Forti e gentili

Nell’autunno 1943 in Abruzzo, per iniziativa dell’Avvocato Ettore Troilo (1898 -1974), nacque la formazione partigiana “Patrioti della Maiella”. La particolarità di questa unità è che si unì ai reparti regolari italiani e alleati che stavano combattendo la guerra di liberazione in Italia.

Dopo aver liberato diverse località della provincia di Chieti, i patrioti della “Maiella” ai primi di febbraio del 1944 attaccarono l’abitato di Pizzoferrato (Chieti) che però si rivelò un insuccesso: caddero 10 patrioti e il Maggiore del British Army Lionel Wigram, ufficiale di collegamento col comando britannico.

All’arrivo della primavera ripresero i combattimenti e la “Maiella” concorse alla liberazione di Sulmona. Continuando a risalire la penisola, al settembre 1944 la Brigata “Maiella” aveva sofferto 26 morti, 51 feriti e 10 dispersi.

Partecipò poi, insieme ai Gruppi di Combattimento dell’Esercito italiano, all’offensiva dell’aprile 1945 entrando prima a Bologna e raggiungendo infine Asiago. La Brigata “Maiella” (la cui consistenza organica raggiunse le 1.500 unità) si sciolse il 15 luglio 1945 ed alla fine della dura lotta ebbe complessivi 54 caduti e 131 feriti.

I patrioti della “Maiella” furono decorati con 15 medaglie d’argento, 43 medaglie di bronzo e 144 croci al valor militare. La Bandiera della Brigata venne infine decorata di Medaglia d’oro al valor militare.

Giurare e promettere

„Ich schwöre Treue der Reichsverfassung und gelobe, daß ich als tapferer Soldat das Deutsche Reich und seine gesetzmäßigen Einrichtungen jederzeit schützen, dem Reichspräsidenten und meinen Vorgesetzten Gehorsam leisten will.“

Io giuro fedeltà alla Costituzione dello Stato e prometto che io difenderò in ogni tempo come valoroso soldato lo Stato tedesco e le sue istituzioni legali, (e) vorrò assicurare obbedienza al Presidente dello Stato e ai miei superiori.

Giurare fedeltà e promettere difesa e obbedienza: i due pilastri su cui si fondava la formula del giuramento della Reichswehr, le Forze Armate tedesche nel periodo 1919 – 1935.

Nata all’indomani della sconfitta tedesca nella Grande Guerra, segnò il periodo della cosidetta “Repubblica di Weimar” che la Reichswehr aiutò sia a nascere che a morire, favorendo l’affermazione del regime nazista.

Il suo più illustre rappresentante fu il Generale Hans von Seekt (1866 – 1936) che seppe conservare e sviluppare una forza militare potenziale che poi si riversò nella Wehrmacht voluta da Adolf Hitler e con cui quest’ultimo scatenò e condusse la terribile Seconda Guerra Mondiale.

Nobile e fiero

Il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (1901 – 1944) è una delle vittime dell’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944.

Ufficiale dell’esercito in servizio di Stato Maggiore, all’indomani dell’occupazione tedesca di Roma nel settembre 1943 Montezemolo fondò il Fronte Militare Clandestino, un’organizzazione militare di resistenza con compiti informativi nei confronti del legittimo Governo italiano e degli alleati.

Per la sua importante attività, il Fronte Militare Clandestino rappresentò sempre una spina nel fianco per l’occupante tedesco: per questo ai suoi membri veniva data una caccia senza tregua.

Il Colonnello Montezemolo venne arrestato (sembra per la soffiata di un delatore) dalla polizia tedesca il 25 gennaio 1944, imprigionato nel famigerato carcere nazista di via Tasso 145 (trasformato poi nell’attuale Museo storico della Liberazione), torturato e infine fucilato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri 334 innocenti.

Al Colonnello Montezemolo è stata concessa, alla memoria, la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Ufficiale superiore dotato di eccezionali qualità morali, intellettuali e di carattere, dopo l’armistizio, fedele al Governo del Re ed al proprio dovere di soldato, organizzava, in zona controllata dai tedeschi, un’efficace resistenza armata contro il tradizionale nemico. Per oltre quattro mesi dirigeva, con fede ed entusiasmo inesauribili, la attività informativa e le organizzazioni patriote della zona romana. Con opera assidua e con sagace tempestività, eludendo l’accanita vigilanza avversaria, forniva al Comando Supremo alleato ed italiano numerose e preziose informazioni operative, manteneva viva e fattiva l’agitazione dei patrioti italiani, preparava animi, volontà e mezzi per il giorno della riscossa, con una attività personale senza soste, tra rischi continui. Arrestato dalla sbirraglia nazifascista e sottoposto alle più inumane torture, manteneva l’assoluto segreto circa il movimento da lui creato, perfezionato e diretto, salvando così l’organizzazione e la vita ai propri collaboratori. In occasione di una esecuzione sommaria di rappresaglia nemica, veniva allineato con le vittime designate nelle adiacenze delle catacombe romane e barbaramente trucidato. Chiudeva così, nella luce purissima del martirio, una vita eroica, interamente e nobilmente spesa al servizio della Patria.»
— Roma, Catacombe di S. Calisto, 24 marzo 1944

Sulla figura del Colonnello Montezemolo ed il Fronte Militare Clandestino, l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito ha pubblicato nel 2008 un approfondito studio condotto dalla storica Sabrina Sgueglia della Marra.

Fratibus ut Vitam servares

In questi giorni di emergenza sanitaria in Italia, il ruolo che può svolgere (e che in parte già svolge) la Sanità militare è importantissimo.

In particolare, il Corpo Sanitario dell’Esercito rappresenta la componente più grande della Sanità militare in Italia.

Fondato nel 1833 nel Regno di Sardegna dall’opera instancabile del medico e ufficiale Alessandro Riberi (1794 – 1861), l’attuale Corpo Sanitario dell’Esercito (il cui motto è Fratibus ut Vitam servares) nasce nel 1998 per accorpamento dei precedenti Corpi di Sanità e Veterinaria.

Il Corpo si compone di ufficiali medici, odontoiatri, psicologi, farmacisti e veterinari. Inoltre fanno parte del Corpo Sottufficiali e Graduati di truppa con importanti funzioni paramediche.

Numerose sono le decorazioni individuali e collettive al valor militare e della sanità pubblica; tra tutte, spicca la medaglia d’oro al valor militare concessa alla bandiera del Corpo, oggi custodita dalla Scuola di Sanità e Veterinaria di Roma.

Un ultimo accenno merita fare ad uno dei centri di eccellenza della Sanità militare in Italia: lo Stabilimento chimico – farmaceutico militare di Firenze. Lo SCFM di Firenze rappresenta una risorsa tecnica, scientifica e industriale al servizio del Paese in ogni circostanza e che rafforza le capacità di eccellenza della sanità italiana.

Missioni di un tempo

Le missioni per la pace e la sicurezza internazionali che vedono attualmente il grande impegno dell’Esercito italiano (e delle altre Forze Armate) nel mondo hanno importanti precedenti che pochi conoscono.

Un corpo di spedizione militare italiano (con larga partecipazione di Carabinieri) sbarcó a Suda (isola di Creta) il 25 aprile 1897 per pacificare l’isola greca dopo la sollevazione della popolazione contro il dominio ottomano.

Il 14 luglio 1900 inizió la partecipazione italiana alla missione militare internazionale in Cina per reprimere le violenze dei Boxer contro i cittadini e le proprietà europee. Al comando del contingente italiano di circa 2.000 uomini c’era il Colonnello Vincenzo Garioni (1856 -1929).

Anche in tempi lontani, il contributo dell’Esercito italiano per la stabilizzazione di situazioni di crisi internazionale è stato essenziale e decisivo.