L’amante della Repubblica

Nello Rosselli (1900 -1937) è stato uno storico, giornalista e antifascista ucciso in Francia, insieme al fratello Carlo, da esponenti dell’estrema destra francese.

Nei suoi studi storici, si occuppò a lungo della vita e dell’opera di Carlo Pisacane (1818- 1857), una delle figure più intrepide del nostro Risorgimento e fervente repubblicano.

A Carlo Pisacane, Nello Rosselli dedicò un bel libro (edito solo 40 anni dopo la sua morte) dalla cui introduzione ho tratto questi due significativi (nel loro richiamo all’attualità e limpido tratteggio del personaggio) passaggi:

“La personalità di Pisacane nella nostra storia politica è di quelle che disorientano per la loro
molteplicità. C’è da un verso il soldato colto e studioso che considera il risorgimento d’Italia quale un problema spiccatamente militare; c’è dall’altro lo scrittore che ne sottolinea le premesse e le inderogabili finalità di rivoluzione integrale. C’è il mazziniano puro di Sapri; il socialista e il nazionalista; l’aristocratico e il transfuga della sua classe sociale; l’uomo romantico e l’ammirator di
Cattaneo.
Io lo vedo in certo modo come uno specchio d’Italia nel suo tempo. In lui, per quanto non uomo di primissima linea nel Risorgimento, anzi proprio perché non lo fu né mai pretese d’esserlo, si riflettono infatti le varie esigenze, aspirazioni, impostazioni ideali del popolo italiano a mezzo il
secolo XIX. La sua vita inquieta le comprende e le esprime un po’ tutte; egli ha l’istinto immediato e sicuro della necessità di volta in volta prevalente, sa la falla che preme di chiudere, il silenzio che preme di rompere, il gesto che preme di fare.”/…/

“Guerriero e cospiratore, Pisacane ci ammonisce che il riscatto di un popolo dalla tirannia, dalla
servitú, dalla cronica fiacchezza politica, è anzitutto problema morale. Cospirazioni, sètte, rivolte, guerra, sta bene; ma hanno ad essere l’ultimo atto. Primo elemento della soluzione: indagare e chiarire perché mai questo popolo si lasciò rapire o rinnegò indipendenza e libertà. Secondo: crearsi e diffondere la coscienza della possibilità, e quindi della doverosità della risurrezione. Terzo: crearsi
e diffondere una visione chiara degli ostacoli da superare, delle resistenze da vincere, degli errori da
evitare, dei mezzi piú atti a sollecitare la risurrezione, e poi del senso da darle, e del come fondarla graniticamente.
Intorno a questi problemi appunto Pisacane studiò con ostinata passione, e chi legga i suoi libri
ha la sensazione d’un incessante frenetico inquieto perché? volto alla storia remota e recente d’Italia,
ai suoi geni, alle sue miserie, alle sue condizioni geografiche, economiche, ai suoi ordinamenti passati, ai costumi del suo popolo, all’Europa circostante. Perché cosí grande e libera l’Italia, e poi non piú che una inerte colonia di sfruttamento per le nazioni finitime? Perché cosí belligera e poi cosí imbelle e vigliacca? Perché tanta decadenza nei mezzi, nelle volontà, negli ingegni? Perché?
La risposta suona un inno di fede: l’Italia sta per rinascere a un alto destino; ma il problema del
come è gravissimo. Dar vita a una grande nazione è assunto da giganti; bisogna suscitare nei futuri
cittadini l’animo, il costume, la consapevolezza adatti ai compartecipi di tanta impresa. Studiare come viva lo Stato moderno, su quali forze si regga, quale ne sia l’ordinamento migliore, quali rapporti debbano correre tra la cittadinanza e il potere esecutivo, quali obiettivi concreti si debbano proporre alla nuova entità statale che si disegna.” /…/

(da Nello Rosselli – Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano, Einaudi, Torino 1977)

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Una risposta a "L’amante della Repubblica"

  1. Bella azione divulgativa in onore di una non sempre amata Repubblica, che invece meriterebbe dai cittadini tanta considerazione in più

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