La voce dei vinti

L’austriaco Leo Spitzer (1887 – 1960) è stato uno dei maggiori linguisti e filologi romanzi del secolo scorso (nonchè membro corrispondente dell’Accademia della Crusca di Firenze).

Impiegato nella Grande Guerra presso l’ufficio censura, ebbe modo di leggere migliaia di lettere di soldati italiani prigionieri in Austria (in totale, nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia ebbe più di 600.000 prigionieri di cui circa 100.000 morirono per malattia e fame) in cui veniva scritto dei temi più disparati (la lontananza, il ricordo, l’attesa della pace, la fame, il patriottismo solo per ricordarne alcuni) e in una lingua più dialettale che corretta (solo circa il 70% dei soldati era alfabettizzato).

Da questa esperienza trasse un famoso libro (Italienische Kriegsgefangenenbriefe. Materialen zu einer Charakteristik der volkstümlichen italienischen Korrespondenz – Wien, 1921) recentemente (2016) ripubblicato da la Casa editrice Il Saggiatore di Milano con il titolo “Lettere di prigionieri di guerra italiani”.

Un’opera nata con intenti di studio linguistico, ci offre una testimonianza preziosa della “voce dei vinti” che oggi hanno la possibilità di far ascoltare la propria testimonianza della tragedia, personale e collettiva, per anni persa nella nebbia del colpevole oblio di chi hanno (comunque) servito. E completa la comprensione di uno degli eventi più importanti per la comprensione della nostra storia nazionale.

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Una risposta a "La voce dei vinti"

  1. Ottima segnalazione, purtroppo nella concezione di Giustizia del mondo occidentale, ma direi di tante culture, la “Voce dei Vinti” viene costantemente sopita e vilipesa, quasi allontanata per una sorta di paura collettiva.
    Solo gli Storici hanno il potere, ed il Compito, di riesumare a distanza queste voci, dando testimonianza viva dell’interesse per la Verità, la Giustizia e per estremo rispetto a coloro che, schierati tra i perdenti, hanno eguale dignità e diritto a sentire valutate le proprie ragioni al concorso della verità storica.
    Mi viene spontaneo ricordare l’enorme contributo del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa che ha dedicato decenni per ridare voce a tristi storie dell’ultimo Conflitto Mondiale. Grazie.

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