Lo spionaggio nel pensiero di Raimondo Montecuccoli

Nella sua vita, Montecuccoli ebbe tre periodi che dedicò alla scrittura: 1639 – 1642, durante la prigionia nel castello dei Duchi di Pomerania a Stettino; il periodo 1648 – 1652 nella sua residenza nel castello di Hohenegg durante gli anni successivi alla pace di Vestfalia; 1665 – 1670, ancora nel castello di Hohenegg, dopo il suo trionfo nella battaglia di San Gottardo.
Nel corso del primo periodo vide la luce, insieme ad altre opere minori, il Trattato della Guerra, scritto per l’esattezza (come ci dice lo stesso Montecuccoli) nel 1641.
Al secondo periodo risalgono Le Tavole militari e probabilmente la stesura definitiva del Delle Battaglie
Nell’ultimo periodo, il Montecuccoli scrisse il capolavoro che gli diede fama immortale: Della guerra col turco in Ungheria, opera meglio e universalmente nota come Aforismi dell’arte bellica. Nelle sue riflessioni Montecuccoli affronta tutti i temi della strategia, tattica, organica e logistica componenti l’arte militare, senza tralasciare alcun settore specifico o, per dirla in termini moderni, alcuna “funzione operativa” (combattimento, supporto al combattimento, sostegno logistico ecc.)

È nel Trattato della Guerra, capo (o capitolo) VI, che Montecuccoli si occupa di quello che attualmente noi conosciamo sotto il termine di “Intelligence/Counterintelligence e RSTA – Reconnaissance, surveillance, and target acquisition” ma che il Nostro definiva “Dei spioni e delle Guide”.
Il Trattato della Guerra, di cui ci sono giunte due copie (conservate negli archivi di Vienna e di Modena) ma non l’originale, è il primo lavoro organico sulla guerra che Montecuccoli scrisse, ispirandosi a quel metodo induttivo “osservare e descrivere” che aveva imparato leggendo Francesco Bacone.
Nel Trattato, che differisce dagli Aforismi per essere essenzialmente opera teorica e speculativa frutto delle intense e innumerevoli esperienze belliche maturate nella Guerra dei Trent’anni, Montecuccoli descrive la guerra come fenomeno globale inserito completamente nella storia e nel contesto sociale del tempo.

Contrariamente a Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz (1780 -1831, giunto sulla scena politico-militare nel XIX secolo ma tuttora riferimento imprescindibile del pensiero strategico militare), che solo in parte trae le proprie convinzioni dalla modesta esperienza diretta della guerra, Montecuccoli che del fatto bellico è stato un prim’attore, non considera la guerra come espressione diretta della politica ma la osserva e la descrive come fatto autonomo, sottoposto a regole proprie, la cui conoscenza è indispensabile premessa di ogni vittoria sul campo. Montecuccoli, uomo dotato di vasta cultura generale, è anzitutto un combattente e desidera dare un ordine sistemico alle sue conoscenze apprese in combattimento. Sa bene che la vittoria è la risultante dell’azione combinata di diversi fattori, primo fra tutti la conoscenza della consistenza e della capacità operativa del nemico.

Nel capo VI, dunque, Montecuccoli enuncia una serie di principi a cui il condottiero deve attenersi nell’impiego delle spie e quindi nello svolgimento dell’attività di Intelligence :
1. “Le spie devon’ essere molte in numero” affinché l’attività informativa sia la più ampia e accurata possibile. E perché gli informatori, accordandosi tra loro, non forniscano false informazioni o facciano il “doppio gioco”;
2. “non devono anche esser conosciuti da persona alcuna”, ovviamente la segretezza è fondamentale per l’effettivo svolgimento dell’attività informativa. Montecuccoli però poi specifica che chi opera nel settore Intelligence deve essere conosciuto (e dipendere) direttamente dal condottiere/comandante per evitare che un qualsiasi altro intermediario possa essere un agente del nemico e mettere così a repentaglio gli esiti dell’attività informativa. Ponendo in sistema questo precetto con quello precedente, Montecuccoli riconosce indirettamente la necessità di una organizzazione dell’Intelligence da cui non si può prescindere per garantire la sua funzionalità/effettività;
3. “gli spioni passano al campo del nemico sotto colore d’altri affari”, ossia svolgono attività informativa in un settore diverso a quello a cui sembrano appartenere: chi potrebbe sospettare di un saltimbanco giramondo o di un pastore che pascola il proprio gregge?
4. “ma egli non è sempre ben fatto di mandare a spiare indifferentemente nel campo del nemico ogni villano o soldato o persona cognita”; l’attività informativa deve essere svolta da persone preparate a farlo! Anche nel campo dell’Intelligence la formazione è evidente fattore di successo. Montecuccoli è giustamente molto attento alla preparazione professionale nel vasto campo militare e non accetta alcuna improvvisazione o superficialità in materia. In tale contesto, Montecuccoli ritiene opportuna e apprezzabile, soprattutto per la formulazione di un quadro d’insieme della situazione, l’utilizzazione per scopi informativi degli ambasciatori, specie se accompagnati, sotto le mentite spoglie di servitori, di “uomini peritissimi in guerra i quali, presa occasione di vedere l’esercito nemico e considerare le forze e debbolezze sue, gli hanno dato occasione di superarlo, di penetrare i suoi consigli e di speculare i suoi apparecchi /…/”.

Montecuccoli procede poi a descrivere talune pratiche specifiche di “Counterintelligence” come, ad esempio, il rilascio di prigionieri per far conoscere false informazioni al nemico o distribuire alla parte avversaria informazioni che colpiscano il morale delle truppe avversarie: è una pratica che oggi definiremmo di Psychological Operations – PSYOPS (in italiano Guerra psicologica).
Nel contempo, egli narra anche di uno stratagemma atto a vanificare gli effetti della PSYOPS ossia diffondere la voce che le informazioni fatte circolare siano per verificare, da parte del condottiero, l’affidabilità e l’attaccamento dei propri uomini! Montecuccoli ci fornisce anche degli strumenti per far arrivare al destinatario le informazioni segrete. “si può far sapere la sua intenzione ad un altro in grandissima lontananza colla calamita (qui non è chiaro a cosa si riferisca ndr), co’ specchi e col sangue suo proprio.”
Infine, e per questo fu molto criticato in seguito (anzitutto dal suo primo studioso/divulgatore, il Generale francese Lancelot Turpin de Crissé), Montecuccoli prevede la pena di morte per gli informatori nemici scoperti: “per assicurarsi delle spie del nemico, servono molto le pene rigorose et acerbe con le quali si fanno morire quei che sono colti, accioché gli altri che si lasciano adoperare in simil servizio sieno sbigottiti”.

Nell’opera denominata Tavole militari, scritta con ogni probabilità nel 1653 e destinata all’Imperatore Ferdinando III, Raimondo Montecuccoli accenna brevemente all’attività d’Intelligence nella Tavola X (denominata Combattere) nel tratto che si riporta: “Si considerano: SORPRESE (così nel manoscritto originale ndr) l’avere spie fra l’inimico, accioch’è essendo egli avvisato del tuo disegno, non si possa muover che non lo sappia /…/”.

Gli Aforismi hanno costituito il principale riferimento del pensiero strategico militare per tutti gli eserciti, fino all’inizio del XIX secolo, allorché è prevalso il pensiero di colui che ancora oggi è considerato la stella polare delle discipline strategiche: il sopracitato Carl von Clausewitz, autore del celeberrimo Vom Kriege (Della Guerra).
I principi esposti dal Montecuccoli negli Aforismi furono alla base delle vittoriose campagne intraprese da Carlo di Lorena ed Eugenio di Savoia.
Anche negli Aforismi Montecuccoli si occupa di Intelligence. Per l’esattezza, nell’aforisma n. XXXII il egli scrive: “Le spie si allettano e si mantengono col danaro: procedasi cauto, e s’infinga con esse, perché elle sono talvolta doppie: assicurarsi della persona et aver pegni di moglie o di figliuli, s’elle propongono qualche sorpresa: non lasciarle conoscere né da altri né fra loro. Possono spiare prigionieri, trombetti, trasfuggitori, che vengono o che si mandano, villani, corridori, soldati travestiti, messaggeri deditizi. Le spie dell’inimico, colte che siano, si impiccano.”
Come si può notare, Montecuccoli riassume quanto già ampiamente scritto nel Trattato della Guerra, avvalorato dalla grande esperienza maturata nella recente e vittoriosa campagna contro i turchi. D’altra parte, lo stratega conosceva bene anche teoricamente l’importanza, nella storia, della funzione Intelligence per la conoscenza dei grandi scrittori classici come Erodoto, Senofonte, Cesare, Tacito e Polibio (per citarne solo alcuni) che narrano nelle loro pagine di spie e inganni di guerra.

In conclusione, l’Intelligence è una funzione operativa imprescindibile nella strategia militare che ha come obiettivo, da sempre, la sconfitta del nemico e la sicurezza delle forze proprie attraverso la conoscenza delle informazioni del e sul nemico stesso: Raimondo Montecuccoli ha il merito non solo di averlo provato vittoriosamente sul campo ma soprattutto di averne delineato i contorni teorici che offrono di questa funzione un lato scientifico mai esplorato fino ad allora.

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Una risposta a "Lo spionaggio nel pensiero di Raimondo Montecuccoli"

  1. Ciao Franco è davvero un bellissimo articolo complimenti! Di particolare interesse non solo perchè entri appieno nella teoria e nella pratica di Montecuccoli ma sopratutto perchè lo relazioni a Clausewitz & alla Guerra Moderna! Non mancherò di condividerlo sui social nella pagina “Raimondo Montecuccoli” che ho creato parallelamente a quella del Castello https://www.facebook.com/R.Montecuccoli/ nonchè sul sito dell’associazione http://www.ilfrignanodeimontecuccoli.it . Nelle scorse settimane mi sono recato a Cakocev in Croazia per visitare il museo di Zrinyi (musei che mi piacerebbe mettere in patnership attraverso un progetto europeo)
    ma ahimè l’ho trovato chiuso per restauro.

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