Speranza e coraggio!

Notoriamente questo Blog non si occupa di politica estera (che pure è connessa alla politica di sicurezza e difesa di uno Stato) ma oggi è un giorno talmente importante che merita un’eccezione.

La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea e questo non può che renderci tristi.

Proprio le Istituzioni militari britanniche con la loro storia gloriosa e formidabile esperienza (basti pensare al New Model Army di Lord Cromwell o al concetto di Regular Army e Territorial Army ideato e applicato dai britannici) avrebbero dato un contributo fondante alle futuribili Istituzioni militari europei.

Ci mancherete Old Boys!

Peró noi andremo avanti verso l’Esercito europeo perché non si può tornare indietro per garantire pace e sicurezza ai nostri figli.

Per speranza e coraggio, oggi mi sento di gridare: Vive les chaussers! Es leben die Jaeger! Evviva i bersaglieri!

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Futurismo militare

C’è un’unità militare diretta espressione del movimento artistico del Futurismo: il 1° Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti costituito il 15 aprile 1915 nell’ambito dei reparti regolari dell’esercito.

A questo Battaglione (che indossava le mostrine cremisi dei Bersaglieri) aderirono praticamente tutti i principali esponenti dei Futuristi: Marinetti, Boccioni, Sironi, Funi, Russolo, Sant’Elia, Erba e molti altri ancora.

La forza del Battaglione, al comando del Capitano Carlo Monticelli (che i futuristi chiamavano affettuosamente “Il napoleoncino”) era di 22 ufficiali, 2 ufficiali medici e circa 500 tra sottufficiali, graduati e militari di truppa.

Smobilitato il primo dicembre 1915, fece in tempo a partecipare, nell’ambito della terza offensiva del generale Cadorna sull’Isonzo, alla battaglia del Dosso Cassina del 23 ottobre 1915 che porterà alla conquista del Monte Altissimo. I futuristi, pur non addestrati ed equipaggiati per la guerra in montagna, combattono vittoriosamente accanto agli alpini.

I futuristi smobilitati dal Battaglione lombardo volontari ciclisti e automobilisti vennero quindi arruolati nelle altre unità dell’esercito e ben tre (Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia e Carlo Erba) morirono in armi durante la Grande Guerra.

La guerra, che il futurismo glorificava (ingiustamente) come “igiene del mondo”, divorò tre dei suoi figli, privando l’Italia e il mondo stesso di talune delle espressioni artistiche tra le più alte dell’intero XX° secolo.

La famiglia del militare

Recentemente ho letto un interessante articolo incentrato sul ruolo e importanza della famiglia per il militare.

Il riconoscimento della specifità della professione militare da parte della famiglia e il sostegno che ne consegue (con inevitabile condivisione dei sacrifici) offrono al militare una incommensurabile forza morale che ne supporta e potenzia l’azione.

Nel riflettere sulle tante figure storico – militari di successo e le relative spose, la mia attenzione, giocoforza, si è focalizzata sull’ammirato Raimondo Montecuccoli (1609 – 1680)

Il grande generale modenese, tramandano gli storici, fu, come noto, un vittorioso condottiere ma anche un felice sposo.

Coniugatosi in tarda età (aveva 48 anni) nel 1657 con la nobile fanciulla austriaca Margherita von Dietrichstein (che di anni ne aveva appena 18), visse un matrimonio felice e arricchito dalla nascita di 4 figli (3 femmine e 1 maschio, quest’ultimo – chiamato Leopoldo in onore dell’Imperatore asburgico- seguì le orme del padre scegliendo il mestiere delle armi).

Purtroppo, nel 1676, l’amata moglie Margherita morì e Montecuccoli, fine letterato che si dilettava a scrivere anche poesie, compose un sonetto che glorificasse il ricordo della sua compagna di vita.

Ai lettori di questo Blog offro qui di seguito, a mio modesto parere, una delle testimonianze più belle (e inattese) di amore coniugale:

“D’una perla, cui pari in Oriente
Fra’ tesori eritrei non mai s’è visto,
Fecemi fido Amor far ricco acquisto,
Onde tutte mie voglie eran contente.

Ahi morte! impoverito di repente
M’hai tu, e al mio dolce ogni tuo assenzio hai misto:
Ahi mondo! in un momento e lieto, e tristo:
Nate appena le gioje, eccole spente.

Qual fluttua voto a sera, e va ramingo
Legno, che pien di merci era il mattino,
Tal’io, tutto pur dianzi, or nulla stringo.

Segneranno il mio misero destino,
Estatici pensier, viver solingo,
Neri panni, umid’occhi, e viso chino.”