Il gentiluomo di compagnia

Raimondo Montecuccoli ebbe in Enea Silvio Caprara (1631 – 1701) un fido e dedito collaboratore. Accomunati da una lontana parentela, il bolognese Caprara scelse la vita delle armi grazie a Montecuccoli, così come quest’ultimo intraprese la carriera miltare al seguito del cugino Ernesto, generale imperiale.

Enea Silvio Caprara seguì il Montecuccoli praticamente ovunque fino alla morte del grande condottiere modenese, fungendo da gentiluomo di compagnia durante le missioni diplomatiche del Montecuccoli (in Svezia, Inghilterra e in Italia) o quale comandante subordinato nelle diverse campagne militari (Caprara fu presente nella Battaglia della Raab contro i turchi il 1° agosto 1664).

Alla morte di Raimondo Montecuccoli (16 ottobre 1680) il Caprara era ormai un generale affermato a cui l’Imperatore asburgico Leopoldo I affidò importanti compiti militari.

Caprara si distinse nell’assedio e liberazione di Vienna dai turchi nel 1683 e nelle campagne in Ungheria e nel Nord Italia al fianco del Principe Eugenio di Savoia (tra i due però non corse mai buon sangue).

Valoroso soldato dal difficile e altero carattere, Caprara fu uno dei più importanti generali italiani al servizio dell’Impero asburgico e confermò l’ottima e meritata fama che gli italiani avevano nel seicento come prestigiosi comandanti.

Contrariamente a Raimondo Montecuccoli, Enea Silvio Caprara alla sua morte tornò in Italia e riposa oggi nella chiesa di San Francesco a Bologna, sua città natale.

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La nascita della Prussia

Nel 1657 Carlo X di Svezia (succeduto alla regina Cristina che aveva abdicato al trono e si era convertita al cattolicesimo) intraprese una campagna militare finalizzata a conquistare la Polonia e ad espandere l’influenza svedese nel Baltico. Già nel 1655, l’aggressivo re aveva attaccato vittoriosamente la Danimarca ed ora minacciava seriamente di sconvolgere lo Status Quo nell’Europa del Nord.

L’Imperatore Leopoldo I di Asburgo, alleatosi con Olanda e Inghilterra, decise d’intervenire per bloccare il pericoloso espansionismo svedese ed affidò il comando dell’esercito a Raimondo Montecuccoli, nel frattempo nominato Feldmaresciallo.

Il Montecuccoli intraprese una campagna che portò alla liberazione di Poznan e Cracovia. Grazie alle sue abili e riconosciute doti diplomatiche, Raimondo Montecuccoli convinse poi il Brandeburgo a sciogliere l’alleanza con gli svedesi e ad unirsi all’Impero contro l’antico alleato. Il Meklemburgo, l’Holstein e lo Jutland vennero così liberati dalle truppe imperiali e brandeburghesi comandati da Montecuccoli. La Danimarca venne liberata e la Svezia duramente sconfitta.

Con la pace di Oliva del 3 maggio del 1660 l’Impero rafforzò la propria sicurezza ed egemonia alle sue frontiere settentrionali e la Prussia (comprendente il Brandeburgo) venne riconosciuto come Ducato indipendente, nell’ambito del Sacro Romano Impero, sotto la sovranità della casa reale dei Hohenzollern che regnerà (la Prussia prima e la Germania dopo) fino al 1918.

Un altro importante e storico successo da ascrivere alle capacità militari e diplomatiche del grande condottiero modenese.

Il vantaggio competitivo

Nelle sue riflessioni (e nei conseguenti scritti noti col nome Aforismi dell’arte bellica) Raimondo Montecuccoli indica i punti di forza dell’esercito imperiale (e in genere degli eserciti occidentali) nei confronti dell’esercito ottomano:

  • nella fortificazione, la cui sottigliezza egli ( il turco n.d.r) non cape
  • nel maneggio spedito dell’artiglieria
  • nel distinto movimento dell’esercito

Il primo vantaggio è testimoniato dal lungo assedio turco della fortezza veneziana di Candia, durato dal 1646 al 1669: ben ventitre anni!

Il secondo e terzo vantaggio vennero provati dalla celeberrima battaglia della Raab del 1° agosto 1664 con cui Montecuccoli arrestò l’avanzata turca su Vienna.

Si trattava, in estrema sintesi, di un vantaggio tecnologico e tattico (più che numerico, potendo gli ottomani schierare un esercito più numeroso rispetto le potenze occidentali) che alla lunga (XVIII e XIX secolo) portò all’arresto e alla definitiva sconfitta dell’ Impero ottomano che nel 1918, in seguito alla catastrofe della Grande Guerra, infine scomparve del tutto.

Al servizio del Duca

Nel 1643 l’Imperatore Ferdinando III autorizzò Raimondo Montecuccoli a tornare nella sua Patria modenese per porsi a disposizione del Duca di Modena Francesco I d’Este (1610 – 1658) nella sua lotta contro le mire espansionistiche in Emilia del Papa Urbano VIII Barberini (alleato con il Ducato di Mantova).

Gli estensi non avevano mai dimenticato quel giovane condottiero di successo che aveva goduto della propria protezione negli anni giovanili e al momento dovuto gli ricordarono i doveri di gratitudine e fedeltà nei confronti della famiglia ducale.

Montecuccoli venne nominato dal Duca Francesco I comandante dell’esercito estense che guidò vittoriosamente contro i pontifici nelle breve ma sanguinosa battaglia di Nonantola del 21 luglio 1643, evento bellico della Prima guerra di Castro (1641 – 1644). Questa guerra venne combattuta ancora per qualche mese, tra continui litigi e incomprensioni tra gli alleati della Lega antipontificia (Ducato di Parma, Granducato di Toscana, Repubblica di Venezia e Ducato di Modena) finchè la pace fu raggiunta (per stanchezza) nell’aprile del 1644.

Fu la prima e unica volta che Raimondo Montecuccoli combattè in Italia: nel 1644 infatti lasciò Modena per l’Austria e, a quanto sembra, non vi fece più ritorno.

Il salvatore dell’Impero

Nel 409° anniversario della nascita di Raimondo Montecuccoli (Pavullo nel Frignano, 21 febbraio 1609), voglio ricordare la sua impresa più grande: la vittoria sugli Ottomani nella battaglia del fiume Raab del 1° agosto 1664.

Tutto aveva avuto inizio con la
morte di Giorgio Rakoczy in seguito ad uno scontro con i turchi, alleati di un tempo. Gli Asburgo allora si erano fatti avanti con un proprio candidato alla successione del Voivoda di Transilvania ma il tentativo era fallito ed anzi aveva spinto gli ottomani, guidati dal dinamico Gran Visir Ahmed Köprülü, a dichiarare guerra all’ Impero.

Raimondo Montecuccoli, nel frattempo nominato Governatore di Giavarino (Györ) sul fiume Raab (territorio che si trova a sud di Graz), facendo leva su questa piazza militare e altre fortezze, aiutandosi con la manovra, doveva bloccare l’avanzata verso Vienna dei turchi, di gran lunga superiori di numero.
Nel 1661, l’Imperatore Leopoldo I gli conferì il grado di Feldmaresciallo generale, massimo grado della gerarchia imperiale.
Il problema operativo di Montecuccoli era di guadagnare tempo
in attesa dell’arrivo dei rinforzi della coalizione antiturca. Tedeschi, italiani, pontifici e persino francesi si stavano preparando ad affrontare il nemico storico, nel frattempo fortemente impegnato dai veneziani a Creta.
Il 26 luglio 1664, i turchi raggiunsero il fiume Raab davanti a
Körmend ma Montecuccoli, che intanto aveva ricevuto gli agognati rinforzi, era già schierato sull’altra riva per impedirgli il passaggio. Il Gran Visir non si lasciò intimorire e decise di passare il fiume e combattere ma non a Körmend bensì a San Gottardo, dove il fiume Raab era meno largo e profondo.
Le truppe imperiali erano composte da 5 000 fanti e 5 900 cavalieri, quelle dei Principi e degli Alleati tedeschi da 6 800 fanti e 1 500 cavalieri (al comando del Conte Wolfgang Julius von Hohenlohe) , i francesi disponevano di 3 500 fanti e 1 900 cavalieri al comando del Tenente Generale Jean de Coligny-Saligny. Alle truppe di Montecuccoli si contrapponevano circa 60 000 turchi, fra fanti e cavalieri.
La battaglia, che ebbe inizio il 1° agosto, può essere suddivisa in tre fasi:

nella prima gli Ottomani effettuarono ricognizioni di cavalleria su Weichselbaum. Il Generale Spork però non permise ai turchi di arrivare al fiume, caricando con forza e obbligando il nemico a ripiegare. Un’altra puntata di cavalleria ottomana verso San Gottardo è arrestata dalla cavalleria francese di Coligny, che varca in più punti il fiu-
me Raab e ripiega soltanto quando si accerta della ritirata dei turchi. Poco dopo però le fanterie turche iniziarono a marciare verso la Raab, posizionandosi per il passaggio del fiume, mentre l’artiglieria iniziava il fuoco e unità di cavalleria saggiavano il guado in direzione delle due batterie imperiali.
Nella seconda fase la fanteria turca attraversò il fiume ad ondate successive e prese piede sulla sponda sinistra, minacciando l’artiglieria imperiale che rischiò di essere catturata. La cavalleria francese, al comando del Marchese La Feuillade, si lanciò allora contro i turchi e li ricacciò nel fiume, mentre il centro dello schieramento imperiale riusciva a contenere le poderose forze nemiche che tentavano di superare lo spazio tra la sinistra della Raab e il villaggio di Mogersdorf.
Una forte ondata di cavalleria turca, tentò tenacemente il guado della Raab a nord di Weichselbaum per aggirare da destra gli imperiali. È questo il momento critico della battaglia, perché al centro i turchi hanno impegnato tutte le fanterie imperiali, comprese le riserve, e ricevono grossi rinforzi di tartari a cavallo.
Nella terza fase, infine, mentre i moschettieri bavaresi e sassoni si asserragliarono in Mogersdorf ei picchieri contrattaccarono i turchi per le strade del villaggio, il Coligny, chiamato dal Montecuccoli, accorse in aiuto di Carlo di Lorena sull’ala sinistra. Alla estrema destra il generale Spork passò la Raab e assalì, benché in forze minori, la cavalleria nemica e i tartari, travolgendoli in una poderosa carica, grazie alla quale fallì il piano ottomano di varcare il fiume a nord di Weichselbaum e di aggirare gli imperiali sulla destra.
A questo punto ebbe inizio la fase risolutiva, con l’ingresso in campo di Montecuccoli in persona. Egli aveva tenuta ferma la riserva generale della cavalleria pesante dietro Mogersdorf e alla testa di questa, per ben tredici volte, caricò i turchi. Alla fine di queste sanguinose azioni, con parecchi morti da entrambe le parti, non vi era più un turco vivo sulla sinistra del fiume Raab.

Con la vittoria a San Gottardo, Raimondo Montecuccoli, consacrato salvatore dell’Impero, assicurò i confini di quest’ultino dalla minaccia turca per circa vent’anni, offrendo la possibilità di fortificare meglio la città di Vienna che potè così resistere al tragico assedio cui fu sottoposta nella successiva e ultima campagna dei turchi contro la capitale imperiale nel 1683.

Picca o moschetto?

Raimondo Montecuccoli, uomo di vedute culturali ampie e approfondite, era, in campo tattico, un conservatore rispetto all’arte operativa seicentesca, rivoluzionata dal Re svedese Gustavo Adolfo durante la guerra dei trent’anni.

Nella tattica svedese infatti un ruolo fondamentale era svolto dall’impiego combinato cavalleria – fanteria che univa la manovra alla celerità. Questa tattica (insieme alla ferrea disciplina dei soldati svedesi) risultò uno dei fattori di potenza determinanti per il successo della protestante Svezia nella terribile e devastante guerra del XVII° secolo.

Montecuccoli invece era un convinto assertore dell’uso della picca (una lunga asta appuntita di legno), da lui considerata, a ragione, l’unica difesa dalle cariche di cavalleria (in questo convinzione, grande importanza aveva il fatto che Montecuccoli era un cavaliere che aveva iniziato la sua carriera da picchiere!).

Nei suoi celeberrimi Aforismi dell’arte bellica, il Nostro arrivò a scrivere a riguardo ” la lancia è la regina delle armi a cavallo, siccome la picca a piedi”.

Non che non riconoscesse l’importanza del moschetto, anzi nel corso degli anni ne concepì lui stesso un nuovo modello. Però rimaneva dell’idea che il moschetto poco potesse contro una potente carica di cavalleria (era piuttosto efficace negli scontri di fanteria o come armamento dei Dragoni, cavalieri impiegati sostanzialmente appiedati).

L’incremento dell’uso delle artiglierie contro la cavalleria e lo sviluppo delle armi da fuoco portatili segnarono l’inevitabile tramonto delle picche; ma a quell’epoca il cuore del grande condottiere modenese giaceva ormai da anni nella chiesa del convento dei cappuccini di Linz.

L’occasione è oggi propizia per augurare a tutti i lettori di questo Blog Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

 

La disciplina

Raimondo Montecuccoli ci offre una un’interpretazione della disciplina che, per quanto scritta quasi 400 anni fà, mantiene intatta la sua validità. Da notare come tali concetti mai prima di allora erano stati espressi in forma così sistematica; talchè si può ben dire che questo aforisma montecuccoliano rappresenta la prima forma scritta di regolamento di disciplina.

“La disciplina è sopra tutte le cose necessaria al soldato, senza di cui la gente armata è più dannosa che utile, più a’ suoi, che al nemico, formidabile. Ella è diffusamente compresa nelle leggi militari, e negli statuti di guerra, che ordinano obbedienza a’ maggiori, fortezza contro all’inimico, onestà nel vivere, proponendo conformi al merito i premii, e alla mancanza le pene convenevoli. Ottimo istituto si è quello che le promozioni non si facciano se non per gradi, o in ricompensa di qualche azione straordinaria.”

(Raimondo Montecuccoli , Aforismi dell’arte bellica, Aforisma XXX)