I grandi soldati di Cuore

Ugo Giaime scrive dell’artiglieria da montagna prendendo spunto dalla propria passata esperienza e dalla letteratura italiana.

La lettura di un grande classico della narrativa di guerra (Giulio Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio, Mursia, 1963) mi ha fatto riflettere, ancora una volta, sul sacrificio dei nostri soldati nei conflitti armati (e non solo). Perchè hanno combattuto? Perchè sono morti?

I valori ideali nutrono l’uomo e ne formano, unitamente alla necessità, l’azione fino all’estremo. La domanda dunque riguarda quali valori ideali (la necessità si manifesta nella circostanza) sottintendono all’agire valoroso del soldato. Il senso del dovere nei confronti della Patria direbbero alcuni, il coraggio direbbero altri; io dico (anche) la fraternità d’armi: si combatte (anche) per chi ci è accanto.

Perchè ne sono così certo? Perchè ho conosciuto sul campo gli artiglieri da montagna del 3° Reggimento, la cui fama è nata in battaglia (e nel generoso soccorso alle popolazioni civili). Con loro ho condiviso momenti intensi e indimenticabili, frutto del vivere insieme, fianco a fianco, giorno per giorno.

Il destino mi ha fortunatamente risparmiato dall’onere della dura prova del combattimento ma non dalla verità della mia coscienza, ispirata dalla nobiltà d’animo, dalla illimitata generosità e dalla indiscussa dignità degli artiglieri da montagna, conosciuti ed ammirati in una di quelle personali esperienze per cui si è grati di vivere.

D’altraparte, qualcuno molto prima di me, li aveva parimenti ammirati fino a magnificarli in un passo celebre di uno dei libri più noti a generazioni d’italiani:

“E poi venne su lenta, grave, bella nella sua apparenza faticosa e rude, coi suoi grandi soldati, coi suoi muli potenti, l’artiglieria di montagna, che porta lo sgomento e la morte fin dove sale il piede dell’uomo.”

(Edmondo De Amicis – Cuore, 1889, pag. 300)

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2 thoughts on “I grandi soldati di Cuore

  1. Le profonde parole espresse dall’autore mi commuovono, mi riempiono l’animo di onore ed orgoglio e mi fanno sentire ancor più il peso e la responsabilità di guidare un’unità che nel corso di oltre un secolo, all’ombra dei colori della bandiera, ha vissuto da protagonista vicende tragiche e momenti esaltanti della storia del Paese.
    Il nostro presente di artiglieri e montagnini del “3°” scaturisce da una gloriosa storia passata intessuta di pagine di altissimo valore che partono dal primo conflitto mondiale fino alle odierne missioni estere, senza tralasciare l’impegno a favore della popolazione a seguito di calamità naturali o per ordine pubblico.
    Le pagine di centomila gavette di ghiaccio costituiscono solo un piccolo spaccato di vita vissuta, ma testimonianza autentica e vera dei valori fondanti che hanno sempre guidato il credo dei montagnini del 3° reggimento e tutti gli alpini d’italia: fedeltà alla bandiera, senso del dovere, spirito di sacrificio, solidarietà, attaccamento al reparto; in una sola parola, alpinità.
    “Tante cose sono cambiate in questi ultimi anni; mutate sono le condizioni, le tecnologie, i confini geopolitici e gli scenari.
    La professionalizzazione delle forze armate ha riscritto l’addestramento e l’impiego, quello che però è rimasto assolutamente invariato sono lo spirito ed i valori che accomunano i montagnini delle generazioni di leva più lontane ai giovani professionisti di oggi.
    Noi artiglieri da montagna del presente, nell’affrontare ogni compito ed ogni sfida futura che il paese ci affida, traiamo fonte di ispirazione da quanti ci hanno preceduti sul sentiero del dovere, in un continuum che ci ha portato nel tempo dall’africa, alla grecia, alla russia, ai balcani e all’afghanistan, con gli stessi valori, lo stesso spirito, la stessa saldezza morale.
    Perchè siamo artiglieri da montagna del 3°, ora, allora e sempre.
    Enzo Ceruzzi 41° Comandante del 3° reggimento artiglieria da montagna JULIA

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