Moltke il Romano

Nell’ottobre 1845 Helmuth von Moltke (il futuro leggendario Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano – prima – e tedesco – poi) ricevette l’incarico di Aiutante di campo del Principe Carlo Enrico (1781 – 1846), fratello del Re di Prussia Federico Guglielmo III°. Il Principe viveva da anni a Roma, dove aveva avuto modo di dedicarsi ai suoi interessi artistici e culturali, e fu molto contento della scelta di Helmuth von Moltke, già noto ai tempi per essere un ufficiale colto e di grande esperienza (tra l’altro, aveva trascorso 3 anni presso il Sultano ottomano e da questa esperienza aveva tratto un libro “Lettere dalla Turchia” che gli aveva dato una certa notorietà in Patria).

Il giovane Tenente Colonnello von Moltke, insieme alla moglie Mary e al fratello Ludwig, intraprese nel mese di novembre 1845 il lungo viaggio da Berlino a Roma, via Lipsia – Norimberga – Monaco – Innsbruck – Brennero – Trento – Foligno, arrivando nella capitale pontificia a ridosso del Natale. Durante il viaggio, Moltke ne approfittò per prendere conoscenza e confidenza con un Paese che riteneva l’avrebbe ospitato a lungo. Per questo iniziò a studiare anche l’italiano (Moltke era un poliglotta, conosceva infatti ben 7 lingue!)

Il Principe Carlo Enrico di Prussia era gravemente malato ma questo non gl’impediva di avere un’attiva vita sociale a Roma, il che permise a Moltke di fare numerosi e interessanti incontri.

Inoltre, Moltke, appassionato di topografia (una delle branche dell’allora servizio di stato maggiore), potè dedicarsi nel tempo libero a disegnare le carte topografiche di Roma e della campagna romana che provvedeva poi ad inviare a Berlino.

Purtroppo, contrariamente a quanto sperato da Moltke e la moglie, la permanenza a Roma fu breve. Il 12 luglio 1846 moriva il Principe Carlo Enrico di Prussia e si concludeva così l’esperienza romana di Helmuth von Moltke che, dopo essersi occupato del rimpatrio a Potsdam della salma del Principe Carlo Enrico, venne destinato alla stato maggiore dell’VIII° Corpo d’Armata prussiano a Coblenza.

Sempre e ovunque

Il Santo Natale è la festa familiare per eccellenza. Ma non per tutti.

Mentre scrivo, più di 5.000 militari italiani sono impegnati, in Patria e all’estero, per garantire agli altri un Natale in pace e sicurezza.

Sempre e ovunque, i militari italiani ci sono per testimoniare i valori di cui sono portatori in nome dell’Italia e, direi, di quelle stesse famiglie di cui sono espressione e a cui oggi mancheranno più del solito.

Buon Natale, ragazze e ragazzi, con gratitudine per quello che ogni giorno, in silenzio, fate per il bene di tutti.

Servire lo Stato

Un casuale e interessante incontro mi ha portato a discutere con il mio sagace interlocutore sulle ragioni possibili della scelta della vita militare oggi.

La vita militare come scelta di regole etiche proprie dell’Istituzione militare, tanto più valide in un momento di disorientamento sociale come quello attuale. Giusto e fondato argomento.

Riflettendo a lungo ho però rilevato che altre scelte di vita hanno un fondamento etico: la missione medica, per esempio. Dunque, dov’è la specificità della scelta militare?

Direi nello spirito di servizio e nell’obbligo di obbedienza allo Stato di cui il militare è espressione. Se l’obbedienza (pronta e fedele, come si diceva un tempo) è limitata giustamente dalla legittimità degli ordini ricevuti, lo spirito di servizio del militare è illimitato e si spinge fino all’estremo sacrificio.

É il servizio assoluto e incondizionato dello Stato (che, va sempre ricordato, opera per il bene dei cittadini) l’elemento qualificante del militare nelle società moderne. Diversamente, si tratterebbe di un miliziano, fedele ad un capo o a un partito ma non allo Stato anzi spesso in antitesi a questo.

Tale obbligo di servizio dello Stato viene assunto dal militare con il giuramento di fedeltà che non a caso viene prestato in armi davanti alla bandiera, simbolo dello Stato stesso.

Almeno, io la penso così.

Il reclutamento e la formazione degli ufficiali della Bundeswehr

Tutti gli ufficiali della Bundeswehr vengono arruolati come soldati di truppa/allievi ufficiali (Offizieranwärter) con una ferma massima di 13 anni (Zeitsoldat) eccezion fatta per gli ufficiali piloti che è di 16 anni. Per poter entrare nella Bundeswehr come ufficiale occorre avere la cittadinanza tedesca, un’età compresa tra 17 e 30 anni, una sana e robusta costituzione fisica e, generalmente, la Maturità liceale (Abitur). Per favorire reclutamenti, non sono comunque escluse le Maturità tecniche (Fachhochschulereife). Tutti gli aspiranti ufficiali vengono selezionati presso Assessmentcenter für Führungskräfte der Bundeswehr (AC FüKrBw) a Colonia /Köln, equivalente ad un centro di Selezione interforze.

Dopo un corso basico di 6 mesi nei Reparti addestrativi, vengono inviati alle Scuole ufficiali di Forza Armata (Offizierschule des Heeres– Dresda, Offizierschule der Luftwaffe – Fürstenfeldbrück e Marineschule di Mürwik) dove frequentano un corso formativo di altri 6 mesi al termine del quale sono promossi sottotenenti (Leutnant). Con questo grado frequentano per 48 mesi, a loro scelta, una delle due Università della Bundeswehr (Universität der Bundeswehr di Monaco e Amburgo), conseguono la laurea nella materia scelta (appartenente all’area umanistica, economica o tecnica) e successivamente vengono inviati di nuovo alle proprie Scuole ufficiali per il corso di specializzazione (Fachausbildung) al termine del quale, con il grado di tenente (Oberleutnant), vengono inviati ai Reparti d’impiego generalmente di carattere operativo/di volo/di navigazione.

Al termine della ferma di 13 (o 16 anni) anni vengono prosciolti o stabilizzati (Berufsoldat) su base volontaria e/o in relazione ad una graduatoria di merito. Coloro che non vengono stabilizzati vengono attivamente favoriti dalla Bundeswehr nel reimpiego attraverso la frequenza di corsi di riqualificazione generalmente nell’anno precedente al proscioglimento.

Gli ufficiali stabilizzati (e quindi in servizio permanente) vengono inviati, nel grado di capitano (Hauptmann) alla Führungsakademie der Bundeswehr di Amburgo dove frequentano tutti il corso basico di stato maggiore obbligatorio (Staboffizier Lehrgang) della durata di 3 mesi che abilita all’impiego nei comandi di livello Brigata/Divisione. Il 25% degli ufficiali che ha frequentato e superato il corso basico di stato maggiore viene ammesso nel grado di maggiore (Major) al corso superiore di stato maggiore nazionale della durata di 2 anni (LGAN – Lehrgang Generalstabs-/Admiralstabsdienst, National – il primo 15%) e al corso di stato maggiore internazionale della durata di 1 anno (LGAI- Lehrgang Generalstabs-/Admiralstabsdienst, International  – il secondo 10%). Il rimanente 75% frequenta un corso avanzato di stato maggiore (Stabsoffizierfortbildungslehrgänge) della durata di 1 mese che abilita all’impiego nei comandi superiori al livello Brigata/Divisione e nei comandi internazionali.

L’ultimo corso di alta formazione per gli ufficiali della Bundeswehr da frequentare nel grado di colonnello/generale di brigata (Oberst/Brigadegeneral) è il Seminario internazionale di alto comando (Seminar Internationale höhere Führung) che si tiene una volta l’anno alla Führungsakademie der Bundeswehr e ha la durata di 1 mese.

 

Un giorno per caso

Metti che un giorno per caso, passeggiando distrattamente per il Quartiere Monti a Roma, si alzino gli occhi al cielo terso e si noti, sulla parete di un edificio, una targa commemorativa.

Riporta il nome di Achille Tomei (1918 – 1945) e ci dice che dimorò nell’edificio, senza specificarne il periodo.

Ma perché una targa commemorativa a suo nome? Perché era un ufficiale dell’esercito che dopo l’otto settembre 1943 scelse la resistenza al nazifascismo. Scarne sono le informazioni su di lui (non sono riuscito a trovare neanche una sua foto…): entrato nei GAP (Gruppi d’Azione Patriotica) di Roma, combatté successivamente nella Brigata Garibaldi operante in Garfagnana dove fu ferito. Ricoverato in Ospedale a Pisa morì il 14 giugno 1945, poche settimane dopo la conclusione di quella guerra per cui s’immolò. Tomei, contrariamente a molti altri suoi compagni caduti, ebbe almeno il conforto di vedere realizzate le sue speranze di libertà.

Non vanno mai dimenticati i combattenti della libertà come Achille Tomei perché senza la memoria del passato non si ha alcuna identità nel presente e incerta è la speranza per il futuro.

Il vate interforze

Nella storia militare italiana esiste un solo uomo che ha combattuto, pressoché contemporaneamente, battaglie di terra, di mare e dell’aria: Gabriele D’Annunzio (1863-1938).

Interventista convinto, D’Annunzio si arruolò volontario, con il grado di capitano del 5° Reggimento Lancieri di Novara (i Bianchi Lancieri), allo scoppio del conflitto con l’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915 e combatté tutti i lunghi anni di guerra, rimanendo anche più volte ferito. In particolare, in un’azione aerea nel 1916, rimase gravemente ferito agli occhi, rischiando così la cecità; durante il ricovero in Ospedale militare e nel successivo periodo di convalescenza scrisse l’opera di prosa lirica “Notturno”.

Memorabili sono le sue imprese navali con i MAS (Motoscafi Armati Siluranti), da lui ribattezzati Memento Audere Semper (ricorda di osare sempre), con cui violò, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, la munitissima baia di Buccari, allora appartenente all’Impero austroungarico.

Ancor più celebri le sue imprese aviatorie: brevettato pilota, ideò, organizzò e condusse il volo su Vienna del 9 agosto 1918 durante il quale lanciò sulla città volantini propagandistici italiani.

Promosso ai gradi superiori sempre per meriti di guerra, al termine del conflitto rivestiva il grado di tenente colonnello ed era stato insignito dell’Ordine militare dei Savoia (la più alta onorificenza militare all’epoca), una medaglia d’oro, cinque d’argento e una di bronzo, tutte al valor militare.

Un ultima annotazione riguardo D’Annunzio soldato: prese parte, tra le fila del 77° reggimento della Brigata Toscana e al fianco del suo fraterno amico maggiore Giovanni Randaccio (caduto poi il 28 maggio 1917 durante un’azione nei pressi del fiume Timavo), alla presa dei monti Veliki e Fajti nell’autunno del 1916 e per il valore dimostrato fu decorato di una delle medaglie d’argento al valor militare di cui era insignito.