L’estremo sacrificio

Il 21 novembre di ogni anno, i carabinieri festeggiano la Santa Maria “Virgo Fidelis”, loro Patrona, e ricordano la battaglia di Culqualber in Etiopia.

Il fatto d’arme di Culqualber, battaglia difensiva contro truppe britanniche e irregolari etiopi, si svolse tra l’agosto e il novembre 1941 e vide tra i suoi protagonisti principali i carabinieri e zaptié (truppe coloniali italiane) del 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato, comandato dal maggiore Alfredo Serranti. L’obiettivo dei carabinieri era quello di difendere un caposaldo strategico per la difesa e le comunicazioni dell’intero schieramento italiano nella regione di Gondar.

Dopo la resa del Duca d’Aosta, asserragliato sull’Amba Alagi, nel maggio 1941, la campagna d’Africa Orientale era sostanzialmente conclusa ma nella regione di Gondar resistevano (per l’onore italiano ma anche per tenere impegnate nello scacchiere africano-orientale le truppe britanniche che sarebbero state altrimenti trasferite sullo scacchiere nordafricano) ancora truppe nazionali e coloniali italiane al comando del generale Guglielmo Nasi

A Colqualber e dintorni ci furono combattimenti di una ferocia inaudita, spesso condotti, da parte italiana, corpo a corpo e all’arma bianca per risparmiare o mancanza di munizioni. Alla fine, quasi tutti gli stremati difensori (compreso il maggiore Serranti) furono uccisi in combattimento. Fu una carneficina.

Per l’eccezionale valore mostrato nella battaglia di Culqualber e per il conseguente estremo sacrificio del 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato, la bandiera dell’Arma dei carabinieri fu decorata della seconda Medaglia d’oro al Valor militare.

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