Il difensore impavido

Dal Colonnello Vincenzo Stella riceviamo e volentieri pubblichiamo. Scanderbeg è una delle figure più importanti della storia militare europea e il Colonnello Stella ci offre un bel ritratto di questo straordinario condottiero.

In pieno centro di Roma, tra il Quirinale e la Fontana di Trevi, si trova il palazzo, la piazza e il vicolo Scanderbeg. Sempre a Roma, nei pressi della Piramide di Caio Cestio, si trova piazza Albania al centro della quale è situato il monumento equestre dedicato a Scanderbeg, realizzato dallo scultore fiorentino Romano Romanelli.
Scanderbeg, condottiero ed eroe albanese, per 25 anni, dal 1443 al 1468, è l’elemento fondamentale nella battaglia tra Cristiani e Musulmani nei Balcani e, come vedremo, l’ultima resistenza prima del tentativo ottomano di occupare l’Italia.
Scanderbeg è il soprannome che gli ottomani danno a Giorgio Castriota per paragonarlo ad Alessandro Magno (Iskerder beg) per le capacità dimostrate in battaglia al servizio del sultano. Infatti Scanderbeg, come spesso facevano gli ottomani nei territori da loro occupati, viene convertito all’Islam (almeno in apparenza), educato ad Andrianopoli alla corte del sultano e impiegato nelle spedizioni di guerra. Viene anche nominato amministratore della circoscrizione di Kruja.
Una volta ribellatosi al sultano, Scanderbeg si dimostra anche abile nelle relazioni internazionali. Pur essendo sempre in inferiorità numerica, resterà invitto nelle battaglie contro gli eserciti ottomani inviati dai sultani Murad II e Maometto II (il conquistatore di Costantinopoli nel 1453) e anche contro i veneziani che a lui si oppongono nei primi anni e che addirittura per cercare di sconfiggerlo si alleano con gli ottomani fino a quando non ne capiranno la pericolosità per i loro commerci. Preferiva colpire di sorpresa, fuggire e attirare gli inseguitori in trappole sfruttando sempre la conoscenza del terreno.
Riunisce tutti i principati albanesi ricostituendo il Principato di Arbanon che aveva costituito, due secoli prima, il primo esperimento documentato di stato albanese anch’esso finalizzato a preservare l’integrità e l’indipendenza del popolo albanese. Utilizza come bandiera l’aquila bicipite nera su fondo rosso, l’emblema paterno.
Nel 1448 firma un trattato di pace con i veneziani. Nel 1451 fa un patto con Alfonso V, re del Regno di Napoli, finalizzato ad assicurare protezione dall’Impero ottomano accettando di divenire suo vassallo (Trattato di Gaeta – 26 marzo 1451). Il limitato aiuto, in truppe e in denaro, offerto agli albanesi viene ricambiato da Scanderbeg nel 1461 durante la guerra per assicurare la successione di re Ferdinando al trono di Napoli. Quest’ultimo resterà per sempre grato a Giorgio Castriota e ricompenserà lui e i suoi discendenti con le terre di Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo.
Per i successi sugli ottomani, il mondo cristiano lo considera un mito. Viene definito “difensore impavido della civiltà occidentale” e Papa Callisto III, nel 1457, lo soprannomina “Atleta di Cristo”.
Scanderbeg muore di malaria il 17 gennaio 1468. Gli ottomani riescono ad occupare l’Albania solo 10 anni dopo (1478), costringono i veneziani ad abbandonare Scutari, condizionandone definitivamente i commerci ma soprattutto costituituendo una testa di ponte sull’Adriatico a premessa dell’invasione dell’Italia.
Per sfuggire alle imposizioni degli ottomani ha inizio la prima ondata migratoria, verso l’Italia meridionale, non solo dei discendenti di Scanderbeg ma di intere popolazioni arbëreshë che ancora oggi tramandano le loro antiche tradizioni, la loro fede cristiana di rito bizantino e la loro lingua.
Nel 1480 gli ottomani conquistano Otranto e compiono una terribile carneficina. La conquista terminerà l’anno successivo, nel 1481, in realtà per l’improvvisa morte del sultano Maometto II e la resistenza contro gli ottomani da parte dell’ultimo nobile ribelle albanese, Leke III Dukagjini estensore dell’omonimo codice contenente leggi e consuetudini albanesi.
Scanderbeg aveva tentato l’impresa di riunire le popolazioni albanesi e avuto l’intuizione di legarle permanentemente al mondo occidentale. Resteranno sottomesse agli ottomani fino al 1912. Malgrado gli aiuti promessi, Scanderbeg fu di fatto lasciato a combattere da solo contro l’Impero ottomano. L’Italia divisa e litigiosa non aveva prestato attenzione a più importanti sviluppi geostrategici.
Quante similitudini, con le dovute proporzioni, con situazioni contemporanee.

5 risposte a "Il difensore impavido"

  1. Grazie al Colonnello Vincenzo Stella per le preziose informazioni. Molte delle quali, sebbene io sia un’arbreshë, erano a me sconosciute.
    Buon lavoro

  2. Grazie Colonnello finalmente riesco a conoscere la storia di Scanderberg nome che aleggiava nella mia città fin da quando ero ragazzo in quanto un signore di Ururi, paese in provincia di Campobasso di origine albanese, ha chiamato il suo albergo con questo nome. Io ed i miei amici ci siamo sempre chiesto chi fosse ed oggi finalmente il mistero è stato svelato

  3. Grazie al Colonnello Stella, persona molto colta e preparata, si viene a conoscenza di informazioni molto spesso accantonate, addirittura date per scontato, senza conoscere il vero significato del perché sia lì o cosa realmente sia!

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