Lo sviluppo delle capacità militari dell’Unione Europea 1999 – 2015

Sono passati più di 15 anni da quando l’Unione Europea, con gli Helsinki Headline Goal, ha cercato di sviluppare una propria capacità militare. Il tempo trascorso è sufficiente per fare un primo punto di situazione e un provvisorio bilancio.

Sull’onda del sostanziale fallimento europeo durante le guerre balcaniche, dove solo la NATO (e quindi gli USA) aveva potuto porre fine ad una tragica guerra alle porte dell’Unione Europea, i Paesi membri della UE decisero nel 1999, durante il vertice di Helsinki, di creare una forza di 60.000 uomini in grado di essere impiegati rapidamente per 60 giorni nell’ambito delle cosiddette “Missioni di Petersberg” (Peace Building, Peace Keeping). A tale ambizioso progetto venne dato il nome di Helsinki Headline Goal.

A queste forze terrestre dovevano aggiungersi una forte componente aerea (400 velivoli di vario genere) e navale (100 navi di vario tipo e classe).

Le forze sarebbero state generate dagli stati membri e, durante le operazioni, sarebbero state sotto comando di diversi  EU Headquarters -EUHQ  appositamente creati (uno  è stato messo a disposizione dall’Italia nell’ambito del COI di Roma) e dipendenti dal neocostituito EU Military Staff– EUMS di Bruxelles (che a sua volta risponde all’EU Military Comittee – EUMC, organo di consulenza militare del Comitato Politica di sicurezza – COPS presieduto dall’Alto Rappresentante per la politica estera – HR ).

La responsabilità politica dell’operazione era affidata all’Alto Rappresentante per la politica estera- HR  nominato dal Consiglio della UE (il primo Alto Rappresentante è stato lo spagnolo Javier Solana, ex Segretario generale della NATO, anche a significare un certo collegamento con l’ Alleanza Atlantica).

Nel corso del tempo, la UE, pur non realizzando appieno quanto previsto nel Helsinki Headline Goal, con la missione Artemis nella R.D.Congo nel 2003 ha dimostrato di essere in grado di poter effettuare operazioni al di fuori della NATO. A questa operazione seguirà la missione Concordia in FYROM sempre nel 2003. In tale occasione fu impiegato il Comando di EUROFOR, la forza operativa europea composta da Italia, Francia, Spagna e Portogallo, costituita nel 1995 e sciolta nel 2012 (aveva sede a Firenze). 

Mentre i Paesi della UE si organizzavano per la costituzione della forza prevista dall’ Helsinki Headline Goal, anche sulla base delle nuove guerre in Afghanistan e in Iraq, nel 2004 fu deciso la costituzione degli EU Battle Groups – EUBG, pedina fondamentale dell’intervento militare europeo all’estero. Questo avvenne nel quadro del Headline Goal 2010 che mirava a rafforzare la capacità militare della UE nell’ambito della Common Security and Defence Policy – CSDP, definita in questo modo dal Trattato di Lisbona del 2007.

Venivano quindi costituiti /rafforzate unità miste europee ( per l’Italia, la MLF italo –slovena –ungherese e la SIAF italo  – spagnola) destinata ad essere proiettate come EUBG nelle missioni di Petersberg. Venivano costituite anche altre Unità/comandi  come EATC European Air Transport Command.

Collaterale allo sviluppo di capacità militari si è resa necessaria la costituzione nel luglio del 2004 dell’European Defence Agency– EDA il cui compito è quello di tutelare le capacità industriali europee, promuovendo la collaborazione e la ricerca nello specifico e delicato settore della Difesa.

Negli anni, una serie di missioni militari europee venivano lanciate, soprattutto nel continente africano, e alcune di queste sono ancora attive come EU Atalanta e EUTM Somalia nel corno d’Africa, EUTM Mali e EUFOR Repubblica Centrafricana.

Quindi, pur non con la celerità auspicata da più parti, lo sviluppo di capacità militari della UE procede senza sosta. I  problemi sono molteplici ma risolvibili.

Il primo fondamentale problema è la mancanza di trasferimento dai Paesi membri alla UE di prerogative sovrane nel settore della Difesa e Sicurezza. La CSDP assume più il valore come quadro di riferimento che non come elemento vincolante per i Paesi membri. La possibilità di costituire un esercito europeo è oggi del tutto esclusa dalla mancanza di uno Stato europeo, ma la costituzione di unità militari europee pronte all’impiego (sul modello Eurocorps e Brigata franco –tedesca) dovrebbe essere perseguito con costanza e determinazione.

La UE manca di una chiara strategia militare, indispensabile premessa dello sviluppo delle sue capacità militari. Si renderebbe necessario l’elaborazione di un Libro Bianco della difesa europea che fosse una pietra miliare e una bussola per le proprie capacità militari

Pur esistendo un Collegio europeo di difesa e sicurezza (European Security and Defence College – ESDC), nella UE si fa poca formazione comune. L’unica valida esperienza in tal senso è l’esercitazione annuale CJEX portata avanti dagli Istituti di formazione di Stato Maggiore di Francia, Germania, UK, Spagna e Italia.

Infine e indubbiamente, la presenza nella NATO della maggior parte dei Paesi UE, frena ogni deciso sviluppo di capacità militari UE, preferendo molti Paesi UE l’affidamento a quelle poderose e rodate della NATO. Peraltro, gli accordi Berlin Plus del 2002 con cui la UE ha accesso alle capacità di pianificazione, logistiche, comando e controllo e informative della NATO ha ovviamente ritardato lo sviluppo di proprie capacità UE in questi settori. Ma una cosa certo non esclude l’altra, anzi proprio l’esperienza di successo della NATO può favorire il rafforzamento delle capacità militari della UE.

In sostanza, il cammino delle capacità militari europee è segnato e chiaro ma i tempi della sua percorrenza dipendono unicamente dalla  volontà politica (variabile) dei suoi Paesi membri.

Questo Blog comunque ci crede fermamente.

Ringrazio il mio amico FRANÇOIS BLANC per l’ispirazione di questo articolo

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