L’ufficiale della tazzina

In visita al meraviglioso Museo delle porcellane, che si trova nella “Palazzina del cavaliere” del Giardino di Boboli a Firenze, sono stato colpito, oltre che da uno splendido dipinto su porcellana di Sèvres di un ritratto di Napoleone (del pittore Francois Gérard), da una tazzina da caffé che ritrae un uomo in uniforme da ufficiale tedesco del primo ottocento.

Proveniente dalla celeberrima fabbrica di porcellane di Meissen in Sassonia, il ritratto dell’ufficiale in uniforme (forse un sovrano o principe tedesco) colpisce per la perfetta fattura e le precisioni uniformologiche.

Anzitutto la giubba color “blu di Prussia” con il colletto arancio e gli alamari, segno distintivo degli ufficiali di stato maggiore prussiani; e poi gli ordini cavallereschi, finemente tratteggiati, posti sul petto.

Nonostante la gentile e fattiva disponibilità del personale del Museo, non è riuscito, a chi scrive, la scoperta del misterioso personaggio: è bello pensare che rappresenti tutti gli ufficiali di stato maggiore prussiani dell’epoca, compreso il grande Scharnhorst!

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L’esercito dell’antica Roma

L’esercito di Roma era formato dai cittadini romani iscritti alle centurie, fatta eccezione dei proletari e degli artigiani. Il servizio militare era obbligatorio per tutti i cittadini di età compresa tra i 17 e i 60 anni. Il servizio poteva durare anche 10 anni, a seconda delle necessità di guerra. In epoca repubblicana, l’esercito era sottoposto ai supremi magistrati della Repubblica ossia i due Consoli (quest’ultimi erano politici e non militari). In epoca imperiale, l’Imperatore era il capo supremo dell’esercito.

Con l’allargamento della zona d’influenza di Roma nel II° secolo a.C., l’esercito si aprì all’arruolamento dei proletari che vedevano nel servizio militare una possibilità di lavoro e di promozione sociale. L’esercito divenne quindi sempre più professionale e potente, fine a divenire uno “Stato nello Stato” con una grande influenza nelle vicende politiche di Roma.

L’unità principale dell’esercito di Roma era la Legione il cui elemento base era la Centuria composta da 100 soldati; due Centurie formavano un Manipolo e tre Manipoli una Coorte. Ogni Legione era formata da 10 Coorti (quindi 30 Manipoli e 60 Centurie) per un totale di 3.000 soldati.  La Legione disponeva poi di un’unità di Cavalleria, divisa in 10 Squadroni di 30 cavalieri ciascuno (quindi 300 cavalieri) con compiti di difesa dei fianchi dello schieramento e perlustrazione.

Le Legioni in battaglia si schieravano in profondità su tre linee: la prima era composta dai legionari più giovani (Astati), la seconda dai più esperti (Principi) e la terza dai i più anziani (Triarii).

Un reparto speciale era quello costituito dai Véliti che, armati di giavellotto, provocavano il combattimento con il nemico per poi ritirarsi dietro la Legione schierata.

La Legione sarà per molti secoli il più formidabile strumento di guerra dell’antichità e garantirà l’espansione e la difesa della Repubblica prima e dell’Impero romano poi.

Per terra, per mare, per cielo.

Il 16 ottobre 1680 moriva a Linz Raimondo Montecuccoli.

Le sue gesta come comandante di forze terrestri sono note a tutti.

Altrettanto noto, ma ancora mai citato su questo Blog, è che il nome del grande condottiere modenese venne dato ad una unità navale della Regia Marina prima e Marina militare italiana poi.

Si tratta infatti dell’Incrociatore “Raimondo Montecuccoli” la cui attività di navigazione si svolse dal 1935 al 1964.

Coinvolto nella battaglie navali nel mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe nel dopoguerra la funzione di Nave Scuola per i cadetti dell’Accademia navale di Livorno.

Tra i suoi comandanti ci fu anche  l’Ammiraglio Medaglia d’Oro al valor militare Gino Birindelli, al cui comando il “Montecuccoli” circumnavigò la terra dal 1° settembre 1956 al 1° marzo 1957.

Mi piace oggi pensare a quanto di buono ancora possa fare il nostro Raimondo nel vasto cielo che l’ospita per l’eternità….

L’eredità di Raimondo

Chi applicò per primo il pensiero strategico di Montecuccoli non furono gli Asburgo per i quali scriveva, bensì i sudditi di Luigi XIV°, il Re Sole.

Furono infatti i francesi a divulgare, all’inizio del settecento, gli scritti di Raimondo Montecuccoli, pensati e redatti tra il 1665 e il 1670 per l’uso esclusivo dell’Imperatore pro Tempore.

In modo particolare, fu Sebastien Le Pestre de Vauban (1633-1707) Maresciallo di Francia, a realizzare in Francia quel sistema di fortificazioni “mezzi efficaci alla tranquillità pubblica coll’assicurar le forze de’ reggimenti e l’obbedienza ne’ sudditi e il buon ordine dentro e la resistenza alle violenza di fuora” (Aforismi dell’arte bellica).

Nel 1688, sempre in Francia, venne istituita la Milizia Reale (Milice Royale) a cui erano affidati i compiti di milizia ausiliaria (principalmente usata per il presidio delle fortezze) e di riserva dell’esercito regolare.

In Italia, il pensiero militare montecuccoliano, pervenuto per via francese, fu applicato per primo dai Re sabaudi che realizzarono così uno dei sistemi difensivi più forti d’Europa, di cui oggi un ottimo esempio è rappresentato dal Forte di Fenestrelle in Val Chisone (provincia di Torino).

L’ultima araba fenice

I militari golpisti che il 21 aprile 1967 sovvertirono l’ordine democratico in Grecia avevano come simbolo l’araba fenice: confesso che non ho mai compreso veramente il perché. Questo simbolo rappresentò un regime militare (detto “Regime dei colonnelli” perché ideato e condotto da ufficiali che perlopiù portavano quel grado) che per ben 7 anni oppresse il popolo greco.

Ieri 8 ottobre è morto (alla veneranda età di 103 anni) il Generale  Stylianos Pattakos, l’ultimo protagonista di quel drammatico periodo della storia greca, culminato nel 1974 con la crisi di Cipro che portò a quella divisione dell’isola che ancora sussiste. Il fallimento dell’occupazione di Cipro (e il conseguente conflitto armato che si sfiorò con la Turchia) portò alla caduta del regime e al ritorno della democrazia in Grecia.

Pattakos venne processato per alto tradimento (capo d’imputazione più che appropriato per militari che attentano alla Costituzione) insieme agli altri ufficiali golpisti e condannato a morte (pena successivamente commutata in ergastolo). Liberato per motivi di salute nel 1990, si era ritirato a vita privata.

Scrivendo questo post, non posso non pensare ad un altro militare greco che in quei frangenti terribili si comportò, tra gli altri, con coraggio e determinazione a difesa della libertà: il giovane Tenente Alexandros “Alekos” Panagulis (1939-1976). Per la sua opposizione estrema al regime (progettò anche un -fallito- attentato al capo della giunta militare Colonnello George Papadopoulos) patì un carcere durissimo.

Raffrontando le due figure, non ho dubbi su chi additare a positivo esempio per i lettori di questo Blog perché sono convinto che i soldati sono sempre al servizio della libertà dei cittadini che servono e mai diversamente.

+++News: Nasce la Guardia di Frontiera europea+++

Oggi 6 ottobre 2016 è una data sicuramente da ricordare: nasce infatti la Guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea (EBCG – European Border and Coast Guard).

Costituita per trasformazione dell’Agenzia FRONTEX, avrà raddoppiati organici e mezzi e assicurerà le frontiere esterne della U.E.

Per poterla realizzare, gli Stati membri hanno formalmente rinunciato a una parte importante dei loro poteri sovrani: un primo passo verso l’esercito europeo?

D’altronde, la Bundeswehr tedesca nasce nel 1955 per parziale incorporazione del Bundesgrenzschutz – BGS, la Guardia di Frontiera della Germania dell’Ovest.

Il primo posto di frontiera presidiato dalla nuova Istituzione europea sarà quello tra Bulgaria e Turchia.

Maggiori informazioni visitando il sito

http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2016/09/14-european-border-coast-guard/

L’esercito bavarese

L’esercito bavarese nacque il 12 ottobre 1682 per volere del Principe Elettore (così chiamato per avere il privilegio di poter eleggere o essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II° Emanuele. Era inizialmente composto da  7 reggimenti di fanteria, 4 di corazzieri, 2 di dragoni e un gruppo di artiglieria.

Componente del “Reichsarmee”, l’esercito del Sacro Romano Impero, prese parte a tutte le battaglie di quest’ultimo fino al 1806, anno di dissoluzione del Sacro Romano Impero da parte di Napoleone e di nascita del Regno di Baviera, inizialmente (fino al 1813) filonapoleonico.

Riformato e strutturato secondo il modello francese, l’esercito bavarese combatté a fianco di quello napoleonico ed ebbe la sua epopea durante la campagna di Russia del 1812 dove il numeroso contingente bavarese (circa 30.000 soldati) venne sostanzialmente annientato.

Dal 1815 al 1870, l’esercito della Baviera restó il baluardo della sovranità nazionale contro l’espansionismo prussiano: non partecipó alla guerra contro la Danimarca nel 1864, venne sconfitto nella guerra della Prussia contro l’Austria (era alleato di quest’ultima) del 1866 e infine prese parte alla vittoriosa guerra franco – prussiana del 1870, al termine della quale venne proclamato l’Impero tedesco in cui il Regno di Baviera manteneva una certa autonomia.

Con la nascita dell’esercito imperiale tedesco, formato dagli eserciti di Prussia, Baviera, Sassonia e Wuerttemberg, posto sotto il comando dell’Imperatore in caso di guerra, l’esercito bavarese mantenne una spiccata autonomia pur dovendosi ovviamente adattare alle direttive provenienti dal “Grosse Generalstab” (Grande Stato Maggiore) di Berlino.

Allo scoppio della Grande Guerra, l’esercito bavarese formó un’armata (la 6^) che, agli ordini del Principe Ereditario Rupprecht, prese parte alla campagna in occidente, prima nel sud e poi nel nord del fronte francese.

Nel novembre 1918, con l’abdicazione dell’ultimo Re di Baviera Luigi III°, ebbe sostanzialmente fine anche la storia dell’esercito bavarese, la cui memoria è oggi curata dal Bayerisches Armeemuseum (museo dell’esercito bavarese) di Ingolstadt.