Il coloniale

Una delle figure più alte della storia dell’esercito italiano, per il ruolo fondamentale avuto nelle vicende coloniali dell’Italia alla fine del XIX secolo, è il Generale Antonio Baldissera (ormai ingiustamente sconosciuto ai più).

Antonio Baldissera nacque a Padova, suddito asburgico, il 27 maggio 1838. Ammesso all’Accademia militare di Wiener Neustadt ne uscì come Sottotenente di fanteria nel 1857.
Combattente nella guerra austro-prussiana del 1866 (dove venne decorato dell’Ordine di Maria Teresa), al passaggio del Veneto all’Italia, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, entrò a far parte dell’esercito italiano.

Nel 1879, nel grado di Colonnello, ebbe il comando del 10° Reggimento Bersaglieri e successivamente del 7° Reggimento della stessa specialità.
Promosso Maggior Generale, Baldissera partì nel novembre 1887 per l’Eritrea dove, nell’aprile del 1888, divenne Governatore della colonia italiana e comandante delle truppe locali. In questo incarico, il Generale Baldissera entrò nella storia coloniale italiana: accorto e paziente diplomatico, con costanza e capacità, iniziò un graduale ampliamento e consolidamento della colonia, sfruttando abilmente la rivalità tra i capi eritrei. Costruì strade, ponti, il porto di Massaua e altre infrastrutture, dotando la colonia di servizi amministrativi. Istituì anche le truppe indigene, organizzando i battaglioni di Ascari che concorsero nel tempo a scrivere pagine gloriose della storia militare italiana. Entrato in contrasto con il primo Ministro Francesco Crispi, che richiedeva a Baldissera un’azione più spregiudicata al fine di sostenere l’ascesa al trono di Abissinia del Ras Menelik, chiese di essere rimpatriato, cosa che avvenne nel dicembre 1889. Comandante della Brigata Calabria, venne promosso Tenente Generale nel 1892 ed ebbe il comando della Divisione di Catanzaro prima e di Novara poi. Inviato di nuovo nella colonia Eritrea dopo la sconfitta italiana nella battaglia dell’Amba Alagi il 7 dicembre 1895, giunse pochi giorni dopo la tragica sconfitta di Adua del 1 marzo 1896. Con le sue indubbie qualità personali e militari, prese in mano una situazione gravissima, che minacciava di far scomparire la presenza italiana in Africa Orientale. Riuscì a riordinare le truppe, a sconfiggere i dervisci sudanesi, a liberare Adigrat assediata e affrancare i prigionieri italiani in mano alle tribù tigrine.
Tornato in Italia nel 1897, venne accolto con tutti gli onori e decorato delle massime onorificenze militari. Comandante del Corpo d’Armata di Ancona prima e di Firenze poi, venne nominato Senatore dal Re Vittorio Emanuele III nel 1904. Congedato nel 1906, si spense a Firenze l’8 gennaio 1917. Riposa nel cimitero fiorentino di Soffiano.

Una targa commemorativa ne ricorda la figura e le gesta, sulla facciata di Palazzo Santa Caterina, già sede del Ministero della Guerra (1865 – 1871), a Firenze in piazza San Marco.

Sempre a Firenze, esiste una Caserma a lui intitolata che, dopo aver ospitato diversi Reggimenti di cavalleria, attualmente ospita il Comando Legione Carabinieri Toscana.

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Una risposta a "Il coloniale"

  1. quella dell’avventura coloniale non è tra le pagine più edificanti della nostra storia, con buona pace del Generale Baldissera

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