La fine di un esercito

Nella storia delle Istituzioni militari ci si occupa non solo della nascita e della vita delle organizzazioni militari ma anche della loro fine.

Uno dei casi di maggiore interesse a riguardo é quello dello scioglimento della Nationale Volksarmee – NVA (Armata popolare nazionale) della Repubblica Democratica tedesca (RDT).

La NVA era stata fondata, sotto la stretta supervisione delle autorità sovietiche, il 18 gennaio 1956, attraverso la trasformazione della KVP Kasernierte Volkspolizei (Polizia popolare accasermata).

Nella fase iniziale, erano entrati a far parte della NVA molti ex membri della Wehrmacht, capeggiati dal Tenente Generale Vincenz Müller (1894 – 1961), ex Ufficiale della Reichswehr e della Wehrmacht. Nel tempo, la NVA divenne una delle Forze Armate meglio equipaggiate e addestrate del patto di Varsavia, con un forte spirito di corpo, specie tra gli ufficiali e sottufficiali (la NVA si basava sulla coscrizione obbligatoria). Anche per questo, la neutralizzazione e integrazione della NVA da parte della Bundeswehr rappresenta la maggiore sfida vinta dalle Forze Armate federali tedesche nella loro storia recente.

Lo stretto legame tra NVA e il partito di governo SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands) paradossalmente favorì la fine della NVA; venuto meno il partito unico, non poteva sopravvivere l’Istituzione che ne era la più forte espressione. Ma non tutto sembrava cosi scontato all’epoca; vi erano enormi problemi da affrontare e risolvere: il personale anzitutto, ma anche l’ingente arsenale di cui disponeva la NVA da censire, assicurare (perché non venisse depredato e rivenduto sul mercato nero degli armamenti) e smantellare.

Vi erano alcune premesse favorevoli alla smobilitazione della NVA. Anzitutto, la NVA era rimasta neutrale di fronte alla caduta del regime comunista, sia per intima convinzione dei suoi appartenenti sia per la provvidenziale inerzia dei dirigenti politici della RDT.

I componenti della NVA si presentarono con le “mani pulite” di fronte al cambiamento. Emerse, da parte della dirigenza della Germania occidentale, la forte e intelligente volontà politica di non penalizzare o colpevolizzare il personale ex NVA, e si scommise su una transizione soft basata principalmente su prepensionamenti e passaggi nella Bundeswehr del personale più giovane (meno compromesso con il passato).

Il giorno della riunificazione (3 ottobre 1990) la NVA contava circa 90.000 soldati, alla fine del 1993 circa 10.800 soldati della disciolta NVA (3.000 ufficiali, 7.600 sottoufficiali e 200 militari e graduati di truppa) transitarono nella Bundeswehr.

A Strausberg, vicino a Berlino, nella vecchia sede del Ministero della Difesa della RDT, fu costituito, il giorno stesso della riunificazione, in modo che fosse garantita la continuità di comando sulle truppe, il Comando Orientale della Bundeswehr (Bundeswehrkommando Ost). Ne fu nominato comandante il generale Jörg Schönbohm (che sarebbe diventato più tardi Generale Ispettore dell’esercito e infine politico della CDU) ed ebbe il gravoso compito di avviare la concreta dissoluzione della NVA.

Una curiosità uniformologica: gli appartenenti al neo costituito Comando Orientale furono autorizzati ad indossare l’uniforme da combattimento verde oliva della Bundeswehr, nell’attesa che venissero fornite e distribuite le uniformi di servizio ordinarie. In questo modo si risolse brillantemente un problema assai pratico ma di grande valore simbolico sopratutto per gli appartenenti della NVA transitati (in una notte) nella Bundeswehr.

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