Pensieri di un soldato

Ferruccio Parri (1890-1981), Padre fondatore della nostra Repubblica, fu combattente della Grande Guerra come ufficiale di fanteria. Per il grande coraggio mostrato sul campo di battaglia, fu decorato per ben tre volte della Medaglia d’argento al valor militare.

Fine scrittore, riporto di seguito le sue illuminanti riflessioni annotate prima di condurre un attacco contro il nemico, sottolineandone l’originalità e la profondità eccezionali.

<Fu una inquieta notte, non nelle mie abitudini, come se dovessi anch’io fare i conti finali con la vita. Ma sapevo abbastanza per non meravigliarmi più della viltà naturale degli uomini, così che anche la guerra, quella triste guerra, si intesseva di un gioco di scarico di responsabilità, aggravato spesso, in quelli che stanno in alto, dalla ipocrisia e dalla prepotenza. Ma io, col mio orgoglio di fondo, che parte mi prendevo, che figura facevo? Dovevo obbedire ai generali o sparare contro i generali? Una riflessione ormai matura mi aveva insegnato a guardarmi da giudizi avventati sui grandi complessi sociali, avventure e sbandamenti. Ero una pedina. Allora un inganno stupido? Come conciliare la chiarezza che desideravo nel pensiero e nell’azione con la consapevolezza della mia ingenuità ma col rifiuto della stupidità? Quale era il Dio che mi impediva quella mattina di appiattirmi, di mandare al macello i soldati, di mandare avanti, al mio posto, il mio soldatino, anche lui con la mamma e il babbo che lo aspettavano? Il mio Dio non stava in cielo, non stava nella fede dei credenti, nei libri dei filosofi, non nella teorizzazione valida per tutte le genti umane. E spremi, spremi trovavo un solo semplice, non ragionabile ma inestirpabile invito: “sii in pace con te stesso”>.

(citato da Maurizio Viroli, L’autunno della Repubblica, Laterza, Bari 2016, pagg. 198-199)

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One thought on “Pensieri di un soldato

  1. «Pende sul mondo in questo crepuscolo la gran paura dell’anno mille. Oltre le nubi, oltre la paura, questo squarcio d’azzurro, questa lama di luce, quasi irreale, dell’Europa unita per la salvezza dei popoli europei»

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