Passeggiando per Nettuno

Una bella giornata di sole autunnale, passeggiando per Nettuno, una graziosa località di mare vicino Roma, capita di scorgere una lapide che indica il luogo ove ebbe sede il comando del 6° Corpo d’Armata durante la sanguinosa battaglia per Roma (gennaio – maggio 1944) seguita allo sbarco di Anzio il 22 gennaio 1944.

Il pensiero corre dunque agli anglo -americani della 1^ Divisione britannica e della 3^ Divisione U.S.A. che in questi dintorni combatterono e caddero in una feroce lotta contro la poderosa e combattiva 14^ Armata tedesca, che pure ebbe rilevanti perdite.

Ma non si può fare a meno di pensare anche al Generale John Porter Lucas (1890 – 1949) che del 6° Corpo fu comandante fino alla fine di febbraio del 1944; criticato per non aver subito puntato su Roma, ebbe comunque il merito di esser riuscito ad arrestare la grande offensiva tedesca d’inizio febbraio del ’44 (Operazione Fischerfang) che minacciò di ributtare a mare gli anglo – americani.

A questo, in fondo, servono le lapidi commemorative: a ricordare luoghi, eventi e persone che hanno fatto la Storia.

Qualcosa di personale

Nel 339° anniversario della morte di Raimondo Montecuccoli (16 ottobre 1680), voglio ricordare che Piero Pieri, alla pagina 93 del suo illuminante saggio sul Condottiero modenese (Raimondo Montecuccoli in Guerra e politica negli scrittori italiani, Milano – Napoli 1955), riporta un brano di Montecuccoli del settembre 1644 che informa il lettore di alcuni interessanti aspetti personali della vita del Nostro:

La notte ch’altri suol dormire intera, io (per uso sin da fanciullo, che poi s’è convertito in habito) non la dormo se non la metà. Li denari ch’altri hanno accumulati per vivere comodi, io gli ho spesi per acquistar la benevolenza de’ soldati, per guadagnar la notizia delle cose, e per imparare quell’arti che sono subordinate alla militare. Le hore che altri consumano nel gioco et in altri divertimenti io le ho impiegate nella speculazione e nell’esercizio del mestiere》.

Non omnis moriar

Nel buon nome del passato

Die Bundeswehr è il nome della Difesa federale tedesca composta da militari e civili. Un Istituzione che non ha legami tradizionali con alcuna delle precedenti organizzazioni militari tedesche (solo nel XX° secolo ben quattro: Kaiserliche Armee, Reichswehr, Wehrmacht e Nationalvolksarmee, quest’ultima espressione della Repubblica Democratica tedesca).

Ma non fu un nome scelto a caso dai parlmentari tedeschi nel 1955 nell’ambito dell’acceso dibattito legato al riarmo della Repubblica Federale Tedesca: proposto dal deputato (del partito liberale – FDP) Hasso von Manteuffel (1897 – 1978), già valoroso Generale della Wehrmacht nel secondo conflitto mondiale, il nome si richiamava a quello proposto nel 1849 da Daniel Friedrich Gottlieb Teichert (1796 – 1853) nell’Assemblea nazionale (Deutschen Nationalversammlung) di Francoforte sul Meno per riunire le diverse forze di difese cittadine della Germania dell’epoca.

La scelta del nome fu dunque un ricollegarsi alla migliore tradizione democratica tedesca, quella che si richiamava alla rivoluzione civile del 1848: un auspicio che nel tempo si è rilevato fondato.

Per il bene comune

A Bergeggi (Savona), un cippo posto ai margini della via aurelia, ricorda i 13 soldati dell’Esercito morti in un incidente stradale il 13 luglio 1967 mentre stavano recandosi, su richiesta delle autorità civili, a spegnere un incendio scoppiato in una vasta zona boschiva nei dintorni di Noli (Savona).

Per far fronte all’incendio, oltre ai Vigili del Fuoco, vennero inviati un ufficiale e 40 soldati del IV Battaglione dell’89° Reggimento Fanteria “Salerno” di stanza a Savona.

Il drappello venne caricato su mezzi dei Vigili del Fuoco e avviati verso il luogo d’intervento lungo la via aurelia. All’altezza della curva di Bergeggi, uno degli automezzi, che trasportava più di 30 soldati, uscì di strada, precipitando lungo la scarpata e finendo sul litorale.

Nel tragico evento, perirono 13 militari (i loro nomi sono riportati sul cippo commemorativo) e altri 20 rimasero feriti: un pesante tributo di sangue al servizio del bene comune che è doveroso sempre ricordare.