Il centro di gravità

Cento anni fà, la dodicesima offensiva sull’Isonzo (meglio nota come la Battaglia di Caporetto) portò l’Italia sull’orlo del baratro.

Un’offensiva scagliata dalla 14^ Armata austro-tedesca ed eseguita con modalità tattiche nuove per il fronte italiano (ma ampiamente impiegate sul fronte russo) causarono la perdita di un’intera Armata italiana (la 2^) e l’arretramento del fronte dall’Isonzo al Piave, con l’abbandono al nemico di tutto il Friuli e la parte orientale del Veneto.

Molto è stato scritto su questa tragedia militare e poco si ha da aggiungere oggi su questo Blog, tranne la considerazione che gli austro-tedeschi ben avevano individuato il centro di gravità italiano (ossia il suo punto vulnerabile raggiunto il quale la vittoria sarebbe stata certa): la sorpresa.

Non che gli italiani non sapessero dell’imminente offensiva o della presenza, accanto agli austriaci, delle temibili truppe tedesche; ma non si apettavano che il nemico attuasse l’infiltrazione lungo le valli e l’aggiramento delle posizioni forti in montagna in modo da realizzare l’isolamento dei capisaldi italiani.

Gli italiani combattevono secondo gli ordini dettagliatamente ricevuti (Befehlstaktik – Tattica dell’ordine) mentre i tedeschi agivano d’iniziativa nell’ambito di un obiettivo ben definito dai livelli superiori (Auftragstaktik – Tattica del compito): per questo la mancanza di ordini derivanti dalla sorpresa scardinò il dispositivo italiano.

A questo si aggiunse la nota stanchezza delle truppe e l’insufficiente azione di comando favorita anche dall’iniziale taglio, da parte del nemico, delle principali linee di comunicazione.

Ciononostante, la manovra di ripiegamento e di assestamento dell’Esercito sulla linea di difesa Piave – Monte Grappa riuscì e, insieme alla generale mobilitazione di tutto il Paese, pose le basi prima della resistenza e, un anno dopo, della finale e vittoriosa offensiva di Vittorio Veneto.

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One thought on “Il centro di gravità

  1. Che il ripiegamento riuscì è un’affermazione ottimistica: in quell’evento da parte italiana ci furono 40.000 tra morti e feriti, 300.000 prigionieri, 380.000 sbandati alla macchia e senza ordini, per non contare le centinaia di migliaia di civili rimasti sul patrio terreno invaso da austriaci e tedeschi che subirono violenze e brutalità d’ogni tipo. E’ vero, come dice un collega, che siamo un popolo incredibile: gli altri celebrano le vittorie, noi le sconfitte. Che dalla linea del Piave-Monte Grappa si sia mossa la riscossa è un altro fatto, dietro quella linea c’era, come tu noti in esordio, l’orlo del baratro.

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