Il primo esercito unito

Con la fine della Seconda Guerra d’Indipendenza nel luglio 1859 e la conseguente vittoria franco-piemontese contro le truppe austriache, oltre all’acquisizione della Lombardia da parte del Regno di Sardegna, vennero meno le dinastie filoasburgiche che reggevano i Ducati di Modena e Parma nonché il Granducato di Toscana.

Contestualmente al dissolvimento di questi Stati, nacque, per volontà dei governi provvisori di Firenze, Modena e Parma posti sotto la tutela del Re di Sardegna  Vittorio Emanuele II°, l’esercito della Lega dell’Italia Centrale il cui comando fu affidato al Generale (emiliano d’origine) Manfredo Fanti (1806 – 1865).

L’esercito della Lega, equipaggiato, ordinato e armato dall’Armata Sarda, si componeva di circa 50.000 uomini inquadrati in 10 Brigate di fanteria, 11 Battaglioni bersaglieri, 4 Reggimenti di cavalleria (leggera e pesante), 2 Reggimenti di artiglieria e 1 reggimento del genio.

Nel marzo 1860, dopo i plebisciti di annessione della Toscana e dell’Emilia, l’esercito della Lega confluì nell’Armata Sarda che venne rinominata Regio Esercito.

Dopo la fusione con l’esercito della Lega, il neocostituito Regio Esercito (che aveva nel Re d’Italia Vittorio Emanuele II° il suo Capo supremo) contava circa 187.000 uomini inquadrati su 5 Corpi d’Armata, 13 Divisioni  e 2 Brigate autonome (denominate “Savoia” e “Cacciatori delle Alpi”).

Il 4 maggio 1861, a seguito della proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, il Regio Esercito assumerà quindi il nome di Esercito italiano (per poi tornare a chiamarsi Regio Esercito Italiano nel 1884).

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