L’esercito permanente nel pensiero strategico di Raimondo Montecuccoli

Il pensiero strategico di Montecuccoli si sostanzia, tra l’altro, nel pensare e promuovere, nel XVII° secolo, la creazione di un esercito permanente al servizio dell’Imperatore asburgico. “Gli eserciti perpetui recano grandi vantaggi” così infatti scriveva il grande condottiere modenese nei suoi Aforismi dell’arte bellica. Montecuccoli era influenzato nel suo pensiero dalla propria esperienza contro i celeberrimi e agguerriti Giannizzeri, un corpo militare permanente al servizio del Sultano, principali fautori nei secoli dell’espansione e difesa dell’Impero ottomano.

Montecuccoli aveva combattuto nell’esercito imperiale, multinazionale e non permanente. Era un esercito per molti aspetti simili alle coalizioni militari internazionali che oggi operano in varie parti del mondo sotto le bandiere dell’ONU o della NATO o della UE: l’esercito imperiale era non amalgamato, costituito da unità che facevano capo a questo o quel condottiero, che operava con un sistema di comando frammentato e con una logistica limitata. Tutti questi difetti ne inficiavano la capacità operativa e ne aumentavano i costi. Montecuccoli lo aveva ben compreso e per questo si era sempre battuto, in modo particolare quando era Presidente del Consiglio Aulico di Guerra (una sorta di Ministero della Difesa del tempo) presso la corte di Vienna, per ovviare a questi problemi attraverso la costituzione di un esercito permanente che peraltro affermasse anche oggettivamente l’autorità dello Stato. L’Europa del XVII° secolo, anche se ben diversa da quella attuale, presenta talune analogie interessanti. Anzitutto vi era uno stato multinazionale quale il Sacro Romano Impero della Nazione germanica (comunemente detto Impero asburgico), che raccoglieva sotto di sé una decina di nazionalità (tra cui gli italiani). Quindi l’Europa di oggi non si confronta per la prima volta con la multinazionalità. Naturalmente e fortunatamente non è più l’assolutismo bensì la democrazia che tiene uniti i popoli europei, però è interessante notare come gli studi strategici portati avanti da Montecuccoli originassero da un’esperienza militare multinazionale e mirassero a una struttura militare che prescindesse dalle nazionalità ma fosse espressione e al servizio dell’Imperatore, che rappresentava un’indiscutibile autorità politica sovraordinata. Ciò dimostra come l’elemento politico sia determinante per la realizzazione di un’efficace struttura militare integrata e internazionale. Di conseguenza si potrà parlare di esercito europeo solo quando l’Europa si sarà dotata di una struttura politica permanente e funzionante e non solo formale e rappresentativa di interessi nazionali.

Dunque, nell’immaginare il futuro esercito europeo (che potremo qui definire EDF – European Defence Force), può senz’altro venirci in aiuto  il pensiero di Montecuccoli nella sua straordinaria attualità. Egli pensava a un esercito imperiale permanente affiancato da una Milizia territoriale, pensata a similitudine delle «milizie paesane» ideate da Emanuele Filiberto di Savoia (concetto che sarà poi ripreso nello sviluppo della Landwehr prussiana organizzata agli inizi del XIX° secolo dal generale Gerhard von Scharnhorst, non a caso grande ammiratore di Montecuccoli). È in sostanza il modello attuale adottato dagli Stati Uniti che affianca alle Forze Armate regolari la Guardia Nazionale di ogni singolo Stato. Perché un tale modello non dovrebbe applicarsi all’Europa? Affiancare a un esercito europeo permanente (per ristrutturazione degli Eserciti esistenti) delle Guardie Nazionali (traendole dalle forze di riserva) è senz’altro un modello possibile, anzi auspicabile. Certo non da realizzare nell’immediato, ma è una sfida che sta a noi proseguire con determinazione, anche attraverso lo sviluppo di un pensiero strategico unico e condiviso, attraverso la valorizzazione di uomini che, come Raimondo Montecuccoli, hanno operato affinché si formasse una comune coscienza europea ancorché nello specifico campo storico militare.

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