tedesca contro i francesi nel 1871 e l’adesione dell’Italia alla Triplice Allenza (Germania, Austria – Ungheria e Italia) nel 1882, ebbero come conseguenza una profonda rivisitazione dello strumento militare italiano che si concretizzò con due importanti riforme: la Riforma Ricotti del 1876 (di cui abbiamo già scritto su questo Blog) e la Riforma Ferrero del 1882.

La Riforma Ferrero prende il nome dal Ministro della Guerra che la propose, generale Emilio Ferrero (1819 – 1887), e venne approvata dal Parlamento italiano con la legge 29 giugno 1882 n. 831. Gli elementi caratterizzanti la riforma furono anzitutto la creazione della carica di Capo di stato maggiore dell’esercito per trasformazione della carica di Comandante del Corpo di stato maggiore. Il primo Capo di stato maggiore fu il generale Enrico Cosenz (1820 – 1898) che resse l’incarico per un lungo periodo, fino al 1893. I compiti del Capo di stato maggiore dell’esercito erano contenuti nel R.D. del 29.7.1882 n. 968 e si sostanziavano nella pianificazione delle operazioni dell’esercito il cui impiego restava nelle mani del Sovrano mentre l’approntamento era responsabilità del Ministro della Guerra (generalmente un militare).

L’ordinamento dell’esercito venne ingrandito, portando il numero dei  Corpi d’Armata da dieci a dodici, anche se gli organici rimasero sostanzialmente invariati, circa 200.000 uomini, in modo da non far salire le spese militari. Il generale Ferrero aveva in animo di aumentare la struttura generale dell’esercito, in linea con le altre potenze europee, con l’intenzione di creare un “contenitore” da riempire in caso di mobilitazione. Si trattava di una politica di potenza in divenire piuttosto che in atto. Per questo le critiche alla riforma non erano del tutto infondate perché si vennero a creare delle Unità ad organici incompleti e quindi non del tutto operative. Inoltre, per ragioni di bilancio, fu rimandato l’aggiornamento del parco artiglieria, considerato giustamente essenziale per l’efficacia dell’intero strumento militare. Ma l’Italia era allora in pieno processo di unificazione, il che comportava l’investimento di enormi somme che, come spesso accade ancora adesso, andavano a detrimento delle spese militari.

La Riforma Ferrero ha senz’altro il merito di aver migliorato il Comando e Controllo dello strumento militare non solo attraverso la definizione di competenze e responsabilità della politica militare nazionale ma anche per mezzo della creazione dello Stato Maggiore che ancora oggi rappresenta il “cuore e il cervello” dell’esercito italiano.

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