Compagno d’armi

Oggi, 408 anni fà (21 febbraio 1609), Raimondo Montecuccoli nasceva nel Castello di Montecuccolo – Pavullo nel Frignano (Modena).

Il nostro Raimondo ebbe tra gli amici più cari, con cui intrattenne per anni una ricca corrispondenza attualmente depositata presso l’Archivio di Stato di Firenze, il Principe Mattias de’ Medici (1613-1667).

Figlio del Granduca Cosimo II° (1590-1621) e Maria Maddalena d’Austria (1589-1631), Mattias combatté a fianco di Raimondo tra le file degli imperiali durante la guerra dei trent’anni (1618-1648) e la prima guerra di Castro (1641-1644), quest’ultima contro le pretese espansionistiche (ai danni dei Farnese) del Papa Urbano VIII° Barberini (1568-1644).

I Medici, come i Montecuccoli (ed anche i Piccolomini,  i Gallasso e altri esponenti di nobili famiglie italiane), si posero nel Seicento al servizio dell’Imperatore del Sacro Romano Impero combattendo nelle numerose guerre del tempo e confermando così il legame che univa gran parte dell’Italia ai destini imperiali.

In particolare, i Medici si erano legati per sempre agli Asburgo allorquando l’Imperatore Carlo V° riportó a Firenze i Medici sconfiggendo le truppe della Repubblica fiorentina nel 1530.

Grazie a questo legame, gli Asburgo (con il ramo dei Lorena) subbentrarono nel governo del Granducato di Toscana quando la linea maschile dei Medici si estinse con la morte di Gian Gastone il 9 luglo 1737.

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Una grande speranza

Frank-Walter Steinmeier (1956) è stato oggi eletto Presidente  (Bundespraesident) della Repubblica Federale Tedesca dai Grandi Elettori riuniti nel Parlamento federale (Bundestag).

Pur non avendo, per ragioni storiche, il comando supremo della Bundeswehr  (che spetta al Ministro della Difesa, in pace, e al Cancelliere federale, in guerra), il Presidente federale esercita sulle Forze Armate tedesche una forte influenza morale. Tra l’altro, il Presidente federale dispone di un un ufficiale (normalmente un Colonnello/Capitano di Vascello in servizio di Stato Maggiore) di collegamento con il Ministero della Difesa.

Chi scrive ha avuto il privilegio di ascoltare più volte i suoi discorsi come Ministro degli Esteri della Germania e non esita a definirlo una persona perbene e un politico dedicato al bene comune del proprio Paese e dell’Europa.

Nell’importante circostanza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente federale eletto un messaggio di congratulazioni in cui, tra l’altro, il Presidente Mattarella afferma:

Germania e Italia sono legate da un’amicizia saldissima e sopratutto da una visione comune e condivisa: quella di un’Europa pacifica, integrata e solidale. Un’Europa capace di promuovere e tutelare principi e diritti, realizzare crescita, occupazione e giustizia sociale al suo interno e di assumere, al contempo, un ruolo autorevole al livello internazionale.

Insomma, l’elezione a Presidente della Repubblica Federale di Germania di Frank-Walter Steinmeier rappresenta una grande speranza per tutti, cittadini tedeschi ed europei.

La dinastia militare

La dinastia dei Savoia, che resse l’Italia dal 1861 al 1946, fu essenzialmente una dinastia militare nel senso che era formata da Re- Soldati che unirono l’agire politico a quello militare.

Non furono in questo un’eccezione rispetto alle altre monarchie del mondo, ma certo l’azione dei Savoia come comandanti militari fu significativa per la storia della dinastia e dell’Italia, nel bene come nel male.

Il più celebre condottiere di Casa Savoia fu Eugenio di Savoia – Soisson (1663 – 1736) che, pur non essendo un principe regnante, fu uno dei più grandi strateghi dell’età moderna, offrendo alla dinastia dei Savoia un prestigio militare immenso, per quanto Eugenio fosse al servizio dell’Imperatore asburgico e non dello Stato sabaudo.

Nell’età contemporanea, i Savoia furono tutti membri delle Forze Armate con i gradi più diversi. Il grado più elevato raggiunto da un membro della dinastia fu quello di Primo Maresciallo dell’Impero che Re Vittorio Emanuele III° (1869 – 1947), per Statuto Comandante Supremo delle Forze Armate regie, rivestì dal 1938, a seguito della sua proclamazione a Imperatore d’Etiopia.

L’ultimo Re d’Italia, Umberto II° (1904 – 1983), che frequentò la Scuola militare di Roma ma non le Accademie militari di Torino e Modena, rivestì il grado di Maresciallo d’Italia e fu l’ultimo dei Savoia a comandare reparti militari in operazioni: ebbe infatti il Comando del Gruppo di Armate (composta dalla 1^ Armata del Generale Pietro Pintor e dalla 4^ Armata del Generale Alfredo Guzzoni, in totale 312.000 tra ufficiali, sottufficiali e truppa) che partecipò alla battaglia delle Alpi occidentali (10-25 giugno 1940).

La storia militare di Casa Savoia s’intreccia inevitabilmente con la storia militare d’Italia, incarnandone le sconfitte e le vittorie e assumendone indiscutibilmente la responsabilità politica.

Quando Federico divenne Il Grande

Federico II° di Prussia (1712 -1786) ascese al trono il 13 maggio 1740 alla morte del padre Federico Guglielmo I° (1688-1740), chiamato dai suoi sudditi il “Re Soldato” per la cura e l’importanza che riservava al suo esercito nonché per la marzialità della sua persona.

La Prussia del tempo era uno Stato forte ma piccolo; per questo la prima preoccupazione del nuovo Re prussiano fu d’ingrandire il territorio del proprio regno.

Invase dunque subito la Slesia (Schlesien in tedesco, oggi appartenente perlopiù alla Polonia, in parte minore alla Repubblica Ceca e solo in piccola parte residuale alla Germania), che al tempo apparteneva agli Asburgo, e se ne impadronì di un bel pezzo che gli fu riconosciuto con il trattato di Berlino del 1742.

Ma Federico voleva tutta la Slesia. Così nel 1744 iniziò di nuovo la guerra contro l’Austria che sconfisse grandiosamente nella battaglia di Hohenfriedberg del 4 giugno 1745 dove preponderanti forze austriache vennero battute da minori ma più agguerrite forze prussiane.

Con il Trattato di Dresda del 1745, Federico ebbe riconosciuto il possesso dell’intera Slesia in cambio dell’appoggio all’elezione ad Imperatore del Sacro Romano Impero di Francesco di Lorena (1708-1765), marito di Maria Teresa d’Asburgo (1717-1780).

Con l’importante conquista della Slesia (ricca di risorse agricole e minerarie), Federico ricevette dai suoi sudditi l’appellativo der Grosse (il Grande) con cui è passato alla storia.

Le fortificazioni

Nel pensiero strategico di Raimondo Montecuccoli, come è noto ai lettori di questo Blog, somma importanza rivestono le fortificazioni. Nei suoi “Aforismi dell’arte bellica” il grande condottiero modenese ne parla ampiamente come importante strumento di difesa e di vita socio -economica. Tra l’altro, Montecuccoli tra i suoi numerosi titoli imperiali aveva quello di “Gran Maestro dell’Artiglieria e delle Fortificazioni”.

Le fortificazioni militari hanno una lunga storia che risale alle torri e castelli dell’epoca classica e medievale. L’uso e lo sviluppo delle artiglierie portò ad una evoluzione delle fortificazioni in epoca rinascimentale. In Italia e successivamente in Francia, si affermarono degli architetti e ingegneri militari la cui opera, spesso capolavori d’arte oltre che fortezze inespugnabili, è ancora oggi visitabile e ammirabile.

I fratelli Antonio e Giuliano da Sangallo, idearono il “fronte bastionato all’italiana”, un sistema difensivo che inibiva, grazie a delle strutture sporgenti, il tiro diretto delle artiglierie.

Ne è ancora oggi un ottimo esempio la “Fortezza da basso” di Firenze costruita nel periodo 1534-1537 da Antonio da Sangallo (1484 -1548) e Pierfrancesco da Viterbo (1470-1535) su commissione di Alessandro de’ Medici (1510-1537) e destinata alla difesa interna della città del fiore.

In Francia, Sébastien Le Preste de Vauban (1633-1707) costruì un sistema di fortificazioni militari, ancora esistenti ancorché non più in uso, volute da Luigi XIV° (1638-1715) per difendere il suo regno dalle minacce esterne.

Un’ultima precisazione: parte interna delle fortificazioni rinascimentali è la cosiddetta Cittadella, che rappresentava l’ultima possibilità di difesa durante l’assedio. Nella storia militare italiana famosa è la Cittadella di Torino che resistette a lungo all’assedio dell’esercito franco-spagnolo del 1706. La Cittadella di Torino ospita oggi il Museo storico nazionale dell’Artiglieria (attualmente chiuso per restauro).