La tragedia necessaria

Il grande storico Mario Isnenghi, in un libro uscito qualche anno addietro e da poco riedito (La tragedia necessaria -Da Caporetto all’otto settembre – Il Mulino, Bologna 2013), ha definito una “tragedia necessaria” quanto accaduto in Italia dopo l’otto settembre 1943 all’annuncio dell’armistizio con gli alleati anglo- americani. Una “tragedia necessaria” (come anche la sconfitta di Caporetto nell’autunno del 1917) affinché gli italiani prendessero coscienza di sé, della realtà e (re)agissero in modo forte e unito.

La reazione all’armistizio dell’otto settembre e all’invasione/occupazione dell’Italia da parte delle forze naziste supportate da quelle fasciste, fu generale e determinata, e non minoritaria come talvolta qualcuno dice. Non ci fu solo la resistenza armata dei partigiani (che pure non pochi problemi crearono all’invasore) inquadrati nel Corpo Volontari della Libertà ma anche quella dei giovani renitenti alla leva fascista nel Nord, dei 650.000 Internati militari italiani (IMI) in Germania (di questi 50.000 non fecero ritorno), delle Forze Armate regolari italiane fedeli al Re Vittorio Emanuele III° comandate dal Maresciallo d’Italia Giovanni Messe, dei semplici cittadini (mi viene in mente il padre dello scrittore Alberto Asor Rosa, Alessandro,  che a Roma nascondeva nelle proprie scarpe i volantini antifascisti…).

Insomma, alla sconfitta politica e militare dell’otto settembre 1943, fece seguito un risveglio delle coscienze collettiva e individuale che contribui alla vittoria non solo contro i nazifascisti ma sopratutto a favore di quella dignità nazionale su cui sarebbe risorta l’Italia.

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