Le tradizioni militari

Le tradizioni sono la sostanza della cultura della memoria. Questo vale anche per le Istituzioni militari che dalle tradizioni traggono la propria identità ed ispirazione per la loro azione, sempre coerente con i valori espressi dalla tradizione, ponte ideale tra passato e presente (d’altraparte, lo stesso termine deriva dal latino Traditio che significa passaggio, trasferimento, consegna). Le tradizioni militari concorrono all’etica del militare di ogni ordine e grado, lo accompagnano durante tutta la sua vita, anche quando non più in servizio attivo.

Le tradizioni militari si compongono di avvenimenti, persone, principi e prassi legate alla storia dell’Istituzioni militari. Appartengono alle tradizioni militari anche i canti e la musica. Le cerimonie e ricorrenze sono i momenti in cui le tradizioni vengono richiamate e celebrate. Esse costituiscono lo “Spirito di Corpo”, componente essenziale ed aggregante di ogni Unità militare.

Elemento fondante delle tradizioni militari è dunque la conoscenza storico- militare: non si può fare memoria di ciò che non si conosce. Ne deriva la centralità della storia militare nella formazione del personale il quale deve essere sempre proiettato alle continue sfide del futuro avendo coscienza delle innumerevoli sfide vinte nel passato da chi lo ha preceduto, con disciplina e onore, nel servizio allo Stato.

Per concludere, il grande riformatore militare prussiano Gerhard von Scharnhorst diceva: “Tradizione significa marciare a capo del progresso“.

Annunci

Tragica contabilità

La Prima Guerra Mondiale segnò irrimediabilmente l’Europa e l’Italia. Quanto era prima non fu più dopo e svolse i suoi (nefasti) effetti fino a provocare, di fatto, la Seconda Guerra Mondiale, forse la guerra più terribile fra tutte le guerre (anche) per il drammatico e ampio coinvolgimento nel conflitto delle popolazioni civili.

L’Italia vittoriosa ebbe a caro prezzo Trento, Trieste e il Brennero mentre gli venne negata, per ragioni di politica internazionale, la Dalmazia entrata a far parte del neocostituito Regno di Jugoslavia (da questo evento origina il termine Vittoria mutilata).

Fu per l’Italia un immenso sforzo. Tale gravosa esperienza della guerra indusse una duratura fatica che arrivò ad unire gli italiani che l’avevano sopportata: nacque una nuova identità nazionale forgiata dal superamento della difficile prova.

Tutta l’Italia si unì per la vittoria, specie dopo la sconfitta di Caporetto. Sembrò finalmente realizzarsi quella rima del Canto degli italiani di Goffredo Mameli che solo anni dopo divenne (a ragione) inno nazionale:

/…/Uniti, per Dio/Chi vincer ci può!?

Una lapide (notata di recente a Roma sulla facciata di un edificio) ricorda la tragica contabilità di sangue della Grande Guerra combattuta dagli italiani: numeri che rappresentano e riassumono il sacrificio estremo dei soldati (riconosciuto -in parte- con le decorazioni al valore enumerate dalla stessa lapide) e che non hanno bisogno di ulteriore commento.

Il caro Maestro

Gerhard von Scharnhorst è stato il più grande riformatore militare prussiano. Ma anzitutto fu un eccellente insegnante.

Prima presso la scuola reggimentale e poi nella neocostituita Scuola di Artiglieria dell’esercito hannoveriano, quando lasciò quest’ultimo nel 1801 per arruolarsi nell’esercito prussiano, fu docente alla scuola ufficiali per ben 18 anni, quasi la metà di tutta la sua vita militare, conclusasi con l’inattesa morte (per una ferita in combattimento trascurata) il 28 giugno 1813.

Dall’insegnamento trasse il suo riformismo che poi anticipò in diversi scritti, teorizzando ciò che poi realizzò nel biennio 1808 – 1810 quando diresse la Commissione per la riorganizzazione militare (Militärreorganisationskommission) della Prussia, i cui lavori permisero allo sconfitto esercito prussiano di rafforzarsi in vista del decisivo (e vittorioso) scontro con l’esercito napoleonico.

Insoddisfatto dei libri di testo allora in uso, scrisse lui stesso delle opere destinate ai suoi discenti: il Manuale per gli ufficiali (Handbuch für Offiziere) e il Taccuino militare per l’uso sul campo (Militärische Taschenbuch zum Gebrauch im Felde).

Il suo obbiettivo furono sempre i giovani, la cui formazione curò con assoluta dedizione, stimolando in ciascuno dei suoi studenti una capacità di giudizio (Urteilkraft) rivoluzionaria per i tempi.Tra questi giovani emerse colui che ancora oggi è considerato il teorico della guerra tra i più importanti nel panorama storico degli studi strategici: Carl von Clausewitz che Scharnhorst scelse come discepolo prediletto, ricambiato da quest’ultimo da ammirazione e affetto illimitati.

Encomio solenne

I 《ragazzi del ’99》sono i giovani italiani nati nel 1899 e dunque arruolati nel 1917 per combattere nell’anno più difficile della Grande Guerra sui fronti del Piave, Monte Grappa e Montello. Anche al loro si deve la vittoria italiana nella Grande Guerra e per questo, caso unico ed eccezionale, a tutti i 《ragazzi del ’99》 fu attribuito dal Generale Armando Diaz, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, un encomio cumulativo (poi tramutato in Croce al Valor militare) con la seguente motivazione:

«I giovani soldati della Classe 1899 hanno avuto il battesimo del fuoco. Il loro contegno è stato magnifico e sul fiume che in questo momento sbarra al nemico le vie della Patria, in un superbo contrattacco, unito il loro ardente entusiasmo all’esperienza dei compagni più anziani, hanno trionfato. Alcuni battaglioni austriaci che avevano osato varcare il Piave sono stati annientati: 1.200 prigionieri catturati, alcuni cannoni presi dal nemico sono stati riconquistati e riportati sulle posizioni che i corpi degli artiglieri, eroicamente caduti in una disperata difesa, segnavano ancora.
In quest’ora, suprema di dovere e di onore nella quale le armate con fede salda e cuore sicuro arginano sul fiume e sui monti l’ira nemica, facendo echeggiare quel grido “Viva l’Italia” che è sempre stato squillo di vittoria, io voglio che l’Esercito sappia che i nostri giovani fratelli della Classe 1899 hanno mostrato d’essere degni del retaggio di gloria che su loro discende
Zona di guerra, 18 novembre 1917 – Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Armando Diaz»

Un Associazione denominata I ragazzi del “99”- Unione Nazionale Veterani ed Amici delle Forze Armate (vigilata dal Ministero della Difesa) cura la memoria di questi giovani che hanno fatto la storia d’Italia.