Soldati senza nome

Alle 10.25 del 2 agosto di 40 anni fà, una bomba esplodeva nella sala d’aspetto della stazione centrale di Bologna, provocando 85 morti (tra loro anche Roberto Procelli, 21 anni di Arezzo, militare di leva del 121° Gruppo artiglieria c/a leggera di Bologna: la prima salma identificata grazie alla piastrina di riconoscimento ) e 200 feriti tra i viaggiatori che casualmente si trovano in quel luogo.

La mobilitazione dei soccorsi fu immediata e imponente, e generoso fu lo sforzo di tutti i soccorritori per salvare vite umane innocenti che l’odio dell’uomo aveva sacrificate nel nome di una criminale follia.

Tra questi soccorritori, molti furono i militari (perlopiù di leva) dell’esercito di stanza a Bologna che intervennero, con i mezzi a disposizione ma anche a mani nude, per scavare tra le macerie e successivamente rimuoverle.

La foto qui pubblicata, li ritrae al lavoro in quel tragico giorno che trasformò semplici soldati in storici testimoni del più grave atto di terrorismo avvenuto in Italia.

Sono soldati i cui nomi sono sconosciuti ma la cui opera, pronta e solidale, riscatta un tempo nel quale lo Stato apparve indebolito e smarrito sotto i colpi di una violenza cieca e vigliacca.

Perchè, non va mai dimenticato, i soldati ci sono sempre.

Storico giudizio

Adolfo Omodeo (1889 – 1946) fu un importante storico, del cristianesimo prima e del risorgimento poi (i suoi studi su Camillo Benso conte di Cavour sono considerati ancora oggi fondamentali). Entrato poi nel Partito d’Azione, Adolfo Omodeo fu per pochi mesi (aprile – giugno 1944) Ministro della Pubblica Istruzione nel II° Governo Badoglio e, al termine del secondo conflitto mondiale, membro della Consulta nazionale.

Volontario nella Grande Guerra (da lui interpretata quale ulteriore guerra risorgimentale) come ufficiale del 4° Reggimento di artiglieria di fortezza, nel primo dopoguerra curò un libro dedicato agli scritti dei caduti intitolato Momenti della vita di guerra.

Tale libro è una narrazione drammatica ma sempre pervasa da una forte intensità morale, in cui la morte in combattimento dei soldati italiani (《chiare ed oneste facce, fiorite ad altri soli, in una vita di pace: volti d’uomini non fatti per la guerra, ma capaci di reggerla per l’alto senso di umana dignità》 come scriveva lo stesso Omodeo) si accompagna con la chiara e consapevole accettazione del sacrificio necessario alla testimonianza di ciascun combattente ai valori più alti.

In seguito, espresse questo interessante commento sull’esercito in epoca fascista che merita di essere riportato:

“Ad un osservatore spassionato, sopra tutto se è vissuto nell’esercito dell’altra guerra, vecchiotto d’istituzioni, non privo di magagne, ma dotato di certe qualità morali, di un vivace senso d’onore e che fu in grado di inquadrare tutta la nazione in armi, appare di colpo l’immensa rovina prodotta dal fascismo nelle nostre forze armate: il fascismo si presenta come qualcosa che va oltre un regime politico: è una tabe che ha corroso a fondo tutte le strutture sociali…”

Spirito indomito

Il valore del soldato dipende dal suo spirito, quello che Carl von Clausewitz chiamava Geist.

E lo spirito è la risultante di una serie di condizioni soggettive (carattere, educazione,motivazione ecc.) e oggettive (Leadership dei comandanti, consenso dell’opinione pubblica , armamento, addestramento ecc.).

Il valore è però condizione necessaria ma non sufficiente per garantire la vittoria: vi è infatti necessità della logistica e tattica adeguati (compiti dei comandanti) ed una chiara strategia (compito dei politici).

Riflettevo su queste cose pensando alla figura di Enrico Toti (1882 -1916) in occasione del 184° aniversario della fondazione del glorioso Corpo dei Bersaglieri (18 giugno 1836).

La figura eroica di Enrico Toti si studia(va) a scuola quindi penso sia nota a tutti: l’augurio è dunque che questa soccorra ognuno di noi nel momento dello scoramento e del dubbio affinchè “quando la paura bussa alla porta vada ad aprire il coraggio.”

Historia Nostra Magistra

159 anni fà il Ministro della Guerra Manfredo Fanti, con una Nota, fondava l’Esercito italiano.

In questo giorno vengono in mente i fatti d’arme (e non solo, perchè l’Esercito opera bene anche e soprattutto in tempo di pace) e i protagonisti, piccoli e grandi, di questa lunga storia: essi danno sostanza all’identità della Forza Armata.

Occorre dunque conoscerla questa storia, strettamente connessa alla Storia d’Italia poiché l’Esercito altro non è che un’espressione fedele della Nazione. Ecco perchè appaiono ancora più significative le seguenti parole espresse dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina:

Lo studio della storia militare e della storia dell’Esercito italiano deve rappresentare/…/ un costante riferimento per gli Allievi, affinchè le loro conoscenze siano strutturate in un più ampio contesto di riferimento che contempli tanto le esperienze a livello internazionale e interforze quanto le tradizioni e le vicende storiche della nostra Forza Armata.

Voloire!

In nome della collaborazione aperta a tutti e finalizzata all’arricchimento di questo Blog, dal Colonnello Vincenzo Stella (già Comandante del Reggimento Artiglieria a cavallo) riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’8 aprile 1831 a Venaria Reale nascono le Batterie a Cavallo.
La proposta fu avanzata dal giovane luogotenente d’Artiglieria Alfonso Ferrero della Marmora con l’intento di costituire batterie di artiglieria a cavallo da inviare al seguito della cavalleria lanciata alla carica. Le esperienze delle guerre napoleoniche avevano modificato le tradizionali concezioni della condotta della guerra e esaltato l’importanza della rapidità d’impiego dell’artiglieria.
Sono impiegate bocche da fuoco leggere (da 8 o da 15). I conducenti trainano solo pezzo e avantreno. Il cassone con le munizioni è trainato da altre 3 pariglie. Anche i 9 serventi sono a cavallo e come i cavalieri pronti a farsi strada anche tra il nemico e poi, alla presa di posizione, tornare artiglieri.
Ogni pezzo era servito da 16 uomini e 22 cavalli. Ogni batteria era costituita da 8 pezzi.
Conosciute anche con l’appellativo “Voloire”, cioè “volanti”, partecipano valorosamente alle campagne 1848, 1849, 1859, 1866.
Il 6 maggio 1848 il Tenente Gioacchino Bellezza della 1^ Batteria a Cavallo si meritò la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare dell’Artiglieria italiana per l’azione svolta nel corso della battaglia di Santa Lucia (attuale quartiere di Verona).
Il 1° novembre 1887 viene costituito a Milano il “Reggimento Artiglieria a Cavallo” su 3 Brigate.
L’attuale motto è “In hostem celerrime volant”.
Oggi 189 anni fa nascevano le Batterie a Cavallo: buon compleanno!

Fratibus ut Vitam servares

In questi giorni di emergenza sanitaria in Italia, il ruolo che può svolgere (e che in parte già svolge) la Sanità militare è importantissimo.

In particolare, il Corpo Sanitario dell’Esercito rappresenta la componente più grande della Sanità militare in Italia.

Fondato nel 1833 nel Regno di Sardegna dall’opera instancabile del medico e ufficiale Alessandro Riberi (1794 – 1861), l’attuale Corpo Sanitario dell’Esercito (il cui motto è Fratibus ut Vitam servares) nasce nel 1998 per accorpamento dei precedenti Corpi di Sanità e Veterinaria.

Il Corpo si compone di ufficiali medici, odontoiatri, psicologi, farmacisti e veterinari. Inoltre fanno parte del Corpo Sottufficiali e Graduati di truppa con importanti funzioni paramediche.

Numerose sono le decorazioni individuali e collettive al valor militare e della sanità pubblica; tra tutte, spicca la medaglia d’oro al valor militare concessa alla bandiera del Corpo, oggi custodita dalla Scuola di Sanità e Veterinaria di Roma.

Un ultimo accenno merita fare ad uno dei centri di eccellenza della Sanità militare in Italia: lo Stabilimento chimico – farmaceutico militare di Firenze. Lo SCFM di Firenze rappresenta una risorsa tecnica, scientifica e industriale al servizio del Paese in ogni circostanza e che rafforza le capacità di eccellenza della sanità italiana.

Missioni di un tempo

Le missioni per la pace e la sicurezza internazionali che vedono attualmente il grande impegno dell’Esercito italiano (e delle altre Forze Armate) nel mondo hanno importanti precedenti che pochi conoscono.

Un corpo di spedizione militare italiano (con larga partecipazione di Carabinieri) sbarcó a Suda (isola di Creta) il 25 aprile 1897 per pacificare l’isola greca dopo la sollevazione della popolazione contro il dominio ottomano.

Il 14 luglio 1900 inizió la partecipazione italiana alla missione militare internazionale in Cina per reprimere le violenze dei Boxer contro i cittadini e le proprietà europee. Al comando del contingente italiano di circa 2.000 uomini c’era il Colonnello Vincenzo Garioni (1856 -1929).

Anche in tempi lontani, il contributo dell’Esercito italiano per la stabilizzazione di situazioni di crisi internazionale è stato essenziale e decisivo.

Modernizzazione

La ristrutturazione dell’Esercito nel biennio 1975- 1977 (sotto l’illuminata e ferma guida del Capo di Stato Maggiore del tempo, Generale Andrea Cucino), fu un epocale processo di modernizzazione della Forza Armata.
Al termine del periodo di ristrutturazione, l’esercito di campagna era articolato principalmente su:
• 3 Corpi d’Armata- 3° (Milano), 4° alpino (Bolzano), 5° (Vittorio Veneto) – ai quali fu affidato il compito di condurre la manovra aeroterrestre attraverso l’impiego coordinato delle Grandi Unità elementari e pluriarma (Brigate) e delle Unità di supporto alle loro dipendenza;
• 4 Divisioni – corazzata Centauro (Novara), meccanizzata Folgore (Treviso), meccanizzata Mantova (Udine), corazzata Ariete (Pordenone). Le Divisioni comprendevano 3 Brigate e numerosi supporti ( gruppo squadroni esplorante e sicurezza, gruppi artiglieria, battaglione genio, battaglione trasmissioni, reparto Aviazione Leggera Esercito e supporto logistico);
• 8 Brigate meccanizzate – Goito (Milano), Legnano (Bergamo), Brescia (Brescia) Garibaldi (Pordenone) Isonzo (Cividale del Friuli) Gorizia (Gorizia) Trieste (Bologna) Granatieri di Sardegna (Roma);
• 5 Brigate corazzate – Curtatone (Novara), Mameli (Tauriano), Manin (Aviano), Pozzuolo del Friuli (Palmanova), Vittorio Veneto (Trieste);
• 5 Brigate motorizzate Cremona (Torino), Friuli (Firenze) Acqui (L’Aquila), Pinerolo (Bari) Aosta (Messina);
• 5 Brigate alpine – Taurinense (Torino), Orobica (Merano), Tridentina (Bressanone), Cadore (Belluno), Julia (Udine).
• 1 Brigata Paracadutisti Folgore (Livorno);
• 1 Brigata Missili Aquileia (Portogruaro).

Il riordino dell’organizzazione centrale fu in tono minore. Ciononostante alcuni provvedimenti furono di grande rilevanza. Anzitutto, L’Ispettorato Logistico fu unificato con il IV Reparto dello Stato Maggiore che permise di armonizzare e sviluppare in modo unitario tutte le attività logistiche. Furono anche riviste le competenze dei Capi di corpo logistici che ebbero una duplice dipendenza: gerarchica dal capo di SME e funzionale dal Capo del IV reparto/ISPEL. Fu poi soppresso l’Ispettorato ABC (armi Atomiche, Nucleari e Biologiche) le cui competenze passarono all’Ispettorato di artiglieria.

Di grande importanza fu poi la nuova legge di avanzamento (Legge n. 574 del 20 settembre 1980) che eliminò le ingiuste sperequazioni nella progressione di carriera tra i quattro ruoli delle armi. Fu istituito un unico ruolo delle Varie Armi per il quale la distinzione per Arma rimaneva unicamente al fine dell’impiego. Venne poi costituito il Corpo Tecnico che unificava i precedenti sei ruoli dei servizi tecnici (di artiglieria, della motorizzazione, chimico-fisico, del genio, delle trasmissioni e geografico).

Anche il settore scolastico – addestrativo fu interessato da importanti novità. Furono soppresse le Scuole Allievi Ufficiali di Ascoli Piceno, Foligno e Lecce e tutti i corsi allievi ufficiali di complemento vennero svolti presso le Scuole d’Arma. Gli allievi ufficiali dei Carabinieri prima di passare alla Scuola ufficiali dell’Arma di Roma frequentavano le prime 7 settimane di corso presso le Scuole d’Arma. Furono rivisti i percorsi formativi dei sottufficiali di complemento e dei militari di truppa. Vennero istituiti i Battaglioni Addestramento Reclute (B.A.R.) presso cui le reclute svolgevano le operazioni di vestizione, visita medica, selezione attitudinale e addestramento iniziale. I B.A.R. non più considerati enti autonomi a carattere scolastico ma veri e propri reparti d’impiego, destinati, all’emergenza ed in seguito alla mobilitazione, a riunirsi alla Grande Unità di appartenenza, lasciando alla sede parte dei Quadri per l’addestramento dei complementi (ad esempio 3° Battaglione Guardie della Brigata Granatieri di Sardegna).

La legge 191/1975 istituì poi la figura dei VTO (Volontari Tecnici Operatori) la cui consistenza non doveva superare il 16% della forza bilanciata. Fu l’inizio dell’introduzione della figura del Volontario nelle Forze Armate che trovò il suo completamento nel 2005 con l’abolizione della leva militare obbligatoria.

Uno dei simboli della modernizzazione del tempo fu l’introduzione in servizio della FIAT AR 76 con cui chi scrive ha percorso gran parte dei chilometri della sua vita militare!

Per il bene comune

A Bergeggi (Savona), un cippo posto ai margini della via aurelia, ricorda i 13 soldati dell’Esercito morti in un incidente stradale il 13 luglio 1967 mentre stavano recandosi, su richiesta delle autorità civili, a spegnere un incendio scoppiato in una vasta zona boschiva nei dintorni di Noli (Savona).

Per far fronte all’incendio, oltre ai Vigili del Fuoco, vennero inviati un ufficiale e 40 soldati del IV Battaglione dell’89° Reggimento Fanteria “Salerno” di stanza a Savona.

Il drappello venne caricato su mezzi dei Vigili del Fuoco e avviati verso il luogo d’intervento lungo la via aurelia. All’altezza della curva di Bergeggi, uno degli automezzi, che trasportava più di 30 soldati, uscì di strada, precipitando lungo la scarpata e finendo sul litorale.

Nel tragico evento, perirono 13 militari (i loro nomi sono riportati sul cippo commemorativo) e altri 20 rimasero feriti: un pesante tributo di sangue al servizio del bene comune che è doveroso sempre ricordare.

La sagace opera collettiva

La ristrutturazione dell’Esercito portata avanti da tutti gli appartenenti alla Forza Armata sotto la sagace e ferma guida del Generale Andrea Cucino (1914 – 1989 – oggi ricorrono i trent’anni dalla sua scomparsa) nel biennio 1975 -1977, che nelle intenzioni iniziali doveva essere interforze e motivata principalmente da ragioni tecnico-militari, finì per avere la sua ragione principale nelle urgenti necessità finanziarie del Paese a metà degli anni ’70; per questo motivo non fu completa e diversi settori ad alto contenuto tecnologico e dunque ad alto costo (ad esempio difesa controcarri e contraerei, mezzi per il combattimento notturno, comando e controllo) non furono interessati dal processo di rinnovamento. La ragioni tecnico-militari andavano ricercate principalmente nella nuova politica USA/NATO della “Risposta Flessibile”, nella crescita militare e tecnologica del blocco sovietico e nella crisi dell’egemonia americana in un mondo sempre più multipolare in cui anche l’Italia aveva la sua parte da giocare con una forza militare credibile. La strategia della “Risposta flessibile” era stata elaborata dagli USA negli anni della presidenza Kennedy e soppiantava la strategia della “Rappresaglia massiccia” adottata dagli USA (e quindi dalla NATO) negli anni della presidenza Eisenhower. Tale strategia valorizzava molto le forze convenzionali a scapito dell’arma atomica, che restava comunque l’Ultima Ratio in caso di conflitto con le forze del Patto di Varsavia (e loro alleati). Da questa nuova concezione strategica ne derivava che le forze operative dovevano essere credibili sia per numero che capacità. Per tale ragione, i livelli di forza effettiva delle forze operative terrestri furono elevati al 93% delle tabelle organiche di guerra, con punte del 100% per la Divisione corazzata Ariete e i Reggimenti missili c/a Hawk; erano questi livelli di prontezza operativa che avrebbero permesso ai Reparti d’essere immediatamente impiegabili in caso di necessità. La mobilità delle Unità fu accresciuta con una pressoché totale meccanizzazione/ motorizzazione dell’Esercito di campagna ad eccezione delle truppe alpine (che non ne avebano evidentemente bisogno dato il loro ambiente naturale d’impiego). Fu migliorata anche la capacità di fuoco con la sostituzione dell’obice 105/22 con quello 155/23 mentre fu migliorata la difesa controcarri con l’introduzione dei primi lanciatori missili TOW (Tube-launched Optically-tracked Wire-guided), un sistema americano già utilizzato nella guerra del Vietnam. Venne aumentata anche la flessibilità d’impiego, dovuta sia alla scomparsa delle distinzioni ordinative tra le Unità destinate alle Forze operative e quelle designate per la difesa territoriale, sia all’unificazione organica dei battaglioni meccanizzati di fanteria con i battaglioni bersaglieri e con i gruppi squadroni meccanizzati e dei battaglioni carri con i gruppi squadroni carri, nonché alla creazione dei Battaglioni logistici e all’unificazione strutturale delle grandi unità. La ristrutturazione permise, in ultima analisi, quel necessario aumento di prontezza operativa e mobilità delle Unità che rese l’Esercito italiano una forza credibile nel contesto geostrategico del tempo.