Picca o moschetto?

Raimondo Montecuccoli, uomo di vedute culturali ampie e approfondite, era, in campo tattico, un conservatore rispetto all’arte operativa seicentesca, rivoluzionata dal Re svedese Gustavo Adolfo durante la guerra dei trent’anni.

Nella tattica svedese infatti un ruolo fondamentale era svolto dall’impiego combinato cavalleria – fanteria che univa la manovra alla celerità. Questa tattica (insieme alla ferrea disciplina dei soldati svedesi) risultò uno dei fattori di potenza determinanti per il successo della protestante Svezia nella terribile e devastante guerra del XVII° secolo.

Montecuccoli invece era un convinto assertore dell’uso della picca (una lunga asta appuntita di legno), da lui considerata, a ragione, l’unica difesa dalle cariche di cavalleria (in questo convinzione, grande importanza aveva il fatto che Montecuccoli era un cavaliere che aveva iniziato la sua carriera da picchiere!).

Nei suoi celeberrimi Aforismi dell’arte bellica, il Nostro arrivò a scrivere a riguardo ” la lancia è la regina delle armi a cavallo, siccome la picca a piedi”.

Non che non riconoscesse l’importanza del moschetto, anzi nel corso degli anni ne concepì lui stesso un nuovo modello. Però rimaneva dell’idea che il moschetto poco potesse contro una potente carica di cavalleria (era piuttosto efficace negli scontri di fanteria o come armamento dei Dragoni, cavalieri impiegati sostanzialmente appiedati).

L’incremento dell’uso delle artiglierie contro la cavalleria e lo sviluppo delle armi da fuoco portatili segnarono l’inevitabile tramonto delle picche; ma a quell’epoca il cuore del grande condottiere modenese giaceva ormai da anni nella chiesa del convento dei cappuccini di Linz.

L’occasione è oggi propizia per augurare a tutti i lettori di questo Blog Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

 

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La disciplina

Raimondo Montecuccoli ci offre una un’interpretazione della disciplina che, per quanto scritta quasi 400 anni fà, mantiene intatta la sua validità. Da notare come tali concetti mai prima di allora erano stati espressi in forma così sistematica; talchè si può ben dire che questo aforisma montecuccoliano rappresenta la prima forma scritta di regolamento di disciplina.

“La disciplina è sopra tutte le cose necessaria al soldato, senza di cui la gente armata è più dannosa che utile, più a’ suoi, che al nemico, formidabile. Ella è diffusamente compresa nelle leggi militari, e negli statuti di guerra, che ordinano obbedienza a’ maggiori, fortezza contro all’inimico, onestà nel vivere, proponendo conformi al merito i premii, e alla mancanza le pene convenevoli. Ottimo istituto si è quello che le promozioni non si facciano se non per gradi, o in ricompensa di qualche azione straordinaria.”

(Raimondo Montecuccoli , Aforismi dell’arte bellica, Aforisma XXX)

Senza commento

Il pensiero di Raimondo Montecuccoli riguardo l’importanza strategica delle risorse finanziarie che non necessita di alcun ulteriore commento:

È il danaro quello spirito universale che per lo tutto infondendosi, lo anima, lo muove, ed è virtualmente ogni cosa, lo stromento degli stromenti, che ha la forza d’incantare lo spirito de’ più savii, e l’impeto de’ più feroci. Qual meraviglia dunque se, producendo gli effetti mirabili de’ quali sono piene le istorie, richiesto taluno delle cose necessarie alla guerra, egli rispose, tre essere quelle: danaro, danaro, danaro?

(Raimondo Montecuccoli, Aforismi dell’Arte bellica, Titolo V°, aforisma XLIV).

Essere Generali

Raimondo Montecuccoli riflette sulle qualità, innate e acquisite, che i comandanti (definiti in senso ampio “generali”) devono (o dovrebbero) possedere. A parte le considerazioni circa le condizioni socio-politiche del tempo (XVII° secolo) in cui è stato scritto (in particolare per quanto espresso in riferimento alla nobile discendenza), questo aforisma conserva una stringente attualità, specie per quanto attiene alle “qualità acquistate” evidentemente basate sulla formazione e l’addestramento.

“Le qualità richieste ne’ generali, in qual più in qual meno, a proporzione del carico che di grado in grado ci sostengono, sono naturali o acquistate.

Sono naturali,

1° Il genio marziale, ed il temperamento sano, robusto, di estremità grandi, e ripieno di sangue spiritoso, onde ne risultano l’intrepidezza nel pericolo, il decoro nella presenza, e l’infaticabilità nel negozio.

2° L’età competente, che troppo giovanile alla maturità, ed all’esperienza, troppo senile alla velocità non deroghi.

3° La nascita, la quale tanto più cospicua, tanto più ella ispira venerazione di se stessa negli animi de’soggetti.

Sono acquistate,

1° Le virtù della prudenza, della giustizia, della fortezza, e della temperanza.

2° L’arte della guerra per teorica e per pratica, e quella del dire, e del comandare”.

(Raimondo Montecuccoli – Aforismi dell’arte bellica- Capitolo II°, Titolo I°, aforisma XII)

Il teorema di Foscolo

Ugo Foscolo fu notoriamente un grande ammiratore e studioso di Raimondo Montecuccoli.

In particolare, ne commentò sagacemente gli Aforismi Militari, commenti che vennero ripresi dalla prima e principale opera divulgativa del pensiero strategico montecuccoliano: Opere di Raimondo Montecuccoli (annotate da Ugo Foscolo e corrette, accresciute ed illustrate da Giuseppe Grassi), Torino, 1821.

Da questa prezioso libro (dato il successo delle precedenti edizioni, riedito nel 1852 in edizione economica) traggo questo illuminante commento del Foscolo:

Le virtù cittadine producono le virtù guerriere, e le guerriere mantengono gli stati; ma dalle costituzioni degli stati, e più dalle virtù de’ governi dipendono le virtù cittadine: diversamente le vittorie nascono dal fanatismo, o dal genio d’un uomo solo, e i loro frutti muoiono nella seconda generazione.

Un teorema (costituzionale) che la storia ha confermato più volte nella sua validità.

Aforisma

Nel riflettere sul rapporto tra Stato-eserciti-milizie, che tanto anima e ha animato gli studi e i dibattiti nelle scienze strategiche, ottima cosa è ricordare il seguente aforisma del grande Montecuccoli:

“Le leggi senza le armi non hanno vigore; le armi senza le leggi non hanno equità”

(Raimondo Montecuccoli – Aforismi dell’arte bellica)

Citazione

Gerhard Ritter (1888-1967), uno dei più grandi storici tedeschi e membro dell’opposizione tedesca al nazismo, nella sua monumentale opera “I militari e la politica nella Germania moderna” ( 3 volumi, Einaudi, 1967 – 1973) così scrive (pag. 53, volume 1 – da Federico il Grande alla prima guerra mondiale-) a proposito della nascita del pensiero strategico moderno nel XVII° secolo:

Si conoscono i giganteschi progressi compiuti da una tecnica militare metodicamente elaborata nell’età del razionalismo, da Maurizio d’Orange, Turenne e Montecuccoli fino a Federico il Grande. Una routine meramente artigianale era stata così elevata al livello di uno studio “scientifico”, di una teoria della strategia e della tattica perfezionata in ogni suo aspetto.》