La rincorsa pericolosa

Dal Colonello Vincenzo Stella riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo sulla storia del programma atomico sovietico durante la Guerra Fredda.

Il 23 settembre 1949 il presidente americano Truman annunciò che il suo governo aveva prove che nelle ultime settimane si era verificata un’esplosione atomica “in Russia”. Il presidente dichiarò anche: “Questo recente sviluppo, ricorda ancora una volta, se necessario, la necessità di un controllo internazionale efficace e praticabile dell’energia atomica, come raccomandato dal nostro governo e dalla stragrande maggioranza dei membri delle Nazioni Unite.”

In realtà, nel luglio 1949, vi erano state 3 esplosioni atomiche nell’URSS e la notizia era già nota in parecchie capitali europee. Il 10 luglio 1949 l’osservatorio meteorologico di Zurigo aveva registrato un terremoto in Asia. In Iran vi era stato un violento terremoto e qualche giorno più tardi non lontano dal luogo del sisma furono segnalati immensi fuochi di foreste in territorio sovietico.

Si concretizzo in questo modo il programma atomico sovietico che aveva subito un’accelerazione, su decisione di Stalin, al fine di eliminare il vantaggio strategico degli Stati Uniti. Esso era stato portato avanti da ricercatore sovietico Igor Kurcatov (1903 – 1960) utilizzando anche scienziati tedeschi e informazioni fornite da spie occidentali idealmente vicine all’Unione Sovietica.

Per compensare il fatto di essere arrivati secondi, qualche anno più tardi, nel 1961, i Sovietici fecero esplodere la Bomba Zar, l’ordigno all’idrogeno più potente mai sperimentato.

Inizialmente le armi nucleari erano state progettate per scoraggiare e dissuadere. Incapaci di produrre effetti militari significativi, erano e sono estremamente capaci di produrre quelli politici. Tuttavia lo sviluppo di armi nucleari tattiche, con ridotto potere distruttivo, ne potrebbe permettere l’utilizzo sui campi di battaglia. Senza voler essere esaustivi, di seguito alcuni esempi di armi nucleari tattiche: bombe a gravità, granate di artiglieria, missili a corto raggio, missili terra-aria, missili aria-aria, mine e siluri dotati di testate nucleari.

(Nota: La bomba atomica è una bomba a fissione nucleare. Poiché la scissione dei nuclei pesanti in unità più piccole avviene nel nucleo dell’atomo essa fu successivamente denominata “bomba nucleare”. La bomba a idrogeno o termonucleare è una bomba atomica a fusione nucleare.)

Precedente storico

Nella “crisi di luglio” del 1914 che opponeva l’Austria- Ungheria (fiancheggiata dalla Germania) alla Serbia (alleata della Russia), lo Zar Nicola II ordinò il 30 luglio, a tutela della Serbia, la mobilitazione parziale e, dopo poche ore, la mobilitazione generale dell’esercito russo.

A questa mobilitazione generale russa rispose la mobilitazione generale tedesca che, alla fine, portò alla guerra con la Russia che venne dichiarata dai tedeschi il 2 agosto 1914.

Per il gioco delle alleanza, anche la Francia, alleata della Russia, dichiarò guerra all’impero tedesco (la Gran Bretagna interverrà in seguito all’invasione tedesca del Belgio, della cui neutralità era garante, dichiarando guerra alla Germania il 4 agosto): ebbe così inizio la disastrosa Prima Guerra Mondiale.

Un precedente storico che torna in mente nelle ore drammatiche che stiamo vivendo e che fa temere per il nostro futuro.

Il pastore contro i lupi

Mons. Francesco Petronelli (1880 -1947) è stato vescovo di Trani- Barletta. Il 18 settembre 1943 intervenne, con il suo vicario Mons. Raffaele Perrone, in difesa di 50 cittadini della città pugliese rastrellati dai nazisti per essere fucilati come rappresaglia per la morte di 5 paracadutisti, in realtà caduti in scontri con soldati canadesi.

Dopo aver cercato inutilmente di far desistere dall’intento criminale, impartì la benedizione agli innocenti che stavano per essere fucilati e si pose davanti a loro pronto ad essere fucilato anch’egli. Di fronte a questo coraggio e determinazione i nazisti rinunciarono alla fucilazione dei civili che furono così lasciati liberi.

Per questo suo gesto, Mons. Petronelli venne insignito personalmente dal Re Vittorio Emanuele III della medaglia d’argento al valore militare con una cerimonia pubblica a Trani il 7 ottobre 1943. Parimenti con lui venne insignito della stessa alta decorazione anche Mons. Perrone.

Una storia di coraggio che merita essere conosciuta.

I complici

Perché l’Italia ha perso rovinosamente la seconda guerra mondiale? Generalmente si attribuisce questa sconfitta all’impreparazione delle Forze Armate (mancata meccanizzazione, ad esempio) e agli errori strategici della guida politica (le campagne di Grecia e di Russia lo dimostrano).

Per meglio capire dunque la politica italiana di quei tempi, in occasione dei 100 anni dalla “Marcia su Roma” (28 ottobre 1922), arriva nelle librerie l’ultimo interessante libro dell’affermato storico Giovanni Cecini, tra l’altro collaboratore di questo Blog, autore anche del noto e pregevole libro I Generali di Mussolini (nonché di molte altre importanti opere storiche tra cui I soldati ebrei di Mussolini).

Il libro s’intitola I gerarchi fascisti ed è edito dalla casa editrice Newton Compton. Si tratta di una completa rassegna biografica dei principali gerarchi del fascismo, i veri complici dell’affermazione di un regime politico che porterà il Paese al disastro della guerra.

Tra i profili biografici dei gerarchi, si raccomanda in particolare la lettura di quelli dedicati a Emilio De Bono e Italo Balbo, figure di rilievo militare nell’ambito dei gerarchi del Ventennio.

Un libro imperdibile per chi vuole conoscere e capire uno dei periodi più importanti della nostra storia nazionale recente.

Io mi ricordo

Un pomeriggio di fine estate, in viaggio sulla costiera adriatica, si scopre un luogo della memoria: il cimitero militare canadese di Ortona (Moro River Canadian War Cemetery) che accoglie le spoglie di 1665 caduti del Commonwealth di cui 1375 appartenenti al Canada.

Sono perlopiù soldati caduti nella sanguinosa battaglia contro i tedeschi per l’attraversamento del fiume Moro e la conquista dell’abitato di Ortona nel dicembre 1943.

Nell’osservare i sepolcri dei combattenti, si ritrovano i nomi dei più prestigiosi Reggimenti canadesi (facenti allora parte della 1^ Divisione canadese comandata dal Generale Christopher Vokes – 8^ Armata britannica del Feldmaresciallo Bernard Law Montgomery) e tra questi il celeberrimo 22° Reggimento Reale (Royal 22eme Règiment) del Quebec, unico reparto francofono dell’esercito del Canada, il cui motto è Je me souviens – Io mi ricordo.

È un motto che ritorna alla mente fermandosi in raccoglimento dinanzi alle lapidi: il ricordo di chi è caduto compiendo il proprio dovere, anche in terra lontana, costituisce non solo un dovere morale per tutti ma anche una necessità ineludibile per chi s’ interroga sul senso della vita militare.

God Save the Queen

La Regina Elisabetta II (21 aprile 1926 – 8 settembre 2022) è entrata nella leggenda dopo aver fatto parte della Storia.

Di lei vogliamo ricordare il suo ruolo di capo supremo delle Forze Armate britanniche svolto con dedizione per più di 70 anni ma anche non dimenticare che Elisabetta aveva partecipato alla Seconda Guerra Mondiale come giovane autista di ambulanze militari.

Ha fatto la sua parte anche in campo militare palesando la più alta espressione che a questo campo appartiene: servire lo Stato e dunque gli altri.

Per tale ragione resterà un esempio intramontabile e sempre attuale per tutti.

Riposi nell’ eternità in quella pace che si è indubbiamente meritata in vita.

Vanità sperare, follia combattere

Il giorno dell’armistizio con gli alleati, l’8 settembre 1943, non tutti scapparono: un gran numero di soldati italiani presero le armi contro i tedeschi; era questo l’unico modo per salvare la Patria e sè stessi dal nemico.

Morirono in migliaia in Italia, Balcania, Francia, nelle isole del Mediterraneo. Tutti combatterono per un Italia senza aggettivi, molti caddero con dignità e onore. Non va mai dimenticato che col loro sacrificio questi soldati mantennero fede al loro giuramento e garantirono la continuità dello Stato legittimo.

Il cippo nella foto d’apertura si trova all’ingresso del Sacrario militare di Mignano Monte Lungo dove l’8 dicembre 1943 i militari del ricostituito Esercito italiano offrirono somma prova di coraggio individuale e valore collettivo combattendo contro i tedeschi: mai parole furono più adatte ai drammatici tempi e alle tragiche circostanze.

Potrebbe ricapitare un tale disastro? La Storia non si ripete mai puntualmente ma conoscerla offre gli strumenti per affrontare meglio il futuro, qualsiasi cosa accada.

La tremenda guerra

Ferruccio Parri (1890 – 1981) oltre ad essere stato capo della Resistenza ( col nome di battaglia Maurizio) durante l’occupazione nazi-fascista, Presidente del Consiglio dei Ministri nell’immediato dopoguerra e Senatore a vita, fu un valoroso combattente della Grande Guerra (decorato di ben tre Medaglie d’argento al Valor Militare!) su cui ha espresso questo giudizio in una intervista al giornalista Corrado Stajano (Il Giorno del 1° luglio 1972):

/…/Poi la Grande Guerra, io sono stato interventista del tipo salveminiano. Sapesse qual è stata la prova dei miei coetanei, allora. Il 1915,la tremenda guerra. Ho visto il sacrificio di una generazione, un sacrificio che è stato anche sincero. Sono stati importantissimi per me quegli anni./…/

Una testimonianza storica importante per un giudizio sintetico su quell’evento tragico ed epocale.

Mantenimento della Pace

Cosa sono le cosiddette Operazioni di mantenimento della pace (Peacekeeping Operation) svolte numerose dalle organizzazioni internazionali (come Nazioni Unite, Unione Africana o NATO) che hanno forze armate poste loro a disposizione dai paesi membri e che operano in territori in cui la pace e la sicurezza sono compromessi o in pericolo?

Una definizione a riguardo la offre il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres:

Un operazione di mantenimento della Pace non è né un esercito né una forza antiterrorista, né un’ agenzia umanitaria, è uno strumento che mira a creare uno spazio per una soluzione politica nazionale.(Dall’account Linkedin “United Nations Peacekeeping” in data 28 agosto 2022).

Una importante definizione da annotare e conservare non solo da parte degli addetti ai lavori.

Per chi e con chi

Oggi, venendo meno ad una regola fino a qui di massima rispettata, i lettori di questo Blog leggeranno di me. La triste circostanza della scomparsa di un soldato e ufficiale da me profondamente ammirato mi offre l’occasione per l’eccezione.

Sono stato allievo della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli. In quegli anni, ufficiale d’inquadramento degli allievi era l’allora Tenente dei Bersaglieri Carlo Cisbani, scomparso recentemente: la notizia della sua morte, corsa in un baleno tra gli ex allievi della Scuola, mi ha profondamente commosso perché mi ha riportato alla mente una delle figure militari che più hanno inciso nella mia formazione in quegli anni giovanili.

Carlo Cisbani è sempre stato il mio (irraggiungibile) modello di militarità: ogni aggettivo connesso a questo sostantivo gli apparteneva.

Allora, data la giovane età, ne subivo il fascino senza, in fondo, domandarmi (o capire) il perché; ora ne conosco le ragioni: è stato quel modello di uomo e di soldato che avrei seguito fino alla fine per i valori che incarnava e praticava, primi fra tutti l’esempio e la giustizia alla base del comando.

Ora so per chi e con chi avrei combattuto.

Hurrà signor Tenente!