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Lo scrittore Giovanni Comisso (1895 – 1969), combattente come ufficiale del Genio telegrafisti (l’attuale Arma delle Trasmissioni) nella Prima Guerra Mondiale e Legionario fiumano, ci ha lasciato un importante punto di vista sulle conseguenze della Grande Guerra per il popolo italiano:

Le grandi perdite di ufficiali nel principio della guerra aveva costretto il Comando supremo dell’esercito a ricorrere a mezzi spicciativi per crearne di nuovi e venne dimostrato che il grado non era un mito, nè un’attribuzione privilegiata, ma un ordine a tutti accessibile e con esso la facoltà di comandare. Le prove di valore tramutarono rapidamente soldati in ufficiali, soldati che erano uomini del popolo, sul limite della borghesia e così venne infranta la divisione tra una classe e l’altra, tra quella che comandava e quella sottomessa. La vita stessa di guerra dove i diritti civili e individuali dovevano sottostate a quelli militari convinse con ebrezza coloro che avevano raggiunto un grado di poterne fare sistema continuato ad oltranza. Questa sete di autorità è il fenomeno nuovo, balzato dalla guerra.

(Giovanni Comisso, Le mie stagioni, pagg.106 -107, Longanesi, Milano, 1963)

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