Memoria di un prode

Nella carneficina della Grande Guerra, la morte colse tutti senza distinzione alcuna. Tra i tanti caduti, anche la categoria dei Generali, inevitabilmente, ebbe i propri.

Tra questi, voglio ricordare il Maggior Generale Ferruccio Trombi (1858 – 1915), Comandante della Brigata “Verona”, morto in combattimento il 28 novembre 1915 ad Oslavia – Gorizia (oggi sede di un sacrario militare che custodisce le spoglie di ben 57.741 soldati italiani morti nelle battaglie per la presa della città).

Per il suo coraggio, al Maggior Generale Trombi fu concessa la Medaglia d’oro al Valor militare (alla memoria) con la seguente motivazione:

“Comandante di settore al Sabotino, dal 18 al 27 novembre, prodigò ineusaribili doti di energia, di valore, di perizia, per affrontare e superare una difficile situazione. Chiamato improvvisamente ad assumere la direzione delle operazioni in altro settore, accoglieva con entusiasmo l’incarico e, nell’adempimento di esso, sulle linee più avanzate, ove erasi recato per rincuorare le truppe, colpito in pieno da un proiettile di artiglieria nemica, moriva da prode, suggellando con tale splendida fine sul campo dell’onore tutta la sua vita di fiero e valoroso soldato. – Oslavia- 28 novembre 1915”

Una minima traccia, nell’ombra del tempo, di una storia personale che oggi merita di essere illuminata dalla luce della conoscenza.

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Una lunga storia

Il 19 novembre 1816, con Regie Patenti del Re di Sardegna Vittorio Emanuele di Savoia (1759 -1824), veniva fondata l’Intendenza generale di guerra dell’Armata Sarda, da cui deriva, per trasformazione ma senza soluzione di continuità, l’odierno Corpo di Commissariato dell’Esercito.

Al commissario militare, istituito nell’esercito prussiano con il termine Quartiermeister (Quartiermastro) e sviluppatosi nelle sue attuali funzioni a somiglianza dei Commissaires des Guerres (Commissari alle guerre) dell’esercito francese-napoleonico, è devoluto ancora oggi il sostegno logistico-amministrativo del combattente attraverso la cura dei delicati settori dell’ammistrazione, del vettovagliamento, del vestiario-equipaggiamento, del casermaggio nonché della consulenza legale del Comandante (quest’ultima, una recente attribuzione).

La storia del Commissariato militare è una lunga vicenda che accompagna costantemente, nel suo supporto ancillare (nel senso nobile del termine), la storia dell’Istituzione militare di tutti i Paesi del mondo, segnandone spesso la vittoria e/o la sconfitta, sicuramente la quotidianità.

Mi piace qui ricordare che dalla figura del “Quartiermeister”prussiano nasce, tradizionalmente, il moderno ufficiale di stato maggiore e che il grande riformatore militare tedesco Gerhard von Scharnhorst ebbe proprio il titolo di “Generalquartiermeister” (Quartiermastro generale), corrispondente a Capo di Stato maggiore, dell’esercito hannoveriano prima e prussiano poi.

 

La schiuma della terra

Leggendo il pregevole saggio del Prof. Alessandro Barbero sulla battaglia di Waterloo del 18 giugno 1815 (Alessandro Barbero, La battaglia – Storia di Waterloo- Laterza, Bari 2003), mi sono imbattuto, all’inizio, con un’ottima storia minima delle Istituzioni militari dell’epoca.

Infatti, il Prof. Barbero anzitutto (e opportunamente) scrive della natura delle organizzazioni militari del tempo, offrendo al lettore un’ampia distinzione tra coscrizione obbligatoria  (francesi e prussiani) e volontariato (britannici). Successivamente, analizza ciascuna delle forze in campo, dimostrando di condividere la teoria secondo cui l’Histoire des Armées è propedeutica a l’Histoire des Battailles.

Degli eserciti descritti, quello che ha suscitato in me maggiore interesse è quello britannico perché da me poco conosciuto rispetto agli altri.

In modo particolare, mi ha colpito che lo stesso Duca di Wellington, vittorioso comandante delle truppe britanniche a Waterloo, affermava che il suo esercito era reclutato fra <la schiuma della terra>, a significare l’origine proletaria dei soldati britannici che si arruolavano volontari nell’esercito di sua Maestà per sfuggire ad un destino di precarietà e ristrettezze economiche.

Gli stessi avversari francesi, animati dagli ideali egalitari frutto della Rivoluzione, erano molto stupiti dalla insuperabile divisione di classe che separava i soldati dai loro ufficiali, senza che questo inficiasse minimamente la loro motivazione al combattimento.

Forse perché il soldato britannico, proletario e semianalfabeta, era ben curato e, soprattutto, ben guidato dai propri comandanti? o forse perché aveva l’intima convizione di essere portatore di valori ideali superiori a quelli dei suoi nemici?

Ai lettori di questo Blog le possibili e plausibili risposte!

Un ottimo consiglio

Per celia, qualche tempo fà, ho tempestato i miei amici con una semplice domanda (più di storia generale che di storia militare): “dimmi il nome di tre Generali italiani della seconda guerra mondiale”. I miei pazienti amici hanno esitato a rispondere. I nomi di Graziani, Badoglio o Messe erano a stento ricordati.

L’ultimo libro del giovane  (ma già affermato) storico Giovanni Cecini, “I Generali di Mussolini”, Newton&Compton Editore, Roma 2016, è dunque un ottimo consiglio per chiunque -compreso i miei cari amici- voglia conoscere e/o approfondire le vicende dei responsabili militari durante il ventennio fascista, avendo così un quadro più chiaro di un periodo storico che ancora influenza, sotto molteplici aspetti (compreso quello militare), il nostro presente.

36 generali, 3 Forze armate, 7 fronti di guerra. Attraverso le biografie dei più rappresentativi tra i comandanti militari del Paese, un’inedita narrazione della seconda guerra mondiale. Carriere, intrighi, rivalità, vittorie e sconfitte: tali sono gli ingredienti di una storia controversa e avvincente. Questi sono i generali di Mussolini. Questi sono coloro la cui conoscenza è indispensabile per abbozzare un giudizio su una delle vicende più tragiche della nostra storia recente.

Un libro semplicemente imperdibile perché illuminante!

http://www.newtoncompton.com/libro/i-generali-di-mussolini

Hallelujah

Leonard Cohen (1934-2016), uno dei più grandi artisti dei nostri tempi scomparso ieri, ammirava i soldati per il senso di ordine che richiamavano in lui.

Canadese di religione ebraica, Leonard Cohen, cantò per i soldati israeliani durante la Guerra dello Yom Kippur nell’ottobre 1973.

La foto che pubblico lo ritrae mentre canta per le truppe, in una pausa dei combattimenti, con a fianco il Generale Ariel Sharon (1928-2014) che con la sua Divisione corazzata sbarcò a sorpresa sulla costa egiziana del canale di Suez, puntando poi direttamente sul Cairo e contribuendo così in modo decisivo all’esito favorevole per Israele dell’ultima guerra arabo-israeliana (le precedenti si erano svolte nel 1948, 1956 e 1967).

Cohen amava la libertà, e forse il cantare per i soldati che combattevono per la libertà in un momento così terribile come quello fu il suo contributo per far sperare come un mondo libero e giusto fosse comunque possibile.

Maybe.

Ultima Verba

Il 12 luglio 1916, il politico trentino, campione della causa irredentista, Cesare Battisti (1875-1916), catturato con l’uniforme italiana di Tenente degli Alpini, viene condannato a morte per alto tradimento (i trentini erano allora sudditi dell’Impero asburgico), con esecuzione immediata. Insieme a lui viene catturato (e anch’esso giustiziato) il patriota italiano Fabio Filzi (1884-1916).

A Cesare Battisti è fatto divieto di scrivere, sicché l’ultima sua lettera ai familiari viene da lui dettata ad un Sottufficiale austriaco e indirizzata al fratello perché teme che la moglie, residente in Italia, non possa riceverla:

“Caro fratello!

Mi hanno condannato a morte. La sentenza sarà subito eseguita. Mando a te il saluto estremo, che non posso indirizzare alla mia famiglia. Portalo tu, quando potrai, alla mia Ernesta, che fu per me una santa, ai miei dolcissimi figli, Gigino, Livietta, Camillo, al nonno e alle zie, allo zio e alle mie sorelle, e alle loro famiglie. Io vado incontro alla mia sorte con animo sereno e tranquillo. Ai miei figli: siate buoni e vogliate bene alla mamma, consolate il suo dolore.”

Da lì a poco, Cesare Battisti verrà impiccato nel castello di Trento, immolando così la sua vita alla causa italiana ed entrando nella Storia nazionale con quella stessa testa alta che lo contraddistingue nel cammino verso il supplizio come l’ultimo eroe del Risorgimento.

Non è affatto sbagliato affermare che Cesare Battisti concretizzò con la sua opera, e ancor più, con il suo sacrificio quell’ideale mazziniano dell’indissolubità tra giustizia, libertà, nazione e popolo.

Il Generale Alberto Ficuciello (1940-2016)

Ieri  a Udine è morto, all’età di 76 anni, il Generale Alberto Ficuciello.

Avevo conosciuto e apprezzato il Generale Ficuciello all’inizio degli anni novanta in un casuale ma interessante incontro e da allora ne conservo un prezioso ricordo per quanto ebbe modo di raccontarmi sul suo modo di vedere l’Istituzione militare.

Merita ricordarne la vita, testimonianza di un’esistenza ricca e intensa, paradigmatica di un alto ufficiale al servizio dello Stato e dell’Esercito.

Figlio di un Ufficiale dell’Esercito, il Tenente Generale (ris.) Alberto Ficuciello era nato il 26 marzo 1940 in un villaggio alla frontiera nord-orientale italiana ora in Slovenia. Dopo la Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli, aveva frequentato l’Accademia Militare di Modena, venendo promosso Sottotenente dei carristi nel 1960.

Come Ufficiale carrista, prestò servizio presso le Divisioni Corazzate Centauro ed Ariete, svolgendo incarichi di comando a tutti i livelli. Aveva prestato servizio in qualità di istruttore e comandante di plotone presso l’Accademia Militare, ed aveva comandato una compagnia carri nel Reggimento Lagunari. Nel 1980-81 comandò il 3° Btg. Carri Galas dell’Ariete.

Frequentò la Scuola di Guerra Italiana ed il Corso Superiore di Stato Maggiore negli anni 1971 – 1974.

Come Ufficiale di Stato Maggiore, prestò servizio presso il Comando della Divisione Corazzata Centauro. Dal 1975 al 1976 fu in servizio in Gran Bretagna presso il Comando della 3^ Divisione britannica, seguito da due lunghi periodi presso lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Ufficio Addestramento e Dottrina (1976-80 e 1982-84). Nel 1985 venne inviato a frequentare l’US Army War College a Carlisle in Pennsylvania.

Con il grado di Colonnello, comandò il Distretto Militare Principale di Palermo (1985-86) e fu quindi nominato Addetto Militare presso l’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito (1986-89). Promosso Brigadier Generale nel dicembre 1988, al rientro in Italia venne nominato Comandante della Brigata Corazzata Centauro, incarico che ricoprì fino al maggio 1991. Successivamente, prestò servizio a Torino in qualità di Capo di Stato Maggiore della Regione Militare Nord-Ovest (1991-92).

Ebbe quindi l’incarico di Capo del III° Reparto (Operazioni e Addestramento) dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Successivamente, promosso al grado di Maggior Generale, fu il primo Vice Comandante del Corpo di Reazione Rapida del Comando Alleato in Europa (ARRC) (1992-95), incarico nel quale ha contribuì allo sviluppo di tutti i concetti dell’ARRC ed al conseguimento della prontezza operativa del Comando, ivi comprese le attività preparatorie allo schieramento e all’impiego dell’ARRC in Bosnia – Erzegovina (IFOR).

Dal gennaio 1996 al febbraio 1997, ebbe il comando della Scuola di Guerra dell’Esercito Italiano.

Il 1° gennaio 1997 fu promosso al grado di Tenente Generale, e dal marzo di quell’anno fino al marzo 1999 ricoprì l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito.

Dal 31 marzo 1999 all’aprile 2001 fu Direttore del Combined Joint Planning Staff (CJPS) a favore dei comandi strategici della NATO, incarico ottenuto su selezione internazionale.

Il 13 Ottobre 2001 il Tenente Generale Ficuciello assunse l’incarico di Comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri dell’Esercito Italiano.

Nel 2003 lasciò il servizio attivo per sopraggiunti limiti d’età.

Nel luglio 2004 venne nominato Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nel corso della sua lunga e brillante carriera, il Generale Alberto Ficuciello è stato insignito delle seguenti onorificenze e decorazioni: Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Medaglia Mauriziana; Medaglia d’argento di lungo Comando, Croce d’oro con stelletta al merito di servizio; Medaglia per le calamità pubbliche; Medaglia NATO per le operazioni nella ex-Jugoslavia; Medaglia NATO per le operazioni di supporto in Kosovo; Croce di Grand’Ufficiale con Spade dell’Ordine al Merito Melitense.

Coniugato con la Signora Berta Crainz “Bocconiana”, aveva due figli: Corrado, laureato in Ingegneria Aeronautica all’Università degli Studi di Roma, e Massimo, laureato in Scienze Politiche presso la London School of Economics (Regno Unito) e presso l’Università degli Studi di Padova. Entrambi hanno prestato servizio come ufficiali di complemento nell’Esercito Italiano, rispettivamente nei Paracadutisti e nei Lagunari.

Il figlio Massimo è caduto, insieme ad altri 18 militari e  civili italiani, nell’adempimento del proprio dovere il 12 novembre 2003 nell’attentato di Nassiriya che ha visto coinvolto il contingente italiano in Iraq.

Il Generale Ficuciello, in ricordo del figlio – ufficiale specializzato nella Pubblica Informazione-, diede vita al “Premio di giornalismo internazionale Massimo Ficuciello” che chi scrive ebbe l’onore di ricevere nell’ottobre 2011.

(Notizie biografiche tratte dal sito http://www.ferreamole.it)