Con i soldati nel cuore

“Il mio ideale è stato i soggetti militari, ché mi è sembrato vedere questi buoni ragazzi pronti a tutto sagrificare per il bene della patria e della famiglia.” (1980, Giovanni Fattori, Scritti autobiografici editi e inediti, a cura di F. Errico, pag.83)

Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze 1908), capostipite della corrente dei cosidetti Macchiaioli toscani, è per la pittura ciò che rappresenta per la letteratura Edmondo De Amicis: un artista che indirizzò la sua opera nella realizzazione di un ideale di Patria così come fu pensata dai fautori e protagonisti del nostro Risorgimento.

In tale contesto, i soldati sardo-piemontesi prima e italiani dopo, furono per Fattori soggetti preferiti che immortalò in quadri memorabili.

Tra questi, un capolavoro assoluto è rappresentato da “L’assalto alla Madonna della Scoperta” (1868, Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno) che rappresenta un episodio della seconda guerra d’indipendenza del 1859.

La vasta scena ritrae un momento dei tragici combattimenti di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859, durante i quali le forze franco – piemontesi ebbero la meglio sulle truppe austriache asserragliate in località Madonna della Scoperta. Dopo vari inutili assalti della fanteria sarda, si rivelò determinante l’impiego combinato dell’artiglieria e della cavalleria (per l’esattezza, dei Cavalleggeri d’Alessandria).

Con straordinaria intensità e precisione, il Fattori rappresenta due momenti: la carica di cavalleria che s’intravede sul fondo del dipinto, tra i fumi della battaglia, e l’approssimarsi affrettato dell’artiglieria da sinistra. Fattori pone poi sulla destra del dipinto gli ufficiali a cavallo dello Stato Maggiore, che si distinguono per una sovrana calma, anche se il Fattori trasmette magistralmente la tensione del momento nella postura e nei movimenti irrequieti dei cavalli. La drammacità degli inutili assalti della fanteria è testimoniata infine con la rappresentazione, al centro del dipinto, del tamburino morto.

Indubbiamente un capolavoro artistico che proietta nell’eternità non tanto il valore quanto l’insuperabile sofferenza dei soldati in guerra.

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