La voce di un testimone

Durante queste vacanze ho letto una delle opere, a mio parere, più significative scritte sulla Grande Guerra in Italia: il diario di guerra (maggio – dicembre 1917) del Colonnello Angelo Gatti (1875 -1948).

Il Colonnello Angelo Gatti fu responsabile dell’ufficio storico del Comando Supremo alle dirette dipendenze del Generale Luigi Cadorna. Ufficiale del Corpo di Stato Maggiore dell’esercito italiano (e in seguito, Accademico d’Italia), il Gatti era anche un fine scrittore e diede alle stampe nel primo dopoguerra pregevoli opere di storia e critica militare come “Uomini e folle di guerra” (1921) oltre ad un fortunato romanzo (ancora oggi reperibile in libreria) intitolato “Ilia e Alberto”(1930).

Il suo Diario di guerra rappresenta una autorevole testimonianza del periodo che precede la disfatta di Caporetto (ottobre – novembre 1917) e comprende eventi bellici importantissimi della guerra sul fronte italiano nel 1917: la decima battaglia dell’Isonzo (maggio), la battaglia dell’Ortigara (giugno), la conquista dell’altipiano della Bainsizza (agosto).

Per l’importanza e l’intensità della narrazione, le pagine scritte sugli eventi relativi alla dodicesima battaglia dell’Isonzo (Caporetto) assumono il significato di fonte primaria per comprendere quei tragici eventi. Leggendo il Diario di Gatti, infatti, emergono chiari il contesto e le responsabilità italiane di fronte alla (peraltro) attesa offensiva austro-tedesca.

Una voce, quella del Colonnello Gatti, che ancora oggi risuona forte come monito per gli errori commessi e come riconoscimento del valore dei caduti in una lotta  tanto dura quanto eroica.

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