Una cultura da bancarella

Tra le figure militari della nostra storia militare, sento particolarmente vicina a me quella del Generale di brigata aerea Amedeo Mecozzi (1892 – 1971), teorico negli anni ’20 del secolo scorso della cosidetta Aviazione d’assalto.

Nato a Roma in una famiglia di umili condizioni e avviato precocemente al lavoro, seppe costruire la sua vita con una ammirevole determinazione e forza d’animo.

Vorace lettore sin dagli anni giovanili (con mirabile autoironia, già famoso a livello internazionale per i suoi scritti di strategia, diceva di possedere solo una “cultura da bancarella” derivante dalla sua passione di acquistare libri usati dai banchi sul tevere o nei mercati rionali), approfondì gli studi sull’impiego dell’arma aerea, diventando accanto a Giulio Douhet uno dei primi e più innovativi teorici di strategia aerea.

Arruolatosi nell’esercito come soldato semplice nel 1906, partecipò alla Grande Guerra come ufficiale di complemento pilota, realizzando 6 abbattimenti di aerei nemici. Transitato in servizio permanente effettivo nel dopoguerra, iniziò un’intensa attività di pubblicista nel campo aereonautico e, fondata nel 1923 l’Arma azzurra, vi transitò subito con il grado di capitano.

Capo Ufficio Stampa del fondatore dell’aeronautica militare Maresciallo dell’Aria Italo Balbo (1896 – 1940), avvió un’intensa attività pubblicistica in cui propugnava l’idea dell’uso determinante dell’arma aerea sul campi di battaglia, mettendone in evidenza l’alto valore tattico nel sostegno delle truppe terrestri e navali impegnate nei combattimenti. Polemizzó con Douhet che invece enfatizzava il ruolo strategico dell’aviazione nella risoluzione dei conflitti, specie nei bombardamenti dei punti vitali del nemico, compresi i centri abitati.

Sostanzialmente, i suoi studi trovarono effettiva applicazione nella seconda guerra mondiale nell’accentuato ruolo di sostegno alle operazioni corazzate e di fanteria da parte della componente aerea. Un’esemplare applicazione degli studi di Amedeo Mecozzi é quello dell’impiego del famoso aereo da bombardamento in picchiata Junkers JU 87 (Stuka) da parte dei tedeschi nei diversi fronti di guerra. Oggi le teorie del Mecozzi si sostanziano nella funzione CAS (Close Air Support) svolte dalle aviazioni miltari di tutto il mondo.

Direttore della prestigiosa Rivista Aeronautica, al termine della seconda guerra mondiale si ritiró a vita privata, continuando a dedicarsi agli amati studi e a pubblicare (possedeva una propria piccola casa editrice) diversi libri di strategia aerea. Morì a Roma, la sua città, il 2 novembre 1971.

Nel 2006 l’Ufficio storico dell’Aeronautica militare ha pubblicato due pregiati volumi dal titolo Scritti scelti sul potere aereo e l’aviazione d’assalto (1920 – 1970), curati dal compianto colonnello Ferruccio Botti.

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