Fraterno aiuto

Il devastante terremoto della Campania e Basilicata del 23 novembre 1980 spinse diversi Paesi amici e alleati ad offrire aiuti.

Tra questi, la Repubblica Federale Tedesca che inviò il 240° Battaglione (ora disciolto) Genio pionieri (Pionierbattalion 240) di stanza a Passau in Baviera.

Già impiegati in occasione del terremoto in Friuli del 6 maggio 1976, i genieri della Bundeswehr arrivarono in zona di operazione in Irpinia pochi giorni dopo il terremoto. Oltre all’opera di recupero vittime e sgombero macerie, montarono un ospedale da campo per il supporto sanitario alle popolazioni terremotate.

Anche la Luftwaffe partecipò alle operazioni di soccorso, dislocando 3 elicotteri sul posto e organizzando un ponte aereo di aiuti umanitari dalla Germania all’Italia.

In totale, circa 700 militari della Bundeswehr furono impiegati nella drammatica occasione.

Dopo le tragedie e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale in Italia, l’opera di fraterno aiuto tedesco contribuì alla riconciliazione di due nazioni accomunate dallo stesso destino.

Un esercito da non scordare

Un esercito da ricordare è quello del Regno delle Due Sicilie che, di fatto, si sciolse il 20 marzo 1861 con la resa della fortezza di Civitella del Tronto in Abruzzo.

Nato nel 1734 con Carlo di Borbone (1716 -1788), visse la storia del Regno dei Borboni di Napoli fino alla sua annessione al neoproclamato Regno d’Italia il 17 marzo 1861 ad opera di Vittorio Emanuele II.

Dotato di armi e corpi di indiscusso pregio e forte numericamente (circa 70.000 uomini nel suo ultimo periodo), l’esercito del Regno delle Due Sicilie partecipò con onore alla Prima Guerra d’Indipendenza, combattendo con valore nella battaglia di Curtatone e Montanara il 29 maggio 1848 e nella difesa della Repubblica di Venezia nel 1849.

Formato da eccellenti quadri provenienti dal Real Collegio Militare (da cui discende direttamente l’attuale Scuola Militare “Nunziatella”) di Napoli, tra cui merita di essere ricordato senz’altro Guglielmo Pepe (1783 – 1855), l’esercito del Regno delle Due Sicilie subì un incomprensibile (per chi scrive) tracollo di fronte all’attacco combinato dei volontari di Giuseppe Garibaldi e all’ esercito sardo -piemontese nel fatale 1860.

Considerati all’inizio prigionieri di guerra, i suoi soldati (per l’esattezza, le ultime 4 classi di leva) vennero incorporati nell’esercito italiano o inviati a casa in licenza illimitata, richiamabili in caso di necessità (si temeva infatti una guerra con l’Austria e questi soldati erano considerati indispensabili). In seguito, ben due tra i primi 3 Capi di Stato Maggiore dell’Esercito italiano (Enrico Cosenz e Domenico Primerano) avevano iniziato la propria vita militare nell’esercito del Regno delle Due Sicilie.

Per chi voglia approfondire l’argomento sono consigliabili due testi:

  • Tommaso Argiolas, Storia dell’esercito borbonico, Napoli, ESI, 1970;
  • Giancarlo Boeri e Piero Crociani, L’esercito borbonico dal 1789 al 1861, 4 volumi, Roma, USSME, 1989 -1998

La perfetta sintesi

Nel 64° anniversario della fondazione della Bundeswehr, ricordiamo oggi uno dei suoi pricipali protagonisti.

La figura e l’opera del Generale Hans Speidel (1897 – 1984) fa pensare alla perfetta sintesi delle grandi figure di Scharnhorst, Gneisenau e Clausewitz. Sull’esempio dei riformatori prussiani (ma anche del Generale Ludwig Beck) Hans Speidel incarna l’etica del servizio e del comando ai più alti livelli. Ufficiale della Kaiserliche Armee, Reichswehr, Wehrmacht e Bundeswehr Hans Speidel rappresenta l’espressione migliore delle diverse Istituzioni militari succedutesi in Germania nel XX° secolo. Esempio di ufficiale di stato maggiore colto (nel 1925 aveva conseguito il dottorato in filosofia) e dedito al servizio, fu addetto militare a Parigi, combattente sul fronte orientale e prezioso collaboratore, tra gli altri, del Feldmaresciallo Erwin Rommel. Sospettato di aver preso parte al tentativo di abbattimento del regime hitleriano del 20 luglio 1944, venne arrestato dalla Gestapo e recluso per quasi un anno. Lettore di storia all’Università di Tubinga nel secondo dopoguerra, fu tra i fondatori della Bundeswehr nel 1955. Nominato comandante della forze terrestri NATO del Centro Europa, terminò la sua lunga carriera militare nel 1963, dedicandosi poi agli studi e alla scrittura militari. Notevole, da questo punto di vista, il suo libro di memorie Aus unserer Zeit (Dal nostro tempo – Propyläne Verlag, 1977) che ebbe un notevole successo editoriale, testimoniato dalle quattro edizioni in tre mesi.

Die rote Preußen

Il 30° anniversario della storica caduta del Muro di Berlino non può passare sotto silenzio.

Fu indubbiamente la fine della Guerra Fredda e l’inizio di una nuova era per la storia mondiale non meno segnata, rispetto alla precedente, da tensioni e conflitti (molti dei quali si trascinano ancora nei giorni nostri): degli sperati al tempo Dividendi della pace se ne son visti ben pochi ahimè!

La domanda di oggi è quanto abbia contribuito agli eventi del 1989 la NVA – National Volksarmee, le potenti Forze Armate della Repubblica Democratica Tedesca, definita anche Die Rote Preußen (la Prussia rossa), proprio per la presenza di una istituzione militare così forte e influente, che si richiamava anche alla tradizione militare prussiana (basta pensare che la massima decorazione militare tedesco orientale era l’ “Ordine di Scharnhorst” – Scharnhorst Orden).

Gli studi storici, ancora incompleti data la vicinanza degli eventi, ci dicono al momento che la NVA non si oppose all’evoluzione politica nella Germania orientale: solo per questo fatto la Nationale Volksarmee merita di essere ricordata positivamente in questo giorno che cambiò il destino della Germania e dell’Europa tutta.

L’armistizio di Villa Giusti

Alle ore 18 del 3 novembre 1918 veniva firmato a Villa Giusti (presso Padova) dalle delegazioni militari dei rispettivi Paesi l’armistizio tra Italia e Austria – Ungheria.

L’armistizio era composto da due protocolli (comprendenti anche clausole navali) che prevedevano la cessazione delle ostilità a partire dalle ore 15 del successivo 4 novembre e, in linea generale, l’abbandono da parte dell’Esercito austro – ungarico di tutti i territori italiani occupati durante la guerra.

Veniva poi tracciata una “linea blu” (corrispondente ai nuovi confini previsti per l’Italia nel Patto di Londra il 26 aprile 1915) a sud ed ovest della quale non dovevano esserci truppe austro – ungariche.

Nell’armistizio veniva anche richiesto il libero transito delle potenze alleate vincitrici attraverso l’intero territorio austro-ungarico in vista di una possibile invasione della Germania (attraverso la Baviera) che allora ancora combatteva e capitolerà solo l’11 novembre.

Tutte le truppe austro – ungariche comprese entro la “Linea blu” al momento dell’entrata in vigore dell’armistizio sarebbero state considerate prigioniere mentre doveva essere lasciato sgombro un margine di almeno 3 chilometri davanti alla suddetta “Linea blu”.

Tutte le artiglierie d’assedio e metà delle artiglierie divisionali e di Corpo d’Armata austro – ungariche dovevano essere cedute; in pratica, in attesa dei necessari conteggi, tutta l’artiglieria nemica compresa entro la “Linea blu” dovette essere abbandonata dal nemico.

Venne poi prevista la riduzione dell’Esercito austro – ungarico a venti Divisioni con effettivi prebellici e la liberazione di tutti i prigionieri di guerra italiani e alleati.

L’originale dell’armistizio di Villa Giusti è oggi conservato dall’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Tra i ricordi

Lo scrittore Raffaele La Capria (1922), nel suo bel libro (di ricordi) Ai dolci amici addio (Edizioni Nottetempo, Roma, 2016) in cui raccoglie i profili di suoi più cari amici ahimè scomparsi, parlando del giornalista Antonio Ghirelli (1922 – 2012) accenna alla chiamata alle armi di entrambi.

Ambedue, compagni di classe nel Regio Liceo Ginnasio Umberto I nella Napoli d’anteguerra, furono reclute nel LII Battaglione d’istruzione a Mesagne – Aeroporto di San Vito nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, quando il LII Battaglione faceva parte del 1° Raggruppamento Motorizzato, la prima unità dell’esercito italiano che, con la battaglia di Monte lungo l’8 dicembre 1943, combatté i tedeschi per la liberazione d’Italia.

La Capria lo ricorda come un periodo faticoso (aveva ribattezzato il suo Battaglione, con un efficace gioco di parole, distruzione) ma anche ricco di condivisione con Ghirelli sulla strada di quella formazione letteraria e culturale che poi segnerà il futuro di quella generazione di giovani intellettuali.

Ricorda infatti La Capria di come la sera, dopo il duro addestramento quotidiano, lui e Ghirelli si ritrovassero sotto tenda a tradurre a lume di candela Les Nourritures terrestres di André Gide. Scrive La Capria “…era quel libro un inno alla felicità, agli impulsi, agli istinti, alla vita.”

Non è noto come la vita militare di entrambi proseguì ma, nella vasta opera di Raffaele La Capria, è l’unico riferimento che questo grande scrittore contemporaneo fa alla propria esperienza militare (peraltro in periodo di guerra) e dunque merita senz’altro di essere annotato.