Proteggere aiutando

Gran parte del legame che unisce il Paese al soldato italiano deriva dagli interventi dell’esercito nelle pubbliche calamità che hanno colpito l’Italia dalla sua unificazione nel 1861.
Le grandi catastrofi naturali (i terremoti di Messina nel 1908 e di Avezzano del 1915, l’Alluvione del Polesine del 1951, il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966, i terremoti del Belice del 1968, del Friuli del 1976, della Campania e Basilicata del 1980 fino ad arrivare a quelli dell’Aquila del 2009 e del Centro Italia del 2016) hanno visto sempre l’intervento di migliaia di soldati italiani nel prestare opera di soccorso, con coraggio e abnegazione, alle popolazioni colpite.
L’intervento dell’esercito nelle pubbliche calamità, dal punto di vista storico, si giustifica per una serie di ragioni, che vanno oltre i compiti propri della Forza Armata incentrata sulla difesa dello Stato. Considerato che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco fu fondato solo negli anni ’30 (peraltro per opera di un ex ufficiale dei Bersaglieri e Arditi, Alberto Giomini) mentre la Protezione Civile solo negli anni ’80, l’esercito è stato per decenni l’unica istituzione che, per natura, organizzazione e mezzi, potesse garantire una pronta mobilitazione e un efficace soccorso in caso di disastri naturali.
Vi erano però ragioni meno evidenti ma non meno importanti che necessitavano un pronto intervento dell’esercito nelle zone colpite da pubbliche calamità. Anzitutto l’affermazione della sovranità dello Stato in quelle zone dove la presenza dello stesso era stata cancellata dal disastro naturale. L’esercito, con il suo intervento, garantiva la presenza e continuità della sovranità statale in situazione di emergenza in attesa che i normali organi dello Stato (Comuni, Prefetture) potessero riprendere la propria attività.
Soprattutto quando non esistevano gli organi preposti alla protezione civile e questa era demandata alle comunità locali e alla solidarietà familiare, ogni terremoto o catastrofe naturale (per esempio, il terremoto di Messina 1908) metteva a dura prova la coesione morale dell’esercito di leva del tempo, nel senso che i soldati delle zone colpite tendevano naturalmente a chiedere di poter intervenire in soccorso delle proprie famiglie, causando difficoltà all’azione di comando e controllo delle autorità militari. Per questo l’esercito era portato ad intervenire per rassicurare i propri soldati, direttamente o indirettamente interessati.
Nel tempo, l’intervento di soccorso dei militari si è così intensificato che la legge 382/1978 “Norme di principio sulla disciplina militare” ha sancito il concorso delle Forze Armate in caso di pubbliche calamità e gravi emergenze sia uno dei compiti istituzionali delle stesse accanto alla Difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni dello Stato. Per far fronte a questi compiti, l’esercito si era dotato, alla fine degli anni ‘80 di una Forza di Pronto Intervento (Fo.P.I.) a livello Brigata poi sciolta con il riordino e potenziamento, anche e soprattutto a livello locale, della struttura di Protezione Civile
Negli ultimi anni, l’impiego dell’esercito (e delle altre Forze Armate), sotto l’autorità del prefetto e della Protezione Civile, si è fatto sussidiario ma non meno importante. Taluni assetti della Forza Armata (Genio e Aeromobili in particolare) continuano ad essere essenziali per la prontezza dei soccorsi, così come il pattugliamento dei soldati nelle zone colpite (ad esempio, nel terremoto dell’Aquila del 2009) offre quella necessaria cornice di sicurezza per persone e cose.

A riconoscimento del valore dell’ intervento dei soldati nelle pubbliche calamità, la Repubblica italiana il 15 ottobre 1983 ha istituito la medaglia commemorativa per gli interventi di pubblica calamità destinata a tutti i militari, anche appartenenti a Forze Armate estere, che hanno partecipato alle opere di soccorso nelle pubbliche calamità. Ai i militari intervenuti nel terremoto del Friuli del 1976 e della Campania e Basilicata del 1980 furono concesse medaglie commemorative appositamente istituite per quelle tragiche occasioni.
Per la sua opera di soccorso nelle catastrofi naturali, nel 1996 la bandiera di guerra dell’esercito è stata decorata della Medaglia d’oro al valor civile.

Per completezza di trattazione, vorrei sottolineare come anche gli ex soldati dell’esercito continuino oggi a prestare la loro opera in caso di pubbliche calamità. È questo il caso, ad esempio, dei migliaia di soci dell’Associazione Nazionale Alpina (ma questo riguarda anche altre associazioni d’Arma) che hanno generosamente prestato la propria opera durante gli ultimi terribili terremoti dell’Aquila del 2009 e del Centro Italia del 2016.

In conclusione, il benemerito intervento del soldato italiano nei confronti della propria gente in occasione dei gravi disastri naturali che caratterizzano la nostra storia, oltre a rinforzare il vincolo di solidarietà tra i militari e la popolazione civile, costituisce quell’elemento fondante di identità del soldato italiano, di riconoscenza e attaccamento degli italiani verso il loro esercito e di orgoglio per chi ne indossa la divisa.

 

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4 risposte a "Proteggere aiutando"

  1. Bell’articolo, mi piace.
    Desidero aggiungere che da metà anni ’60 fino ai primi anni ’90, la capacità dell’Esercito di pronto intervento per soccorso in caso di calamità era assicurata dai Reparti di Soccorso, a livello plotone, istituiti presso i Battaglioni Mobili Carabinieri. I RS furono soppressi per gli alti costi. Successivamente sono stati nuovamente istituiti presso alcuni Rgt/Btg ma con ordinamento e capacità diversificati

    1. Il 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza è uno degli assetti specialistici più preziosi dell’esercito italiano. Pronto ad intervenire in caso di pubbliche calamità, il Reggimento Pontieri è stato, tra l’altro, impiegato nel febbraio 2012 nelle Marche per l’emergenza maltempo.

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