Scritto appena ieri

Il Generale Nicola Marselli (1832 – 1899), uno dei più sagaci tra gli scrittori militari italiani del XIX° secolo, nel suo libro “La vita del Reggimento” (un’interessante raccolta di osservazioni e riflessioni legate all’espletamento del suo periodo di comando di Reggimento e pubblicato nel 1889) così scriveva:

“Nelle vivaci dispute che oggi sollevano le questioni militari m’è toccato sentire questa esclamazione: noi vi diamo i soldi, voi dateci la vittoria. Oh signori! La vittoria non si lascia comperare a così vil mercato: essa è un maestoso albero, che ha le sue profonde radici nelle viscere del Paese, il suo robusto tronco nelle virtù del soldato e de’ quadri, il suo fiore nell’ingegno del Generale.”

Sembra scritto appena ieri!

Fedeli al cielo

A Torino, nella magnifica cornice dello splendido Palazzo Lascaris, è stato ieri presentato il libro Carabinieri Aviatori a Torino che merita indiscutibilmente di essere conosciuto.

Scritto e curato dal Maggiore dei Carabinieri Medaglia di Bronzo al valor militare Francesco Golini, già comandante del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri di Volpiano (Torino), narra in modo approfondito e scorrevole (nonchè con un avvincente apparato iconografico) il contributo dell’Arma alla nascita e affermazione dell’aviazione militare italiana.

Di estremo interesse è l’ampia parte dedicata all’asso dell’aviazione della Grande Guerra Ernesto Cabruna (1889 -1960), ufficiale dell’Arma e medaglia d’oro al valor militare, appartenente al Battaglione aviatori del Regio Esercito, precursore dell’Aeronautica militare italiana (che verrà fondata poi nel 1923).

Il libro inoltre si sofferma sulla storia del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri, tratteggiandone l’opera meritoria e determinante non solo nei confronti dell’attività operativa dei Carabinieri ma anche, e soprattutto, nei confronti delle popolazioni del Piemonte e Valle d’Aosta.

Il libro è scaricabile gratuitamente in formato pdf dal sito http://www.museoagusta.it

Un’ ultima annotazione di carattere personale che desidero condividere con i lettori di questo Blog: chi scrive nutre per l’autore una profonda ammirazione dalla quale, da sempre, traggono ispirazione molte scelte (e dunque fatti) della propria esistenza.

Questo libro costituisce un’ulteriore testimonianza delle virtù di un uomo che ha fatto di sè un costante e generoso esempio per gli altri di uomo libero, buon cittadino e valoroso soldato al servizio dello Stato.

Più alto e più oltre, amico mio!

L’immortal cantico

Il 5 maggio 1821 in esilio sull’ isola di Sant’Elena nell’ oceano Atlantico, moriva uno dei più grandi (e discussi) geni militari dell’umanità: Napoleone.

Alessandro Manzoni (1785 -1873) scrisse per l’occasione un’ode che, giustamente, è una delle poesie più celebri della letteratura italiana.

In essa, il Manzoni (che, si narra, la scrisse di getto in tre giorni) esalta la figura e le imprese di Napoleone nonchè la fragilità esistenziale e la misericordia divina.

Ne riporto le prime rime che non hanno eguali per forza e bellezza.

“Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.”

E il cantico, dopo 196 anni anni dalla sua composizione, ancora risuona nell’immensità della storia.

Esercito e nazione

Oggi l’esercito italiano festeggia il 156° anniversario della sua fondazione ad opera dell’allora Ministro della Guerra del Regno d’Italia Generale Manfredo Fanti.

Una riflessione che s’impone in tale giorno è il cammino percorso dall’esercito insieme alla nazione in questi lunghi e, talvolta, difficili anni. Perchè, nella storia d’Italia, esercito e nazione sono un tutt’uno e non si può disgiungere la storia dell’uno dall’altra. Nel bene come nel male.

Una prova tra le tante? La resistenza sul Piave ormai cento anni fà. La nazione s’identificò con il proprio esercito che combatteva per arrestare l’invasore e, alla fine, la vittoria nella dura lotta fu nostra.

Ed è la nazione, con i suoi uomini e donne, che ha costituito e costituisce l’esercito, fedele alla Stato che la nazione esprime (e che la rappresenta).

Dunque, la festa dell’esercito (come delle altre Forze Armate) è un momento celebrativo non solo dei suoi appartenenti ma anche, e sopratutto, di tutta la nazione italiana, sempre servita, con lealtà e generosità, dal proprio esercito fin dalla sua costituzione il 4 maggio 1861.

Firenze garibaldina

A Firenze, come in quasi tutte le città d’Italia, esiste un monumento dedicato all'”Eroe dei due mondi” e “Padre del Risorgimento italiano” (insieme a Giuseppe Mazzini e Camillo Benso conte di Cavour). Si trova in Lungarno Amerigo Vespucci, accanto al palazzo che ospita il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America.

Realizzato in bronzo nel 1890 dallo scultore Cesare Zocchi (1851-1922), è posato su di un alto basamento che riporta iscritti ai quattro lati i nomi delle città di Roma, Marsala, Montevideo e Digione (a ricordo delle imprese che fecero grande il nome di Giuseppe Garibaldi).

Uomo probo e coraggioso, Garibaldi ebbe sempre a cuore l’unione e la libertà dell’Italia ma anche di altri popoli oppressi in Europa e in Sud America.

Maggior Generale dell’esercito italiano, quest’ultimo oggi l’onora intitolando a Giuseppe Garibaldi la Brigata Bersaglieri che ha sede a Caserta.

Ci sono poi due targhe che ricordano i soggiorni fiorentini di Giuseppe Garibaldi: una si trova a via Panzani 17 sulla facciata della casa che l’ospitò il 22 ottobre 1867; l’altra si trova sul Palazzo Pitti Lorenzi di piazza Santa Maria Novella dal cui balcone Garibaldi tenne il discorso che preannunciò l’impresa di Mentana del 1867.

A Firenze infine, nella storica Torre della Castagna, si trova la sede forentina dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini. L’interno della Torre ospita anche un piccolo museo garibaldino e una biblioteca specializzata in titoli dedicati all'”Eroe dei due mondi” e al Risorgimento.

Un fatto curioso

Il Generale Luigi Poli (1923 -2013), già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito nel bienno 1985 – 1987 e Senatore della Repubblica nella X^ legislatura 1987 -1992, partecipò con il grado di Tenente alla guerra di liberazione dell’Italia dal dominio nazifascista, inquadrato nel Gruppo di Combattimento “Legnano”.

Da un suo articolo pubblicato su Internet traggo questo fatto curioso:

“La prima Liberazione di Bologna si realizzò nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945 grazie ad un cannone scoppiato e a un sottotenente, Fermo Rizzi, del Gruppo di combattimento “Legnano”, che era stato mandato a prendere un pezzo d’artiglieria in sostituzione di quello esploso a Monterenzio, dove sostava la sua Unità.

Tornò, il suo Gruppo era partito per Pianoro. Cercandolo, il Rizzi si spinse avanti e giunse a notte fonda a Bologna, che i tedeschi avevano poco prima abbandonato. Guardingo si inoltrò per via Indipendenza, prima che la sua motrice, col cannone al traino, venisse fermata da alcuni increduli bolognesi che gli chiesero chi diavolo fosse. Erano le sei del mattino”.

(http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenza12b.htm)

Fu così che l’esercito italiano entrò per primo nella Bologna liberata il 21 aprile 1945.

L’infausto azzardo

Alla fine del 1943, le armate anglo-americane erano bloccate dalle forze tedesche sulla linea Gustav che aveva il proprio centro di gravità sul fronte di Montecassino.

In un terreno accidentato e montuoso che favoriva la difesa, annullando la potente meccanizzazione degli alleati, e con un inverno incombente che rendeva la guerra di posizione particolarmente dura e insopportabile, Winston Churchill ritenne che la mossa vincente sul difficile fronte italiano fosse uno sbarco anfibio alle spalle dei tedeschi che avrebbe costretto i tedeschi alla ritirata fino all’appennino tosco -emiliano. Un vero e proprio azzardo.

E così fu.

Il 22 gennaio 1944 il VI° Corpo d’Armata USA comandata dal Generale John P. Lucas e composto principalmente da una Divisione britannica e una Divisione americana (più i relativi supporti) sbarcò sul litorale romano che da Nettuno arrivava a Tor San Lorenzo passando per Anzio.

I tedeschi furono apparentemente presi alla sprovvista e per un paio di giorni non reagirono. L’avanzata alleata verso l’interno, il crollo dei tedeschi sul fronte di Cassino e la liberazione di Roma sembravano a portata di mano.

Ma così non fu.

I tedeschi, ripresisi dalla sorpresa, resistetterò a Montecassino e anzi dirottarono dal Nord dell’Italia, dalla Francia e persino dalla Russia delle unità combattenti che formarono un’ intera Armata (la 14^) al comando del Generale Eberhard von Mackensen che schierarono sul fronte di Anzio.

Il risultato furono 4 mesi di feroci combattimenti che, infine, soltanto la ritirata dei tedeschi da Cassino nel maggio 1944 (a causa di una vittoria strategica alle spalle del dispositivo tedesco ad opera del Corpo di Spedizione Francese – C.E.F. – comandato dal Generale Alphonse Juin) risolse a favore degli alleati.

Oggi di quegli epici fatti sono testimoni i cimiteri di guerra nei dintorni di Anzio (britannico), Nettuno (americano), Pomezia (tedesco) ed un mare che sembra conservare per l’eternità lo spirito degli uomini e dei fatti che hanno scritto una delle pagine più dolorose e drammatiche della seconda guerra mondiale in Italia.