La strategia italiana nella Grande Guerra

Considerati gli obiettivi politici fissati dal governo (conquista Trento, Trieste e Dalmazia), al Generale Luigi Cadorna (1850 -1928), Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal luglio 1914, fu affidato il compito di elaborare la strategia che avrebbe portato l’Italia alla vittoria nella Grande Guerra.

I confini italo – austriaci, stabiliti dopo la terza guerra d’indipendenza del 1866, favorivano l’Impero asburgico; e aveva nel trentino una posizione a cuneo che si propendeva verso la pianura padana. Tale “saliente trentino” (come veniva definito in termini militari) avrebbe agevolato, in caso di attacco austriaco, la presa alle spalle delle forze italiane schierate sul confine orientale. Dunque la prima preoccupazione di Cadorna fu quella di schierare un’Armata (la Prima) lungo il confine trentino con compiti difensivi.

Venne poi stabilito che l’esercito italiano con due Armate (la Seconda e la Terza) sarebbe passato all’offensiva sul confine orientale avendo come obbiettivi strategici la direttrice Gorizia – Lubiana – Vienna. Un’ulteriore Armata (la Quarta) sarebbe rimasta in riserva.

Nell’elaborare questo piano strategico, il Generale Cadorna confidava nel concorso degli eserciti russo (sul fronte galiziano) e serbo (sul fronte balcanico) che avrebbero dovuto attrarre il maggior numero di forze austro-ungariche. Ma questo ahimé non avvenne perché sia l’esercito russo che quello serbo erano tenuti in scacco dall’esercito austro- tedesco che, nonostante l’inferiorità numerica, aveva preso l’iniziativa sui rispettivi fronti (l’esercito serbo venne poi salvato dalla prigionia da una provvidenziale evacuazione della marina militare italiana).

Dunque, l’esercito italiano si trovó a fronteggiare quello austro-ungarico che sul fronte carsico -isontino si era attestato sulle forti posizioni difensive rappresentate dalle cime delle Alpi Giulie: 11 battaglie offensive sul fronte carsico-isontino non riuscirono a scardinare questo formidabile sistema difensivo e la 12^ battaglia, stavolta difensiva, portó l’esercito italiana alla disfatta di Caporetto e alla ritirata sul fiume Piave.

La strategia del Generale Luigi Cadorna era fallita (a onor del vero, non del tutto – basti pensare alla grande offensiva austriaca fermata in trentino nel maggio 1916 – e non solo per sua colpa) e toccó al Generale Armando Diaz, succeduto a Cadorna nel novembre 1917, elaborare una nuova strategia che riscattasse il valore e l’onore delle armi italiane.

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