Le pecorine

Raimondo Montecuccoli scrisse, durante la sua prigionia triennale (1639 – 1642) nel castello dei Duchi di Pomerania a Stettino, oltre al Trattato della guerra (rivisto poi tra il 1648 – 1652) anche altri trattati che lo stesso Montecuccoli chiamava Pecorine perchè rilegati in pergamena.

Le Pecorine erano nove e sono andate tutte disperse tranne la nona giunta a noi con il titolo Delle battaglie.

Con questi trattati Montecuccoli produsse una vera e propria enciclopedia militare, opera straordinaria per quei tempi.

Lui stesso (nel Trattato della guerra) ci svela il contenuto delle Pecorine: le prime tre trattavano della costruzione, assalto e difese delle fortezze; la quarta e la quinta delle macchine e strumenti della guerra; la settima e l’ottave dell’impiego dei diversi armamenti e la nona, per l’appunto l’unica rimasta, delle battaglie.

Un’ opera di dimensioni ragguardevoli che ben riassume e ferma nel tempo il primo periodo di scrittura del Montecuccoli (giovane e ardimentoso) così diverso (per esperienze e maturità) da quello che produrrà, molti anni dopo, i celeberrimi Aforismi dell’arte bellica.

D’altronde il grande storico Piero Pieri ci ricorda che il concentrare lo studio sul Montecuccoli ai soli Aforismi dell’arte bellica significa perdere di vista 《… l’elaborazione della concezione guerresca, le sue fondamenta, gli sviluppi, i ritorni nostalgici durante un trentennio di sempre nuove e più vaste esperienze, di meditazione e di studio 》(Piero Pieri, Raimondo Montecuccoli, in Guerra e politica negli scrittori italiani, Milano – Napoli 1955 pag. 92) che sono testimoniate per l’appunto nel Trattato della guerra, nel Delle Battaglie e, si presuppone, nelle Pecorine.

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Al comando dei bavaresi

Durante la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) Raimondo Montecuccoli viaggiò (e combattè) in lungo e in largo per la Germania.

Nel gennaio 1645 l’Imperatore Ferdinando III lo incaricò di un’importante missione presso il Principe Elettore di Baviera Massimiliano I (fondatore e capo della Lega cattolica, che univa i principi cattolici tedeschi contro i connazionali principi luterani). Così Montecuccoli si recò a Monaco per convincere Massimiliano I a correre in soccorso delle truppe imperiali che si trovavano a Magdeburgo minacciate dagli svedesi.

Evidentemente Montecuccoli riuscì nell’impresa tant’è che Massimiliano I non solo concesse i sperati rinforzi ma mise Montecuccoli a capo degli stessi: fu uno straordinario gesto di fiducia nell’ancora giovane ma già glorioso condottiere modenese.

La lunga marcia di avvicinamento (in inverno, fatto eccezionale per l’epoca) verso la Sassonia fu segnata dagli scontri con gli svedesi, in uno dei quali lo stesso Montecuccoli fu ferito dovendo così rinunciare al comando e all’impresa che di fatto fallì.

Montecuccoli raggiunse poi il Castello di Hohenegg in Bassa Austria dove trascorse la convalescenza e potè dedicarsi agli amati studi fino all’aprile 1645.

Coscienza dell’io

Tra gli scritti di Raimondo Montecuccoli è sempre difficile sceglierne uno più significativo di altri, perchè tutti sono ricchi di tanti e attuali spunti: c’è veramente l’imbarazzo della scelta!

La sua teoria strategica e la pratica che aveva fatto della guerra, gli offrì infatti la possibilità di scrivere pagine memorabili, ancora oggi di assoluta validità.

Per oggi ne ho scelto uno (tratto dalla sua introduzione agli Aforismi dell’Arte bellica) per l’alto insegnamento morale che offre a chiunque abbia la fortuna di leggerlo. È una riflessione personale che attiene al valore del giudizio della propria coscienza:

/…/ conciossiachè la vera gloria è il testimonio della nostra coscienza! E che pro ch’altri ci lodi, quando ella ci accusa? O che nuoce che altri ci biasimi, se ella ci difende? /…/

L’opera prima

La prima opera redatta da Raimondo Montecuccoli (durante la sua prigionia nel Castello di Stettino nel periodo 1639 – 1641) fu il Trattato della Guerra.

Scritta “… a me stesso, e che non avendo avuto altro fine che di piacer e di giovar all’animo mio, ho a questo scopo solo diretta tutta la forma di quest’opra.”, il Trattato della Guerra descrive la guerra come fenomeno globale, risultante dalla storia e dalla società.

È questa una visione assolutamente nuova e originale del tempo, senz’altro frutto della drammatica esperienza fatta sino ad allora dal Montecuccoli nella Guerra ei Trent’anni (1618 – 1648).

Scritta probabilmente senza rilettura e rifinitura, Raimondo Montecuccoli offre al lettore un’opera scorrevole, spesso brillante e senz’altro incisiva nell’ambito degli studi storici sulla guerra.

Della prima e fondamentale opera di Montecuccoli non vi è manoscritto originale ma una copia manoscritta destinata al Duca di Modena e conservata nella Biblioteca estense. Una seconda copia, ma diversa sostanzialmente dal manoscritto modenese, è conservata presso l’Archivio di guerra (Kriegsarchiv) di Vienna.

Sorprendente legame

Cosa lega il condottiere Raimondo Montecuccoli al poeta Rainer Maria Rilke (1875 – 1926)? La battaglia di Mogersdof/Raab del 1° agosto 1664.

Tale battaglia infatti fa da cornice ad un breve racconto epico scritto da Rilke nei suoi anni giovanili (probabilmente nel 1899) e pubblicato poi nel 1912: Il canto d’amore e morte dell’alfiere Christoph Rilke (Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke).

Il protagonista del poema, Christoph, un giovane alfiere dell’esercito imperiale (supposto antenato di Rilke stesso), muore con la bandiera in mano durante la decisiva battaglia condotta da Montecuccoli contro i turchi. Prima di morire però (Rilke scrive della morte: Eine lachende Wasserkunst- un divertente gioco d’acqua), conosce tutti i più nobili sentimenti, in primis l’amore (che scopre tra le braccia di una contessa la notte precedente alla morte in combattimento) ma anche l’amicizia dello straniero (nello scritto, il marchese francese).

Il racconto ebbe un enorme successo nel periodo antecedente la Grande Guerra e si narra che ogni soldato tedesco in partenza per il fronte avesse con sè una copia del Cornet (come è comunemente e sinteticamente conosciuto l’opera nella storia della letteratura tedesca).

Sicuramente questa rappresentazione dell’impegno in guerra fino alla ricerca della morte eroica è componente non trascurabile del concetto di vita del militare germanico del tempo, espressione di una società fortemente impregnata del militarismo guglielmino.

Una data indimenticabile

Degli Aforismi dell’arte bellica di Raimondo Monteccoli, Ugo Foscolo (che degli Aforismi curò una edizione del 1807 quando serviva come ufficiale dell’Esercito del Regno italico) scrisse:

《Se il suo nome non valesse nei fasti dei celebri capitani, s’ignorerebbe per avventura che quel Grande lasciò ai posteri un libro, ove i precetti sono pari agli esempi che diede ai suoi contemporanei conducendo gli eserciti – e che tanto fu negletto nell’idioma in cui lo dettò, che molti oltremontani lo ascrissero alla loro letteratura.》

Raimondo Montecuccoli nacque il 21 febbraio 1609 nel Castello di Montecuccolo a Pavullo nel Frignano: per questo oggi è una data indimenticabile!

Memorabile trapasso

La lunga e avventurosa vita di Raimondo Montecuccoli ebbe fine oggi 338 anni fà (16 ottobre 1680) all’età di 71 anni.

Il grande condottiero morì a Linz al seguito della Corte imperiale fuggita da Vienna per scampare ad una epidemia.

La causa più probabile della sua morte fu una emorragia interna dovuta ad un’origine non accertata ma a cui l’età e la dura vita fin ad allora vissuta non potevano essere certo estranei.

Secondo tradizione, le sue viscere vennero inumate nella locale Chiesa conventuale dei Cappuccini (Kapuzinerkirche) mentre il corpo (compreso il cuore) venne sepolto nella Chiesa dei Nove Cori Angelici (Kirche am Hof) di Vienna.

Distrutta la tomba viennese a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, di lui resta la lapide sepolcrale nella Kapuzinerkirche di Linz dove oggi va, in un pellegrinaggio ideale, il nostro memore e commosso pensiero.