Il campo di papaveri

La terra che accoglie i soldati destinati al riposo eterno spesso, a inizio estate, è coperta di papaveri rossi a perdita d’occhio.

Questo fenomeno naturale è particolarmente rilevante nei campi delle Fiandre, della Piccardia, delle Somme che videro nella Grande Guerra cadere, dall’una e dall’altra parte, migliaia di giovani che non avevano altra speranza che la vita.

Molti, ma non tutti, ebbero una degna sepoltura nei cimiteri militari, ora divenuti monito perenne contro la guerra.

Altri rimasero insepolti, ignoti ai più e classificati come dispersi da coloro che l’inviarono a combattere, là dove lanciarono l’ultima voce al mondo.

I campi di papaveri conservano questa voce, fraterna ed uguale, come un anelito d’esistenza che la natura preserva e vivifica.

Per sempre.

(Ugo Giaime)

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One thought on “Il campo di papaveri

  1. Dormi sepolto in un campo di grano

    non è la rosa non è il tulipano

    che ti fan veglia dall’ombra dei fossi

    ma sono mille papaveri rossi

    lungo le sponde del mio torrente

    voglio che scendano i lucci argentati

    non più i cadaveri dei soldati

    portati in braccio dalla corrente

    così dicevi ed era inverno

    e come gli altri verso l’inferno

    te ne vai triste come chi deve

    il vento ti sputa in faccia la neve

    fermati Piero, fermati adesso

    lascia che il vento ti passi un po’ addosso

    dei morti in battaglia ti porti la voce

    chi diede la vita ebbe in cambio una croce

    ma tu non lo udisti e il tempo passava

    con le stagioni a passo di giava

    ed arrivasti a varcar la frontiera

    in un bel giorno di primavera

    e mentre marciavi con l’anima in spalle

    vedesti un uomo in fondo alla valle

    che aveva il tuo stesso identico umore

    ma la divisa di un altro colore

    sparagli Piero, sparagli ora

    e dopo un colpo sparagli ancora

    fino a che tu non lo vedrai esangue

    cadere in terra a coprire il suo sangue
    e se gli spari in fronte o nel cuore

    soltanto il tempo avrà per morire

    ma il tempo a me resterà per vedere

    vedere gli occhi di un uomo che muore

    e mentre gli usi questa premura

    quello si volta, ti vede e ha paura

    ed imbracciata l’artiglieria

    non ti ricambia la cortesia

    cadesti a terra senza un lamento

    e ti accorgesti in un solo momento

    che il tempo non ti sarebbe bastato

    a chiedere perdono per ogni peccato

    cadesti a terra senza un lamento

    e ti accorgesti in un solo momento

    che la tua vita finiva quel giorno

    e non ci sarebbe stato ritorno

    Ninetta mia crepare di maggio

    ci vuole tanto troppo coraggio

    Ninetta bella dritto all’inferno

    avrei preferito andarci in inverno

    e mentre il grano ti stava a sentire

    dentro alle mani stringevi un fucile

    dentro alla bocca stringevi parole

    troppo gelate per sciogliersi al sole

    dormi sepolto in un campo di grano

    non è la rosa non è il tulipano

    che ti fan veglia dall’ombra dei fossi

    ma sono mille papaveri rossi.

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