Il giacobino prussiano

August Wilhelm Antonius Neithardt von Gneisenau (cosi chiamato dal castello dei suoi antenati austriaci) nacque il 27 ottobre 1760 a Schildau in Sassonia. Si può dire che nacque tra i rombi dei cannoni poichè il padre, tenente di artiglieria della Reichsarmee Wilhelm Neithardt al cui seguito si trovava la famiglia, si accingeva a combattere la battaglia di Torgau contro i prussiani di Federico II°, l’ultima grande battaglia della Guerra dei sette anni (1756 – 1763).

Entrato nell’esercito prussiano, dopo una carriera intensa e combattiva, Gneisenau, nel grado di tenente colonnello, venne chiamato dal generale Gerhard von Scharnhorst a far parte della commissione di riforma militare prussiana (Militärreorganisationskommission).

Questa commissione di riforma militare, istituita nell’ambito della più generale opera di riforma socio- politica della Prussia dopo le sconfitta prussiana del 1806 contro i francesi, tenne conto della rivoluzione militare napoleonica e concluse i suoi lavori con le seguenti importanti conclusioni, oggi ancora generalmente valide

  • Il servizio militare dei cittadini è una prestazione d’onore nei confronti dello Stato e della Nazione;
  • Il soldato, per la sua opera nei confronti della colletività, ha specifiche dignità e posizione sociale.

Sono principi che all’inizio del XIX° secolo apparirono in Prussia (e non solo) del tutto rivoluzionari e per questo ebbero non poche difficoltà ad essere accettati dalla sospettosa aristocrazia dei Junker prussiani che non esitò a definire i riformatori militari nel loro complesso “Giacobini prussiani” (preußische Jakobiner). Alle resistenze interne poi occorreva aggiungere la diffidenza degli occupanti francesi che avevano (giustamente) compreso la pericolosità delle riforme militari in relazione alla sottomissione francese della Prussia.

Gneisenau, dopo l’esperienza nella Commissione di riforma militare, divenne Capo di stato maggiore dell’Armata di Slesia, comandata dal  suo grande estimatore e protettore il generale Gebhard Leberecht von Blücher. In tale importante funzione prese parte a  tutte le battaglie della Guerra di liberazione della Germania dal dominio napoleonico.

Durante i 100 giorni di Napoleone, fu Gneisenau che decise, dopo la battaglia di Ligny del 16 giugno 1815 (dove i prussiani furono sconfitti dai francesi), di puntare le forze prussiane verso nord in modo di ricongiungersi con le truppe britanniche del Duca di Wellington e sconfiggere definitivamente Napoleone a Waterloo il 18 giugno 1815. In seguito, a causa delle sue Idee considerate rivoluzionarie, Gneisenau venne sostanzialmente messo da parte. Il Re Federico Guglielmo III° lo nominó Governatore della città di Berlino (carica per lo più rappresentativa) nel 1818, ma da questa carica prettamente rappresentativa si dimise dopo appena due anni.

Promosso Feldmaresciallo il 18 giugno 1825 nel decennale della vittoria di Waterloo, venne nominato Comandante del Corpo prussiano inviato ai confine della Polonia, dove era in corso una rivolta contro l’occupante russo. Gneisenau morì di colera il 23 agosto 1831 a Posen in Polonia (nelle stesse circostanze troverà la morte il grande studioso di strategia, e suo amico, Carl von Clausewitz). Oggi le spoglie di August Neihardt von Gneisenau riposano nel Mausoleo a lui dedicato a Sommerschenburg in Sassonia – Anhalt.

La figura di Gneisenau è ancora ben presente nella Bundeswehr, le Forze Armate federali tedesche, che considera tutti i riformatori militari prussiani come parte della propria tradizione. Anche nella ormai scomparsa Repubblica Democratica tedesca (DDR) Gneisenau, insieme a Scharnhorst, era onorato in virtù della  concezione della “Guerra di popolo”; il Reggimento di Guardia alla frontiera (Grenzregiment) n. 25 della Nationale Volksarmee (NVA) portava il nome di Neidhardt von Gneisenau.

Gneisenau, contrariamente a Scharnhorst e Clausewitz, non ha trasmesso ai posteri scritti strategici originali e universali ma, indubbiamente, il coraggio dimostrato sul campo di battaglia e, ancor più, in quello delle idee riformatrici e innovatrici lo rendono, ancora oggi, degno di ogni attenzione e onore.

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