Il teppista ardito

Ottone Rosai (1895 – 1957) è stato indubbiamente uno dei più grandi pittori fiorentini del novecento.

Definito “Il teppista” in gioventù per la sua naturale irruenza, questo appellativo, in seguito da lui stesso usato per sè, gli rimase per tutta la vita.

Come molti pittori futuristi (Boccioni, Carrà, Sironi per citarne solo alcuni), si arruolò volontario per partecipare alla Grande Guerra, vista come irripetibile occasione per vivere un’esperienza aderente alla propria visione del mondo. Dapprima Granatiere (Rosai spiccava per una certa prestanza essendo alto 185 cm), per il suo indubbio valore venne scelto per far parte degli Arditi, truppe che andavano all’assalto del nemico con particolare slancio e sprezzo del pericolo.

Gli Arditi si distinguevano dagli altri soldati per le fiamme nere che portavano sul bavero della giacca e per un vestiario ed equipaggiamento che favorisse al massimo il combattimento, specie corpo a corpo.

Combattente per tutta la durata del primo conflitto mondiale, venne decorato ben due volte con la medaglia al valor militare (d’argento e di bronzo) in riconoscimento del suo coraggio in guerra.

L’esperienza militare non influì direttamente sull’espressione artistica di Rosai (rimase perlopiù inattivo, fatti salvi alcuni bozzetti di vita militare e un quadro intitolato “Guerra +rancio” del 1916) ma gli permise di accostarsi al reducismo che poi sfociò nel fascismo che certo ebbe in Ottone Rosai uno dei suoi campioni più celebri.

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