Avere un cuore

Oriana Fallaci (1929 – 2006) è stata una grande corrispondente di guerra. I suoi scritti sulla guerra del Vietnam rappresentano ancora oggi un classico della letteratura di genere.

Per poter scrivere di guerra, Oriana Fallaci conosceva bene l’argomento, avendo lei stessa preso parte giovanissima all’ultimo conflitto in Italia come appartente al Corpo Volontari della libertà.

I suoi libri sono pieni di figure militari, basti pensare ai protagonisti del romanzo Insciallah, ambientato nell’ambito della spedizione militare italiana in Libano negli anni 1982 – 1984.

La Fallaci aveva poi amato Alekos Panagulis (1939 – 1976) che, prima di essere un indimenticabile poeta ed eroe della resistenza alla “dittatura dei colonnelli”, era stato un ufficiale dell’esercito greco proveniente da una famiglia di militari.

La Fallaci osservava i militari sempre con un occhio acuto, competente e critico. Ma era anche ammirata, quando nel loro operare riconosceva la virtù da lei preferita: il coraggio.

Una virtù di cui i militari, più di tutti gli altri, non possono far difetto poichè senza di questa ogni lotta è incerta e destinata al fallimento.

Una qualità, fisica e morale, che offre da sola la misura di un soldato chiamato potenzialmente in ogni momento a superare la paura del combattimento.

Un valore, infine, che non può mai sfuggire al giudizio della propria coscienza o, ancor meglio, del proprio cuore, termine insito nello stesso significato della parola italiana “coraggio” che deriva infatti dal latino Cor habeo, letteralmente “avere un cuore”.

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Il soldato Marcello

Uno dei film sulla terribile campagna di Russia (1941-1943) s’intitola I Girasoli, ha come protagonisti Sophia Loren e Marcello Mastroianni, ed è stato girato nel 1969 da Vittorio De Sica.

La trama narra di una sposa (Sophia Loren) che nel secondo dopoguerra cerca in Russia il marito soldato disperso (Marcello Mastroianni).

Nella sua affanosa ricerca, la moglie scopre la tragica storia dei soldati italiani dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), molti dei quali non faranno più ritorno in Patria ma riposeranno per sempre sui campi di battaglia russi nel frattempo divenuti sterminate distese di girasoli.

La partecipazione italiana all’operazione  “Barbarossa” (nome in codice all’attacco tedesco all’Unione Sovietica) vide prima l’impiego di un Corpo d’Armata (CSIR – Corpo di spedizione italiano in Russia) al comando del Generale Giovanni Messe e poi di un’intera Armata (l’8^) al comando del Generale Italo Gariboldi.

Non vi era alcuna ragione strategica che giustificasse la nostra partecipazione (peraltro non richiesta dagli alleati tedeschi) alla gravosa impresa bellica in una terra tanto lontana e ostile, ma supposti motivi di opportunità politica condannò all’estremo sacrificio, in condizioni orribili, migliaia di militari italiani.

Anche di questa immane tragedia della storia parla il film, offrendo un postumo e imperituro tributo ai caduti di un’inutile guerra.

Una curiosità: Marcello Mastroianni (nato nel 1924) non prese parte alla campagna di Russia ma in quegli anni prestava servizio, come disegnatore tecnico, all’Istituto Geografico militare di Firenze.

Unter dem Doppeladler

L’esercito austro – ungarico (più esattamente dal 1867 Esercito imperiale e regio – kaiserliche und königliche Armee) è stato uno dei più potenti della storia d’Europa. Composto nel XIX° secolo da ben 11 nazionalità (tra cui quella italiana), si componeva di coscritti reclutati in 103 distretti e nel 1885 poteva mobilitare fino ad 1.150.000 uomini, inquadrati in 3 armate. Comandante supremo (ed effettivo) dell’esercito austro-ungarico era l’imperatore (simbolo dell’unità e della sovranità dello Stato multinazionale), da cui dipendeva direttamente il Capo di Stato Maggiore, responsabile dell’approntamento, della pianificazione e dell’impiego delle forze.

Ogni reggimento disponeva di due diverse bandiere: quella con l’aquila bicipite (Doppeladler)simbolo della monarchia asburgica, e una bandiera bianca con l’aquila bicipite da un lato e lo stemma della regione di reclutamento dall’altro.

Noti come “giubbe bianche” a causa della divisa bianca che per secoli avevano indossato, i soldati austro – ungarici mutarono uniforme a seguito delle riforme militari del 1880, anno in cui venne adottata la divisa blu scura con spalline e file di bottoni neri. Alla vigilia della Grande Guerra, anche l’esercito austro – ungarico (che venne impiegato contro i russi sul fronte orientale, i serbi su quello meridionale e gli italiani sul fronte carsico -isontino) adottò la tenuta grigioverde.

In onore della monarchia asburgica (e del suo esercito) il compositore militare Josef Franz Wagner (1856 – 1908) compose la famosa marcia Unter dem Doppeladler – Marsch ancora oggi conosciuta ed eseguita dalle principali bande militari del mondo.

Sulle vivaci note di questa brillante marcia, formulo a tutti i lettori i più fervidi auguri di Buon Anno!