+++News: Nasce la Guardia di Frontiera europea+++

Oggi 6 ottobre 2016 è una data sicuramente da ricordare: nasce infatti la Guardia di frontiera e costiera dell’Unione Europea (EBCG – European Border and Coast Guard).

Costituita per trasformazione dell’Agenzia FRONTEX, avrà raddoppiati organici e mezzi e assicurerà le frontiere esterne della U.E.

Per poterla realizzare, gli Stati membri hanno formalmente rinunciato a una parte importante dei loro poteri sovrani: un primo passo verso l’esercito europeo?

D’altronde, la Bundeswehr tedesca nasce nel 1955 per parziale incorporazione del Bundesgrenzschutz – BGS, la Guardia di Frontiera della Germania dell’Ovest.

Il primo posto di frontiera presidiato dalla nuova Istituzione europea sarà quello tra Bulgaria e Turchia.

Maggiori informazioni visitando il sito

http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2016/09/14-european-border-coast-guard/

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Una proposta importante

Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su La Repubblica di domenica 14 agosto u.s., rilancia una proposta dei Ministri Pinotti e Gentiloni su una comune organizzazione militare europea.

Ne trascrivo, a beneficio dei lettori di questo Blog, la parte di maggiore interesse, significando la bontà della proposta italiana e la necessità di portarne a conoscenza la maggior parte dell’opinione pubblica.

“Segnalo (…) una proposta che mi è parsa di grande interesse e formulata in un articolo che ci hanno inviato il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e la ministra della Difesa Roberta Pinotti. L’articolo propone di formare una nuova struttura militare che veda riuniti insieme alcuni degli Stati fondatori dell’Europa e che abbia compiti completamente diversi da quelli della Nato; non contrari ma diversi, tra l’altro della Nato fa parte da tempo la Turchia di Erdogan e questa non è proprio una raccomandazione.

La proposta dei due nostri ministri è di formare appunto una struttura militare con compiti ben definiti ma con contingenti realmente mobilitati e inquadrati. I fondi di finanziamento necessari dovrebbero venire dalle risorse che gli Stati aderenti a questa struttura hanno nel bilancio europeo e da altre eventuali fonti debitamente autorizzate. Questa formazione militare potrebbe e dovrebbe intervenire, decidendo di propria iniziativa ma avendo ricevuto il benestare dell’Unione europea, su settori estremamente delicati che possono trovarsi su vari scacchieri geopolitici: soprattutto in Medio Oriente, ma anche sulla costiera libica o sui Paesi del centro Africa, negli attacchi allo stato maggiore dell’Is. La formazione dovrebbe disporre, sia pure con i corrispettivi limitati ma molto preparati ed efficienti, di forze aeree e navali. Insomma una struttura di truppe speciali, che si muove in nome dell’Europa ma senza impegnare direttamente le nazioni europee che non aderiscono a questo sistema il quale tuttavia è aperto a nuove adesioni, sempre di Paesi che fanno parte del nostro continente.

Non sappiamo fino a che punto la proposta dei due ministri sia stata concordata con i governi dei vari Paesi interessati ma apre comunque un dibattito che va portato avanti rapidamente perché una formazione del genere è in questa fase della congiuntura internazionale che ha un senso e anzi una necessità di esistere.”

(Eugenio Scalfari – La Repubblica 14 agosto 2016)

Forse di questa proposta parleranno il prossimo 22 agosto a bordo di Nave Garibaldi Hollande, Merkel e Renzi? Lo spero tanto.

Le ragioni di un esercito europeo

Ma perché un esercito europeo?

Proviamo ad indicarne qualche ragione.

L’Unione Europea, che già esprime per la maggior parte dei Paesi che la costituiscono una moneta unica (e la moneta, come é noto, è un’espressione di sovranità dello Stato), ha come obiettivo l’integrazione politica degli Stati membri, integrazione che sarà materialmente espressa anche con Forze Armate comuni.

Gli attuali scenari di sicurezza internazionale necessitano di una maggiore integrazione militare dell’Europa (e dei suoi alleati) secondo il motto “l’unione fa la forza” (principio strategico della massa), riducendo in questo modo anche l’attuale lunga e frastagliata catena di comando e controllo europea (principio strategico dell’unità di comando).

Ragioni evidenti di efficenza economica (strettamente legate alle attuali politiche di bilancio) inducono ad uno strumento militare europeo unico che porrebbe fine ad anacronistiche ridondanze strutturali e procedurali, con un enorme recupero di efficacia operativa.

Anche l’industria della Difesa europea nel suo complesso ne gioverebbe perché vedrebbe ridotto il numero dei suoi interlocutori nazionali e potrebbe contare su una massa finanziaria sufficente per sviluppare nuovi progetti e investimenti (divenendo cosi più competitiva su scala mondiale).

Accanto ai grandi Players militari mondiali (USA, Russia, Cina) si verrebbe a creare un nuovo soggetto militare che potrebbe essere un elemento di equilibrio e stabilità internazionale (non va dimenticato che l’Unione Europea é stata insignita del Premio Nobel della pace nel 2012: dunque i suoi soldati sarebbero direttamente espressione dei valori costitutivi dell’Unione).

L’esercito europeo sarebbe formato da soldati con una lunga e grande esperienza con la NATO e questo rafforzerebbe le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico.

Insomma, i vantaggi dell’esercito europeo sono evidenti ma perché questo si realizzi occorre un grande coraggio politico che al momento, purtroppo, non si riscontra in Europa.

E se decidessero direttamente i cittadini europei?

Riflessioni sulle operazioni militari europee

L’Unione Europea é (al momento) una confederazione di Stati e non uno Stato nel senso classico della parola, ossia dotato di piena e completa sovranità. Per questo, pur avendo un riconoscimento e rappresentanza internazionali (e finanche una moneta unica per la maggioranza di Stati che la compongono) non ha ancora delle Forze Armate unificate, preferendo gli Stati dell’Unione preservare la propria sovranità sulle Istituzioni militari che esprimono.

Ciononostante, quando la situazione internazionale lo richiede, al fine di prevenire i conflitti o gestiri le crisi, i 28 Stati della UE sono in grado di trovare il consenso politico e le risorse necessarie per agire secondo un principio di solidarietà e interessi comuni, offrendo all’Unione le proprie capacità per dar vita ad una operazione militare sotto comando e controllo europeo. Questo é stato vero in passato e sarà ancor più vero in futuro, considerando che le attuali sfide alla sicurezza e stabilità internazionali hanno una portata mondiale e necessitano dunque una risposta collettiva possibilmente unitaria.

Per tale ragioni, l’Unione Europea ha elaborato nel tempo una Common Security and Defence Policy (CSDP) che rappresenta il quadro di riferimento di ogni suo intervento (politico, civile e militare) internazionale.

Attualmente, piu di 3.000 militari europei servono sotto la bandiera stellata dell’Unione in diverse parti del mondo e sotto la responsabilità dell’European External Action Service (EEAS): Balcani (Operazione Althea), Africa (EUTM Somalia, EUTM Mali, EUMAM RCA), Oceano Indiano (Operazione Atalanta) e nel Mar Mediterraneo (operazione EU Navfor Med).

Il successo finora ottenuto da queste operazioni militari (bisogna ricordare che le operazioni estere della UE sono anche di natura civile come EULEX in Kosovo), ha permesso all’Unione Europea di diventare un attore credibile e, in taluni casi, imprescindibile nello scenario internazionale. Non era e non é un risultato scontato: per questo merita di essere ricordato.

https://www.youtube.com/user/EUSecurityandDefence

Lo sviluppo delle capacità militari dell’Unione Europea 1999 – 2015

Sono passati più di 15 anni da quando l’Unione Europea, con gli Helsinki Headline Goal, ha cercato di sviluppare una propria capacità militare. Il tempo trascorso è sufficiente per fare un primo punto di situazione e un provvisorio bilancio.

Sull’onda del sostanziale fallimento europeo durante le guerre balcaniche, dove solo la NATO (e quindi gli USA) aveva potuto porre fine ad una tragica guerra alle porte dell’Unione Europea, i Paesi membri della UE decisero nel 1999, durante il vertice di Helsinki, di creare una forza di 60.000 uomini in grado di essere impiegati rapidamente per 60 giorni nell’ambito delle cosiddette “Missioni di Petersberg” (Peace Building, Peace Keeping). A tale ambizioso progetto venne dato il nome di Helsinki Headline Goal.

A queste forze terrestre dovevano aggiungersi una forte componente aerea (400 velivoli di vario genere) e navale (100 navi di vario tipo e classe).

Le forze sarebbero state generate dagli stati membri e, durante le operazioni, sarebbero state sotto comando di diversi  EU Headquarters -EUHQ  appositamente creati (uno  è stato messo a disposizione dall’Italia nell’ambito del COI di Roma) e dipendenti dal neocostituito EU Military Staff– EUMS di Bruxelles (che a sua volta risponde all’EU Military Comittee – EUMC, organo di consulenza militare del Comitato Politica di sicurezza – COPS presieduto dall’Alto Rappresentante per la politica estera – HR ).

La responsabilità politica dell’operazione era affidata all’Alto Rappresentante per la politica estera- HR  nominato dal Consiglio della UE (il primo Alto Rappresentante è stato lo spagnolo Javier Solana, ex Segretario generale della NATO, anche a significare un certo collegamento con l’ Alleanza Atlantica).

Nel corso del tempo, la UE, pur non realizzando appieno quanto previsto nel Helsinki Headline Goal, con la missione Artemis nella R.D.Congo nel 2003 ha dimostrato di essere in grado di poter effettuare operazioni al di fuori della NATO. A questa operazione seguirà la missione Concordia in FYROM sempre nel 2003. In tale occasione fu impiegato il Comando di EUROFOR, la forza operativa europea composta da Italia, Francia, Spagna e Portogallo, costituita nel 1995 e sciolta nel 2012 (aveva sede a Firenze). 

Mentre i Paesi della UE si organizzavano per la costituzione della forza prevista dall’ Helsinki Headline Goal, anche sulla base delle nuove guerre in Afghanistan e in Iraq, nel 2004 fu deciso la costituzione degli EU Battle Groups – EUBG, pedina fondamentale dell’intervento militare europeo all’estero. Questo avvenne nel quadro del Headline Goal 2010 che mirava a rafforzare la capacità militare della UE nell’ambito della Common Security and Defence Policy – CSDP, definita in questo modo dal Trattato di Lisbona del 2007.

Venivano quindi costituiti /rafforzate unità miste europee ( per l’Italia, la MLF italo –slovena –ungherese e la SIAF italo  – spagnola) destinata ad essere proiettate come EUBG nelle missioni di Petersberg. Venivano costituite anche altre Unità/comandi  come EATC European Air Transport Command.

Collaterale allo sviluppo di capacità militari si è resa necessaria la costituzione nel luglio del 2004 dell’European Defence Agency– EDA il cui compito è quello di tutelare le capacità industriali europee, promuovendo la collaborazione e la ricerca nello specifico e delicato settore della Difesa.

Negli anni, una serie di missioni militari europee venivano lanciate, soprattutto nel continente africano, e alcune di queste sono ancora attive come EU Atalanta e EUTM Somalia nel corno d’Africa, EUTM Mali e EUFOR Repubblica Centrafricana.

Quindi, pur non con la celerità auspicata da più parti, lo sviluppo di capacità militari della UE procede senza sosta. I  problemi sono molteplici ma risolvibili.

Il primo fondamentale problema è la mancanza di trasferimento dai Paesi membri alla UE di prerogative sovrane nel settore della Difesa e Sicurezza. La CSDP assume più il valore come quadro di riferimento che non come elemento vincolante per i Paesi membri. La possibilità di costituire un esercito europeo è oggi del tutto esclusa dalla mancanza di uno Stato europeo, ma la costituzione di unità militari europee pronte all’impiego (sul modello Eurocorps e Brigata franco –tedesca) dovrebbe essere perseguito con costanza e determinazione.

La UE manca di una chiara strategia militare, indispensabile premessa dello sviluppo delle sue capacità militari. Si renderebbe necessario l’elaborazione di un Libro Bianco della difesa europea che fosse una pietra miliare e una bussola per le proprie capacità militari

Pur esistendo un Collegio europeo di difesa e sicurezza (European Security and Defence College – ESDC), nella UE si fa poca formazione comune. L’unica valida esperienza in tal senso è l’esercitazione annuale CJEX portata avanti dagli Istituti di formazione di Stato Maggiore di Francia, Germania, UK, Spagna e Italia.

Infine e indubbiamente, la presenza nella NATO della maggior parte dei Paesi UE, frena ogni deciso sviluppo di capacità militari UE, preferendo molti Paesi UE l’affidamento a quelle poderose e rodate della NATO. Peraltro, gli accordi Berlin Plus del 2002 con cui la UE ha accesso alle capacità di pianificazione, logistiche, comando e controllo e informative della NATO ha ovviamente ritardato lo sviluppo di proprie capacità UE in questi settori. Ma una cosa certo non esclude l’altra, anzi proprio l’esperienza di successo della NATO può favorire il rafforzamento delle capacità militari della UE.

In sostanza, il cammino delle capacità militari europee è segnato e chiaro ma i tempi della sua percorrenza dipendono unicamente dalla  volontà politica (variabile) dei suoi Paesi membri.

Questo Blog comunque ci crede fermamente.

Ringrazio il mio amico FRANÇOIS BLANC per l’ispirazione di questo articolo

++News: Nuova missione Unione Europea in RCA++

Da oggi questo Blog offrirà ai suoi lettori anche notizie aggiornate relative alla European Union Common Security and Defence Policy – CSDP al fine di contribuire ad una sua maggiore conoscenza presso l’opinione pubblica.

L’Unione Europea ha deciso di lanciare una nuova missione nella Repubblica Centrafricana. La missione si chiamerà EUMAM RCA – European Union Military Advisory Mission in the Central African Republic e prenderà il posto dell’attuale missione EUFOR RCA (cui partecipano anche militari italiani) che continuerà a garantire la sicurezza della capitale Bangui fino al 15 marzo 2015

L’ EUMAM RCA sarà una tipica operazione di Security Sector Reform – SSR e avrà lo scopo di riformare le Forces armées centrafricaines – FACA nel senso di renderle  più multietniche, professionali e repubblicane, in modo da contribuire alla stabilità del Paese africano.

La durata della missione, con un organico di 60 effettivi, è prevista in 12 mesi e il comandante sarà il generale francese Dominique Laugel.

Una prossima decisione del Consiglio dei ministri degli affari esteri della UE determinerà le modalità operative della missione.

International Military Academic Forum – IMAF

L’International Military Academic Forum – IMAF ha l’obiettivo di progettare un percorso formativo comune per i futuri ufficiali delle Forze Armate dei Paesi dell’Unione Europea.

All’IMAF partecipa attivamente anche l’Italia, rappresentata dalle proprie Accademie/Scuole di Applicazione.

Uno dei progetti promossi dall’ IMAF è denominato EMILYO European Initiative for Exchange of Military Young Officers nato nel novembre 2008 nell’ambito della CSDP (Common Security and Defence Policy) al fine di creare un progetto di scambio di studenti militari simile al più famoso e diffuso progetto ERASMUS tra studenti universitari europei. Il progetto EMILYO è coordinato dal ESDC (European Security and Defence College) di Parigi.

L’ultimo incontro IMAF 2014 è stato ospitato dall’Austria dal 23 al 27 giugno scorso nella splendida cornice del Castello di Reichenau nella regione Niederösterreich (Bassa Austria). Il Paese ospitante di IMAF 2015 sarà la Romania e si svolgerà presso la Nicolae Balcescu Land Forces Academy di Sibiu.