Paradiso e inferno perduti

“Non solo il paradiso, abbiamo perduto anche l’inferno” (Nicht nur das Paradies, auch die Hölle ging uns verloren).

Willy Peter Reese aveva 20 anni e voleva diventare scrittore quando fu chiamato alle armi e inviato al fronte in Russia con l’uniforme della Wehrmacht.

Dal 1941 al 1944 scriveva alla famiglia cosa stesse vivendo in una guerra senza tregua nè pietà, in cui la brutalità si fece anche colpevolezza. Nelle pause tra i combattimenti e l’attesa dell’attacco nelle trincee, sorse un racconto che venne scoperto e pubblicato molti anni dopo (Willy Peter Reese, Mir selber seltsam fremd – Die Unmenschlichkeit des Krieges – Russland 1941 – 44, Classen Verlag, 2003)

Il libro si avvale anche di una serie di fotografie che scandiscono la vita di Willy Peter prima della guerra: una vita normale, nutrita di affetti familiari e arricchita dalle speranze per il futuro. L’ultimo documento fotografico mostra le lettera della Croce Rossa tedesca (del 1970! 26 anni dopo la sua scomparsa sul campo di battaglia…) in cui ai familiari viene comunicata la morte presunta di Willy Peter (dichiarato a suo tempo Verschollen – disperso) durante i combattimenti tra il 22 e 30 giugno 1944 attorno a Witebsk in Russia.

Questo libro rappresenta un documento eccezionale sulla guerra di cui i soldati (di ogni nazionalità) sono sempre vittime, per le immense sofferenze che patiscono, ed eroi, per il supremo sacrificio che sostengono.

Non si può tacere che essi talvolta sono anche carnefici (anche Willy Peter lo scrive) ma non va mai dimenticato che ne rispondono alla propria coscienza e al giusto rigore delle leggi che il soldato per primo è tenuto a rispettare per il giuramento prestato.

La storia di Willy Peter Reese (che non si rifiutò, non scappo via ma rese testimonianza) accende la luce della conoscenza e offre la dovuta memoria a tutti coloro che, per lo più ignoti, servirono e patirono solo per l’adempimento del proprio dovere nelle condizioni più estreme.

Indipendentemente dal colore dell’uniforme che indossavano.

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Una risposta a "Paradiso e inferno perduti"

  1. Uno spunto tanto doloroso quanto ricco di umanità, per una storia triste, fonte di sofferenza per chi legge, interpretata dall’autore con grande sensibilità in questo post.
    Grazie per questa pietra preziosa!

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