L’estremo sacrificio

Il 21 novembre di ogni anno, i carabinieri festeggiano la Santa Maria “Virgo Fidelis”, loro Patrona, e ricordano la battaglia di Culqualber in Etiopia.

Il fatto d’arme di Culqualber, battaglia difensiva contro truppe britanniche e irregolari etiopi, si svolse tra l’agosto e il novembre 1941 e vide tra i suoi protagonisti principali i carabinieri e zaptié (truppe coloniali italiane) del 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato, comandato dal maggiore Alfredo Serranti. L’obiettivo dei carabinieri era quello di difendere un caposaldo strategico per la difesa e le comunicazioni dell’intero schieramento italiano nella regione di Gondar.

Dopo la resa del Duca d’Aosta, asserragliato sull’Amba Alagi, nel maggio 1941, la campagna d’Africa Orientale era sostanzialmente conclusa ma nella regione di Gondar resistevano (per l’onore italiano ma anche per tenere impegnate nello scacchiere africano-orientale le truppe britanniche che sarebbero state altrimenti trasferite sullo scacchiere nordafricano) ancora truppe nazionali e coloniali italiane al comando del generale Guglielmo Nasi

A Colqualber e dintorni ci furono combattimenti di una ferocia inaudita, spesso condotti, da parte italiana, corpo a corpo e all’arma bianca per risparmiare o mancanza di munizioni. Alla fine, quasi tutti gli stremati difensori (compreso il maggiore Serranti) furono uccisi in combattimento. Fu una carneficina.

Per l’eccezionale valore mostrato nella battaglia di Culqualber e per il conseguente estremo sacrificio del 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato, la bandiera dell’Arma dei carabinieri fu decorata della seconda Medaglia d’oro al Valor militare.

Ritiro fiorentino

Uno dei protagonisti principali della storia politica e militare italiana dell’ottocento, il generale Alfonso Ferrero La Marmora (1804 – 1878), trascorse gli ultimi anni della sua ricca vita a Firenze, esattamente nell’odierna via Cherubini, dove morì il 5 gennaio 1878. Oggi, sulla facciata dell’edificio, due targhe commemorative ricordano la figura dell’illustre abitante.

La Marmora si ritiró a Firenze dopo la sconfitta patita dalle truppe italiane da lui comandate nella battaglia di Custoza contro gli austriaci il 24 giugno 1866: resterà nella Città del Fiore fino alla fine dei suoi giorni, tranne una breve interruzione dovuta alla sua nomina quale Luogotenente Generale del Re Vittorio Emanuele II° a Roma nel 1870.

Il generale La Marmora peró non riposa a Firenze bensì a Biella nella cripta di famiglia (che raccoglie anche le spoglie del fratello Alessandro, fondatore nel 1836 dei celeberrimi Bersaglieri) nella chiesa di San Sebastiano.

Durante il suo ritiro fiorentino, oltre a scrivere la propria versione dei fatti sulla sfortunata battaglia di Custoza (pubblicato postumo), La Marmora si dedicò, insieme alla moglie Joan (l’unico figlio della coppia, Carlo, era morto appena nato) a opere benefiche a favore dei fiorentini.

La città di Firenze onora la memoria del generale con la toponomastica: una delle vie centrali della città, che porta anche al magnifico Orto botanico cittadino, é intitolata ad Alfonso La Marmora.

La fondazione della Bundeswehr

Del riarmo della Germania si iniziò a parlare poco tempo dopo la sua sconfitta nella seconda guerra mondiale. La “Guerra fredda”, che opponeva le potenze occidentali all’Unione sovietica, rendeva inevitabile un riarmo tedesco. Ma il ricordo della Seconda guerra mondiale era ancora molto vivo non solo nell’opinione pubblica internazionale ma anche in quella tedesca e quindi la discussione fu accantonata ma non abbandonata.

Gli Alleati, non diversamente dai Sovietici, ritenevano tuttavia necessario avvalersi della grande esperienza militare dei tedeschi. Nonostante la totale e sanguinosa sconfitta, la Germania poteva ancora contare su centinaia di migliaia di uomini formati e addestrati nel periodo della Wehrmacht. Con questo potenziale militare gli Alleati contavano di contrastare la minaccia sovietica, mentre i sovietici puntavano ad accrescere la propria forza militare e politica nei confronti dell’Occidente. Fin dal 1947 l’esercito USA rifletteva sulla necessità di far entrare nel sistema di sicurezza e difesa occidentale la Germania (unitamente  alla Spagna) anche se ufficialmente continuavano l’opera di smilitarizzazione. Nello stesso anno (1947), i Länder federali sotto controllo americano – Baviera, Assia, Baden-Württemberg e Brema – avevano costituito il Deutsches Büro für Friedesfragen (Ufficio tedesco per le questioni della Pace) che si occupava delle questioni connesse al trattato di pace e alla cura dei prigionieri di guerra ma anche del possibile riarmo tedesco. Infatti, nell’ambito di un incarico ricevuto dal Deutsches Büro für Friedesfragen, nel maggio 1948 si formò un gruppo di esperti (composto da alti ex ufficiali della Wehrmacht) che sotto la guida del generale Hans Speidel (ex membro della resistenza militare a Hitler e  capo di stato maggiore del Feldmaresciallo Rommel) elaborò un primo studio sullo stato della sicurezza in Europa. In seguito il gruppo di esperti predispose ulteriori studi, uno dei quali conteneva l’affermazione che la Volkspolizei (polizia popolare) costituita dai sovietici nella loro zona di occupazione, avesse, tra i suoi scopi, quella di trascinare la Germania occidentale in una guerra civile.

Il Cancelliere Konrad Adenauer intendeva con il riarmo non tanto costituire una difesa nazionale, quanto affermare la sovranità del nuovo stato tedesco, nato nel maggio del 1949, sotto protettorato delle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Nel maggio 1950, il cancelliere Adenauer nominò il generale Gerhard Graf von Schwerin suo consigliere per le questioni militari e della sicurezza. Per l’espletamento del suo incarico, il generale von Schwerin diede vita alla Zentrale für Heimatdienst (ZfH). Dopo che speculazioni di stampa avevano denunciato la politica di riarmo perseguita dal cancelliere Adenauer, il generale si dimise e venne sostituito con il politico (CSU – lo stesso partito del cancelliere) Theodor Blank che organizzò il cosidetto Amt Blank (o Dienststelle Blank), che incorporò la Zentrale für Heimatdienst (ZfH). Dall’Amt Blank nacque nel 1955 il Ministero della Difesa federale (Bundesministerium der Verteidigung) di cui Theodor Blank fu il primo responsabile.

Nell’ottobre 1950, con l’approvazione del cancelliere Adenauer, si incontrarono segretamente nell’Abbazia cistercense di Himmerod nel Reno- Palatinato, 15 ex Ufficiali della Wehrmacht che avevano ricevuto l’incarico di elaborare un programma per il riarmo e l’organizzazione delle future forze armate tedesche. Dei partecipanti, ben sette in futuro avrebbero fatto parte dell’alta dirigenza militare della Repubblica federale tedesca e della NATO. Da questo incontro nacque il Promemoria di Himmerod (Himmeroder Denkschrift) destinato al Cancelliere Adenauer e contenente i principi del riarmo tedesco.

Non tutta l’opinione pubblica conveniva sull’opportunità di ricostituire Forze Armate nazionali: non bisogna dimenticare che in quegli anni migliaia di ex soldati tedeschi scontavano una dura prigionia di guerra nell’Unione Sovietica (gli ultimi prigionieri sarebbero stati rimpatriati solo nel 1955). Non stupisce quindi che, in aperto contrasto con la politica di riarmo voluta dal Cancelliere Adenaur, il suo ministro degli interni Gustav Heinemann (futuro presidente della Repubblica 1969 – 1974) si dimise dall’incarico il 9 ottobre del 1950.

Fu subito evidente che un riarmo tedesco avrebbe potuto essere accettato solo nell’ambito di una Alleanza difensiva. L’occasione fu offerta dalla costituzione della Comunità Europea di Difesa (CED). Il Piano Pleven (così chiamato dal nome del suo ideatore, il Primo ministro francese René Pleven) prevedeva la costituzione di Forze Armate integrate europee formate da Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Germania occidentale. La CED avrebbe offerto la possibilità del riarmo tedesco nell’ambito di una organizzazione sopranazionale, rafforzato la componente europea della NATO e promosso l’unità continentale. Ciò sarebbe stato possibile grazie alla rinuncia di ciascun Paese partecipante alla sovranità nazionale nel campo delle Difesa.

Il Piano Pleven era stato elaborato all’indomani dello scoppio della guerra di Corea (1950-1953) e si inquadrava nella politica di rafforzamento occidentale nei confronti della minaccia sovietica che la guerra esplosa in estremo oriente rendeva estremamente incombente.

L’8 novembre 1950, il Bundestag (Parlamento federale) approvò l’ingresso della Germania nella CED. Alla fine del 1953, centomila volontari tedeschi erano pronti a entrare nelle nuove Forze Armate comunitarie: la Germania avrebbe messo a disposizione 12 divisioni, la Francia 18, l´Italia 16, Belgio e Lussemburgo 6 e i Paesi Bassi 5.

Ma il voto contrario del Parlamento francese (1954) fece fallire la nuova iniziativa politico-militare. Fu trovata una soluzione di compromesso.

Gli accordi di Parigi, firmati da USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, riconobbero la piena sovranità della Repubblica Federale tedesca e ne permisero l’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea Occidentale (UEO-WEU), organizzazione di difesa sorta sulle ceneri della CED. In tale contesto, la Germania si impegnò a costituire delle Forze Armate federali forti di 12 divisioni terrestri, 22 squadroni aerei e 172 unità navali da porre sotto comando NATO fin dal tempo di pace. La componente massima consentita era di 500.000 uomini di cui 105.000 nella struttura territoriale a comando nazionale.

Il 12 novembre 1955, furono nominati dal Ministro della Difesa Theodor Blank i primi 101 militari volontari. Era il 200° anniversario della nascita del generale prussiano Gerhard von Scharnhost (1755-1813) noto per essere il padre della riforma militare prussiana alla cui tradizione la Bundeswehr si richiama espressamente. Nel 1956 circa 10.000 appartenenti alla Bundesgrenzschutz– BGS (Difesa della frontiera federale) accettarono di entrare nelle neo costituite Forze Armate che cosi cominciarono ad avere una prima consistenza organica.

Nello stesso anno fu scelto il nome di Bundeswehr e la croce dell’ordine cavalleresco teutonico ne divenne il simbolo. Il primo Ispettore generale fu il generale Adolf Heusinger, ex capo dell’ufficio operazioni dello Stato Maggiore dell’esercito tedesco nella Seconda guerra mondiale e membro della conferenza di Himmerod.

Oggi la Bundeswehr festeggia il suo 60° anniversario: una storia di successo che dimostra a tutti che sono possibili Forze Armate composte da uomini liberi, buoni cittadini e valorosi soldati.

Helmut Schmidt è morto

Uno dei grandi protagonisti della storia recente della Germania e dell’Europa, Helmut Schmidt è morto oggi ad Amburgo (sua città natale) all’età di 96 anni.

Ministro della Difesa riformista sotto il cancellierato del leggendario Willy Brandt (per l’esattezza, nel periodo 1969 – 1972), si era fatto promotore dell’avvicinamento della Bundeswehr alla società tedesca e della crescita culturale dei militari, specie degli ufficiali: sua l’idea di fondare le due Università della Bundeswehr (a Monaco e Amburgo, quest’ultima porta attualmente il suo nome).

Cancelliere federale dal 1974 al 1982 e pubblicista di fama (era uno degli editorialisti del prestigioso settimanale Die Zeit), Helmut Schmidt eguaglia per grandezza i grandi Padri della Repubblica Federale tedesca come Heuss, Adenauer, Brandt e von Weizaecker, i quali hanno contribuito, nel secondo dopoguerra, alla fondazione di una Germania moderna, libera e democratica quale noi oggi conosciamo.

L’Europa, e quindi anche l’Italia, perde una delle figure più alte e nobili il cui ricordo questo Blog, umilmente, si fa carico di tramandare a futura memoria.

Le stellette che noi portiam

Compongono le Forze Armate italiane, di cui oggi celebriamo la festa in ricordo della vittoriosa conclusione della prima guerra mondiale:

  • L’Esercito
  • La Marina militare
  • L’Aeronautica militare
  • L’Arma dei Carabinieri
  • Il Corpo della Guardia di Finanza
  • Il Corpo militare della Croce Rossa italiana
  • Il Corpo militare ausiliario dell’Esercito del Sovrano Militare Ordine di Malta
  • L’Ordinariato militare

Tutti gli appartenenti alle sopracitate Armi e Corpi indossano le stellette a cinque punte, simbolo distintivo del militare italiano. Introdotte nel 1871, le stellette furono scelte per il sinonimo di luce, guida e distinzione che richiamano.

L’importanza simbolica delle stellette per la tradizione militare italiana è testimoniata da un canto tradizionale della Grande Guerra che s’intitola (per l’appunto) “E le stellette che noi portiamo”, resa celebre dall’esecuzione che ancora oggi ne fanno (sopratutto) i cori degli Alpini.

Comandante supremo delle Forze Armate italiane, a norma art. 87 della Costituzione, è il Presidente della Repubblica che presiede inoltre il Consiglio supremo di difesa e dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Responsabile dell’attuazione della politica militare del Paese, elaborata di concerto dal Governo e dal Parlamento, è il Ministro della Difesa mentre il militare italiano di rango più elevato è il Capo di Stato Maggiore della Difesa che per la legge 25/1997 (la cosidetta legge di riforma dei vertici) è gerarchicamente sovraordinato a tutti i capi di stato maggiore di Forza Armata.

Le tradizioni militari delle Forze Armate italiane rappresentano e garantiscono la continuità di una storia che s’intreccia con quella del popolo italiano, supremo bene al cui servizio si pongono tutti gli uomini e le donne “con le stellette”.