Quel “maggio radioso”

Oggi 100 anni fà l’Italia entrò nella Grande Guerra al fianco delle potenze dell’Intesa (Francia e Gran Bretagna) contro l’Impero austroungarico (solo nell’agosto del 1916 l’Italia dichiarerà la guerra all’Impero tedesco). Gli obbiettivi, come noto, erano Trento, Trieste e la Dalmazia: sarà alla fine una sanguinosa guerra (circa 650.000 caduti) ed una supposta “vittoria mutilata” (per la mancata annessione dalmata) che favorirà l’avvento della tragica dittatura fascista (con la disatrosa appendice della Seconda Guerra Mondiale). Come ricordare degnamente questa ricorrenza? Da sempre ritengo che la migliore espressione dell’Italia in questa drammatica vicenda della Grande Guerra sia una canzone nota ai più (ma sempre meno ahimé alle giovani generazioni): La leggenda del Piave scritta nell’estate del 1918 dal poeta E.A. Mario (1884 – 1961). É una canzone patriottica che ripercorre tutte le tappe dell’Italia in guerra, dalla sua entrata il 24 di quel “maggio radioso” del 1915 fino alla vittoria finale del 1918, passando per la disfatta di Caporetto e l’arresto delle truppe austro – tedesche sul fiume Piave nel novembre del 1917. A riguardo, pochi ricordano che la Leggenda del Piave é stato l’inno ufficiale della Repubblica Italiana dalla sua costituzione fino al 12 ottobre 1946, quando venne sostituito dall’attuale Inno di Mameli. In questo giorno di memoria, credo sia opportuno riportare i versi della prima strofa che richiama l’entrata in guerra dell’Italia con l’attraversamento del Piave da parte dell’esercito italiano.

Il Piave mormorava, calmo e placido, al passaggio dei primi fanti, il ventiquattro maggio;

l’esercito marciava per raggiunger la frontiera per far contro il nemico una barriera…

Muti passaron quella notte i fanti:

tacere bisognava, e andare avanti!

S’udiva intanto dalle amate sponde,

sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.

Era un presagio dolce e lusinghiero,

il Piave mormorò:

«Non passa lo straniero!»

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