L’ordinamento Diaz

Dopo gli ordinamenti Albricci e Bonomi, finalizzati sostanzialmente alla smobilitazione dell’esercito italiano dopo la Grande Guerra, nel gennaio 1923 venne approvato dal Parlamento l’ordinamento Diaz, dal nome del Ministro della Guerra pro tempore Maresciallo d’Italia e Duca della Vittoria Armando Diaz (1861 -1928). L’ordinamento Diaz assume un certo rilievo storico perché fu il primo provvedimento riorganizzativo dell’esercito in epoca fascista.

Nell’ordinamento Diaz si prevedeva la ricostituzione del disciolto Stato Maggiore dell’esercito con il nome di Stato Maggiore Centrale. Veniva inoltre prevista l’istituzione della carica di Ispettore generale (di nomina regia e dipendente dal Ministro della Guerra) cui spettava il comando dell’esercito in tempo di pace. A lui era sottoposto il Capo di Stato Maggiore Centrale cui erano affidati compiti generali di approntamento e pianificazione dell’esercito. Aumentarono le divisioni di fanteria (da 27 a 30) che in caso di guerra avrebbero raggiunto il ragguardevole numero di 52.

Pur riconoscendo l’importanza crescente della manovra e della conseguente meccanizzazione delle forze, non si ritenne di potenziare il settore cui vennero destinati fondi inferiori a quelli destinati all’acquisto e al mantenimento dei quadrupedi (!!). La forza complessiva dell’esercito venne portata a 250.000 uomini (con un rilevante aumento di ufficiali in servizio permanente effettivo il cui numero arrivò a circa 17.000) e la ferma fissata a 18 mesi. L’ordinamento Diaz prefigurava la creazione dell’Aeronautica militare come Arma combattente autonoma, cosa che infatti avvenne il 28 marzo dello stesso anno.

L’ordinamento Diaz, puntando maggiormente sul numero piuttosto che sulla qualità, gettó le basi di quell’esercito di “Otto milioni di baionette” la cui insensatezza di fronte alle sfide della guerra moderna i soldati italiani (e l’Italia nel suo complesso) pagheranno drammaticamente.

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