Ricordando Franco

Molti militari italiani parteciparono alla resistenza al nazifascismo in Italia: Franco Quarleri era uno di questi.

Franco aveva 25 anni anni quando morì. Era nato a Voghera il 6 marzo 1920 e nella sua cittadina vi trovò la morte in combattimento il 26 aprile 1945.

Era stato ufficiale di complemento del Servizio (oggi Corpo) di Commissariato dell’Esercito (ruolo Sussistenza) ed aveva partecipato alla Campagna di Russia.

Di fronte ai tragici eventi dell’8 settembre 1943 rimase fedele al giuramento prestato al Re e scelse la lotta contro l’invasore nazista.

Per le sue qualità personali e militari, divenne il Vice comandante di una formazione partigiana presso cui era noto con il nome di battaglia di Carli.

Morì il 26 aprile in uno scontro a fuoco con il nemico: offrì coraggiosamente la sua giovane vita per un’Italia libera e democratica.

È stato decorato di medaglia d’oro al valor militare (alla memoria) con la seguente motivazione:
«Giovane entusiasta ed ardito, durante tutta la lotta di liberazione, forniva belle e luminose prove di coraggio nel corso di numerosi combattimenti, raggiungendo nelle file partigiane posizione di responsabilità e di comando. Quando già chiaramente si delineava la sconfitta tedesca, attaccava con decisione una grossa formazione avversaria, precludendole la ritirata, infliggendo forti perdite e facendo numerosi prigionieri. Nell’assaltare gli ultimi ed ostinati nuclei di resistenza, riportava più di una ferita, ma seguendo il suo slancio generoso, proseguiva sino al riparo nemico, abbattendosi sul ciglio conteso dopo avere seminato panico e morte col preciso lancio di bombe a mano. Chiaro esempio di coraggiosa tenacia e di alte virtù militari. Voghera, 25 aprile 1945.»

La città di Voghera lo ha onorato con l’intitolazione di una piazza e la deposizione di una lapide dove cadde.

Per non dimenticare chi ha creduto, fino al sacrificio della propria vita, in un futuro migliore per tutti.

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Il Principe azzurro

Tra le figure più importanti della storia bavarese (e tedesca nonchè europea), il Principe elettore (ossia detentore del diritto di eleggere ed essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II Emanuele di Baviera (Max II Emanuel von Bayern 1662 – 1726) è considerato il fondatore dell’esercito bavarese e uno dei più valorosi condottieri nel periodo a cavallo tra il XVII e XVIII secolo.

Chiamato dai suoi contemporanei Der blau Kurfürst (il principe azzurro), soprannome attribuitogli dai turchi a causa della vesta azzurra (colore della Baviera) che portava sull’armatura in combattimento, combattè contro gli ottomani (concorrendo alla liberazione di Vienna dall’assedio nel 1683 e di Belgrado nel 1688) nonchè contro gli imperiali guidati da Eugenio di Savoia nella guerra di successione spagnola 1701 – 1715 (nel frattempo era passato dalla parte dei francesi di Luigi XIV), sopportando anche un periodo d’esilio a seguito della sconfitta in quest’ultima guerra.

Di origine italiane (sua madre era Enrichetta Adelaide di Savoia), Massimiliano II Emanuele fu inoltre un grande promotore delle arti; a lui infatti si deve il rifacimento e l’abbellimento del Castello di Schleißheim (dove è possibile ammirare una pregevole serie pittorica dedicata alle vittorie di Massimiliano II Emanuele insieme a una slendida collezione di pittori seicenteschi italiani) ad opera, tra gli altri, dell’architetto italiano Enrico Zuccalli. Il castello di Schleißheim è oggi una delle più ammirate destinazioni turistiche della città di Monaco di Baviera.

Lo spirito degli eserciti

Le vicende politiche in Sudan di queste ore, che vedono protagoniste le Forze Armate sudanesi in un rivolgimento del regime politico finora vigente, mi fanno venire in mente una frase di Montesquieu, famoso studioso francese delle scienze politiche:

Pour que celui qui exécute ne puisse pas opprimer, il faut que les armées qu’on lui confie soient peuple et aient le même esprit que le peuple/…/.

Perchè chi esegue non possa opprimere, occorre che gli eserciti che gli vengono affidati siano popolo e abbiano lo stesso spirito del popolo /…/.

Montesquieu (1689 -1755), De l’esprit de lois, libro XI capitolo 6°

Sorprendente legame

Cosa lega il condottiere Raimondo Montecuccoli al poeta Rainer Maria Rilke (1875 – 1926)? La battaglia di Mogersdof/Raab del 1° agosto 1664.

Tale battaglia infatti fa da cornice ad un breve racconto epico scritto da Rilke nei suoi anni giovanili (probabilmente nel 1899) e pubblicato poi nel 1912: Il canto d’amore e morte dell’alfiere Christoph Rilke (Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke).

Il protagonista del poema, Christoph, un giovane alfiere dell’esercito imperiale (supposto antenato di Rilke stesso), muore con la bandiera in mano durante la decisiva battaglia condotta da Montecuccoli contro i turchi. Prima di morire però (Rilke scrive della morte: Eine lachende Wasserkunst- un divertente gioco d’acqua), conosce tutti i più nobili sentimenti, in primis l’amore (che scopre tra le braccia di una contessa la notte precedente alla morte in combattimento) ma anche l’amicizia dello straniero (nello scritto, il marchese francese).

Il racconto ebbe un enorme successo nel periodo antecedente la Grande Guerra e si narra che ogni soldato tedesco in partenza per il fronte avesse con sè una copia del Cornet (come è comunemente e sinteticamente conosciuto l’opera nella storia della letteratura tedesca).

Sicuramente questa rappresentazione dell’impegno in guerra fino alla ricerca della morte eroica è componente non trascurabile del concetto di vita del militare germanico del tempo, espressione di una società fortemente impregnata del militarismo guglielmino.