Al servizio del Duca

Nel 1643 l’Imperatore Ferdinando III autorizzò Raimondo Montecuccoli a tornare nella sua Patria modenese per porsi a disposizione del Duca di Modena Francesco I d’Este (1610 – 1658) nella sua lotta contro le mire espansionistiche in Emilia del Papa Urbano VIII Barberini (alleato con il Ducato di Mantova).

Gli estensi non avevano mai dimenticato quel giovane condottiero di successo che aveva goduto della propria protezione negli anni giovanili e al momento dovuto gli ricordarono i doveri di gratitudine e fedeltà nei confronti della famiglia ducale.

Montecuccoli venne nominato dal Duca Francesco I comandante dell’esercito estense che guidò vittoriosamente contro i pontifici nelle breve ma sanguinosa battaglia di Nonantola del 21 luglio 1643, evento bellico della Prima guerra di Castro (1641 – 1644). Questa guerra venne combattuta ancora per qualche mese, tra continui litigi e incomprensioni tra gli alleati della Lega antipontificia (Ducato di Parma, Granducato di Toscana, Repubblica di Venezia e Ducato di Modena) finchè la pace fu raggiunta (per stanchezza) nell’aprile del 1644.

Fu la prima e unica volta che Raimondo Montecuccoli combattè in Italia: nel 1644 infatti lasciò Modena per l’Austria e, a quanto sembra, non vi fece più ritorno.

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La prima volta

La Legge n. 382 dell’11 luglio 1978 intitolata Norme di principio sulla disciplina militare stabiliva all’articolo 1, tra i compiti delle Forze Armate, il concorso dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica nella salvaguardia delle libere istituzioni.

Questa previsione normativa discendeva dai tragici fatti del sequestro dello statista Aldo Moro (16 marzo – 9 maggio 1978) e l’uccisione della sua scorta (i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci nonchè le Guardie di Pubblica Sicurezza Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) da parte delle Brigate Rosse.

Durante il sequestro infatti, per la prima volta nella storia repubblicana, l’ Esercito venne impiegato per ragioni di ordine pubblico.

Seimila soldati, perlopiù appartenenti alla Brigata Granatieri di Sardegna, vennero impiegati per il controllo e il presidio del territorio sulla base di una norma che consentiva eccezionalmente all’autorità giudiziaria di richiedere l’intervento della Forza Armata.

L’eccezionalità di quel tempo è oggi divenuta, grazie a tale drammatica esperienza, una possibilità contemplata dalle norme (Decreto legislativo 15 marzo n. 66 Codice dell’ordinamento militare e Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010 n. 90 Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare) che disciplinano il normale impiego dell’Esercito, per l’appunto attualmente impegnato su tutto il territorio nazionale con l’Operazione di ordine pubblico Strade Sicure per garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Il coloniale

Una delle figure più alte della storia dell’esercito italiano, per il ruolo fondamentale avuto nelle vicende coloniali dell’Italia alla fine del XIX secolo, è il Generale Antonio Baldissera (ormai ingiustamente sconosciuto ai più).

Antonio Baldissera nacque a Padova, suddito asburgico, il 27 maggio 1838. Ammesso all’Accademia militare di Wiener Neustadt ne uscì come Sottotenente di fanteria nel 1857.
Combattente nella guerra austro-prussiana del 1866 (dove venne decorato dell’Ordine di Maria Teresa), al passaggio del Veneto all’Italia, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, entrò a far parte dell’esercito italiano.

Nel 1879, nel grado di Colonnello, ebbe il comando del 10° Reggimento Bersaglieri e successivamente del 7° Reggimento della stessa specialità.
Promosso Maggior Generale, Baldissera partì nel novembre 1887 per l’Eritrea dove, nell’aprile del 1888, divenne Governatore della colonia italiana e comandante delle truppe locali. In questo incarico, il Generale Baldissera entrò nella storia coloniale italiana: accorto e paziente diplomatico, con costanza e capacità, iniziò un graduale ampliamento e consolidamento della colonia, sfruttando abilmente la rivalità tra i capi eritrei. Costruì strade, ponti, il porto di Massaua e altre infrastrutture, dotando la colonia di servizi amministrativi. Istituì anche le truppe indigene, organizzando i battaglioni di Ascari che concorsero nel tempo a scrivere pagine gloriose della storia militare italiana. Entrato in contrasto con il primo Ministro Francesco Crispi, che richiedeva a Baldissera un’azione più spregiudicata al fine di sostenere l’ascesa al trono di Abissinia del Ras Menelik, chiese di essere rimpatriato, cosa che avvenne nel dicembre 1889. Comandante della Brigata Calabria, venne promosso Tenente Generale nel 1892 ed ebbe il comando della Divisione di Catanzaro prima e di Novara poi. Inviato di nuovo nella colonia Eritrea dopo la sconfitta italiana nella battaglia dell’Amba Alagi il 7 dicembre 1895, giunse pochi giorni dopo la tragica sconfitta di Adua del 1 marzo 1896. Con le sue indubbie qualità personali e militari, prese in mano una situazione gravissima, che minacciava di far scomparire la presenza italiana in Africa Orientale. Riuscì a riordinare le truppe, a sconfiggere i dervisci sudanesi, a liberare Adigrat assediata e affrancare i prigionieri italiani in mano alle tribù tigrine.
Tornato in Italia nel 1897, venne accolto con tutti gli onori e decorato delle massime onorificenze militari. Comandante del Corpo d’Armata di Ancona prima e di Firenze poi, venne nominato Senatore dal Re Vittorio Emanuele III nel 1904. Congedato nel 1906, si spense a Firenze l’8 gennaio 1917. Riposa nel cimitero fiorentino di Soffiano.

Una targa commemorativa ne ricorda la figura e le gesta, sulla facciata di Palazzo Santa Caterina, già sede del Ministero della Guerra (1865 – 1871), a Firenze in piazza San Marco.

Sempre a Firenze, esiste una Caserma a lui intitolata che, dopo aver ospitato diversi Reggimenti di cavalleria, attualmente ospita il Comando Legione Carabinieri Toscana.

Operatività

Un’Istituzione militare si caratterizza dalla propria capacità operativa, ossia l’attitudine ad adempiere al meglio la missione affidatagli dall’Autorità politica.

Nei tempi attuali, tale capacità operativa è, generalmente, la risultante di più componenti tra le quali le principali, a parere dello scrivente, possono essere di seguito elencate:

  1. Comando, Controllo, Comunicazione, Computer, Intelligence, Sorveglianza, Acquisizione Obiettivi e Ricognizione – C4 ISTAR ( questa capacità consente ai Comandanti ai vari livelli di responsabilità, di disporre di un sistema di Comando e Controllo adeguato al contesto operativo ed efficace per l’adempimento del compito assegnato);
  2. Schieramento e Mobilità (consente la rapida concentrazione della forze quando e dove serve);
  3. Precisione ed efficacia d’ingaggio (capacità di colpire l’obbiettivo in modo selettivo evitando indesiderati effetti collaterali);
  4. Sopravvivenza e Protezione delle forze (proteggere i propri soldati sempre e ovunque);
  5. Sostenibilità logistica (sostenere la vita in operazione delle proprie forze in modo efficace ed efficiente in ogni circostanza);
  6. Supporto Generale (assicurare alle forze impegnate nella missione l’indispensabile supporto finanziario, legale, addestrativo e infrastrutturale).

Senza aver in alcun modo esaurito la questione, si può senz’altro affermare che dalla realizzazioni delle sopraesposte capacità si può confidare nel miglior conseguimento del compito assegnato alle Forze Armate.