Coscienza dell’io

Tra gli scritti di Raimondo Montecuccoli è sempre difficile sceglierne uno più significativo di altri, perchè tutti sono ricchi di tanti e attuali spunti: c’è veramente l’imbarazzo della scelta!

La sua teoria strategica e la pratica che aveva fatto della guerra, gli offrì infatti la possibilità di scrivere pagine memorabili, ancora oggi di assoluta validità.

Per oggi ne ho scelto uno (tratto dalla sua introduzione agli Aforismi dell’Arte bellica) per l’alto insegnamento morale che offre a chiunque abbia la fortuna di leggerlo. È una riflessione personale che attiene al valore del giudizio della propria coscienza:

/…/ conciossiachè la vera gloria è il testimonio della nostra coscienza! E che pro ch’altri ci lodi, quando ella ci accusa? O che nuoce che altri ci biasimi, se ella ci difende? /…/

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L’opera prima

La prima opera redatta da Raimondo Montecuccoli (durante la sua prigionia nel Castello di Stettino nel periodo 1639 – 1641) fu il Trattato della Guerra.

Scritta “… a me stesso, e che non avendo avuto altro fine che di piacer e di giovar all’animo mio, ho a questo scopo solo diretta tutta la forma di quest’opra.”, il Trattato della Guerra descrive la guerra come fenomeno globale, risultante dalla storia e dalla società.

È questa una visione assolutamente nuova e originale del tempo, senz’altro frutto della drammatica esperienza fatta sino ad allora dal Montecuccoli nella Guerra ei Trent’anni (1618 – 1648).

Scritta probabilmente senza rilettura e rifinitura, Raimondo Montecuccoli offre al lettore un’opera scorrevole, spesso brillante e senz’altro incisiva nell’ambito degli studi storici sulla guerra.

Della prima e fondamentale opera di Montecuccoli non vi è manoscritto originale ma una copia manoscritta destinata al Duca di Modena e conservata nella Biblioteca estense. Una seconda copia, ma diversa sostanzialmente dal manoscritto modenese, è conservata presso l’Archivio di guerra (Kriegsarchiv) di Vienna.

Sorprendente legame

Cosa lega il condottiere Raimondo Montecuccoli al poeta Rainer Maria Rilke (1875 – 1926)? La battaglia di Mogersdof/Raab del 1° agosto 1664.

Tale battaglia infatti fa da cornice ad un breve racconto epico scritto da Rilke nei suoi anni giovanili (probabilmente nel 1899) e pubblicato poi nel 1912: Il canto d’amore e morte dell’alfiere Christoph Rilke (Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke).

Il protagonista del poema, Christoph, un giovane alfiere dell’esercito imperiale (supposto antenato di Rilke stesso), muore con la bandiera in mano durante la decisiva battaglia condotta da Montecuccoli contro i turchi. Prima di morire però (Rilke scrive della morte: Eine lachende Wasserkunst- un divertente gioco d’acqua), conosce tutti i più nobili sentimenti, in primis l’amore (che scopre tra le braccia di una contessa la notte precedente alla morte in combattimento) ma anche l’amicizia dello straniero (nello scritto, il marchese francese).

Il racconto ebbe un enorme successo nel periodo antecedente la Grande Guerra e si narra che ogni soldato tedesco in partenza per il fronte avesse con sè una copia del Cornet (come è comunemente e sinteticamente conosciuto l’opera nella storia della letteratura tedesca).

Sicuramente questa rappresentazione dell’impegno in guerra fino alla ricerca della morte eroica è componente non trascurabile del concetto di vita del militare germanico del tempo, espressione di una società fortemente impregnata del militarismo guglielmino.

Una data indimenticabile

Degli Aforismi dell’arte bellica di Raimondo Monteccoli, Ugo Foscolo (che degli Aforismi curò una edizione del 1807 quando serviva come ufficiale dell’Esercito del Regno italico) scrisse:

《Se il suo nome non valesse nei fasti dei celebri capitani, s’ignorerebbe per avventura che quel Grande lasciò ai posteri un libro, ove i precetti sono pari agli esempi che diede ai suoi contemporanei conducendo gli eserciti – e che tanto fu negletto nell’idioma in cui lo dettò, che molti oltremontani lo ascrissero alla loro letteratura.》

Raimondo Montecuccoli nacque il 21 febbraio 1609 nel Castello di Montecuccolo a Pavullo nel Frignano: per questo oggi è una data indimenticabile!

Memorabile trapasso

La lunga e avventurosa vita di Raimondo Montecuccoli ebbe fine oggi 338 anni fà (16 ottobre 1680) all’età di 71 anni.

Il grande condottiero morì a Linz al seguito della Corte imperiale fuggita da Vienna per scampare ad una epidemia.

La causa più probabile della sua morte fu una emorragia interna dovuta ad un’origine non accertata ma a cui l’età e la dura vita fin ad allora vissuta non potevano essere certo estranei.

Secondo tradizione, le sue viscere vennero inumate nella locale Chiesa conventuale dei Cappuccini (Kapuzinerkirche) mentre il corpo (compreso il cuore) venne sepolto nella Chiesa dei Nove Cori Angelici (Kirche am Hof) di Vienna.

Distrutta la tomba viennese a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, di lui resta la lapide sepolcrale nella Kapuzinerkirche di Linz dove oggi va, in un pellegrinaggio ideale, il nostro memore e commosso pensiero.

Lo spionaggio nel pensiero di Raimondo Montecuccoli

Nella sua vita, Montecuccoli ebbe tre periodi che dedicò alla scrittura: 1639 – 1642, durante la prigionia nel castello dei Duchi di Pomerania a Stettino; il periodo 1648 – 1652 nella sua residenza nel castello di Hohenegg durante gli anni successivi alla pace di Vestfalia; 1665 – 1670, ancora nel castello di Hohenegg, dopo il suo trionfo nella battaglia di San Gottardo.
Nel corso del primo periodo vide la luce, insieme ad altre opere minori, il Trattato della Guerra, scritto per l’esattezza (come ci dice lo stesso Montecuccoli) nel 1641.
Al secondo periodo risalgono Le Tavole militari e probabilmente la stesura definitiva del Delle Battaglie
Nell’ultimo periodo, il Montecuccoli scrisse il capolavoro che gli diede fama immortale: Della guerra col turco in Ungheria, opera meglio e universalmente nota come Aforismi dell’arte bellica. Nelle sue riflessioni Montecuccoli affronta tutti i temi della strategia, tattica, organica e logistica componenti l’arte militare, senza tralasciare alcun settore specifico o, per dirla in termini moderni, alcuna “funzione operativa” (combattimento, supporto al combattimento, sostegno logistico ecc.)

È nel Trattato della Guerra, capo (o capitolo) VI, che Montecuccoli si occupa di quello che attualmente noi conosciamo sotto il termine di “Intelligence/Counterintelligence e RSTA – Reconnaissance, surveillance, and target acquisition” ma che il Nostro definiva “Dei spioni e delle Guide”.
Il Trattato della Guerra, di cui ci sono giunte due copie (conservate negli archivi di Vienna e di Modena) ma non l’originale, è il primo lavoro organico sulla guerra che Montecuccoli scrisse, ispirandosi a quel metodo induttivo “osservare e descrivere” che aveva imparato leggendo Francesco Bacone.
Nel Trattato, che differisce dagli Aforismi per essere essenzialmente opera teorica e speculativa frutto delle intense e innumerevoli esperienze belliche maturate nella Guerra dei Trent’anni, Montecuccoli descrive la guerra come fenomeno globale inserito completamente nella storia e nel contesto sociale del tempo.

Contrariamente a Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz (1780 -1831, giunto sulla scena politico-militare nel XIX secolo ma tuttora riferimento imprescindibile del pensiero strategico militare), che solo in parte trae le proprie convinzioni dalla modesta esperienza diretta della guerra, Montecuccoli che del fatto bellico è stato un prim’attore, non considera la guerra come espressione diretta della politica ma la osserva e la descrive come fatto autonomo, sottoposto a regole proprie, la cui conoscenza è indispensabile premessa di ogni vittoria sul campo. Montecuccoli, uomo dotato di vasta cultura generale, è anzitutto un combattente e desidera dare un ordine sistemico alle sue conoscenze apprese in combattimento. Sa bene che la vittoria è la risultante dell’azione combinata di diversi fattori, primo fra tutti la conoscenza della consistenza e della capacità operativa del nemico.

Nel capo VI, dunque, Montecuccoli enuncia una serie di principi a cui il condottiero deve attenersi nell’impiego delle spie e quindi nello svolgimento dell’attività di Intelligence :
1. “Le spie devon’ essere molte in numero” affinché l’attività informativa sia la più ampia e accurata possibile. E perché gli informatori, accordandosi tra loro, non forniscano false informazioni o facciano il “doppio gioco”;
2. “non devono anche esser conosciuti da persona alcuna”, ovviamente la segretezza è fondamentale per l’effettivo svolgimento dell’attività informativa. Montecuccoli però poi specifica che chi opera nel settore Intelligence deve essere conosciuto (e dipendere) direttamente dal condottiere/comandante per evitare che un qualsiasi altro intermediario possa essere un agente del nemico e mettere così a repentaglio gli esiti dell’attività informativa. Ponendo in sistema questo precetto con quello precedente, Montecuccoli riconosce indirettamente la necessità di una organizzazione dell’Intelligence da cui non si può prescindere per garantire la sua funzionalità/effettività;
3. “gli spioni passano al campo del nemico sotto colore d’altri affari”, ossia svolgono attività informativa in un settore diverso a quello a cui sembrano appartenere: chi potrebbe sospettare di un saltimbanco giramondo o di un pastore che pascola il proprio gregge?
4. “ma egli non è sempre ben fatto di mandare a spiare indifferentemente nel campo del nemico ogni villano o soldato o persona cognita”; l’attività informativa deve essere svolta da persone preparate a farlo! Anche nel campo dell’Intelligence la formazione è evidente fattore di successo. Montecuccoli è giustamente molto attento alla preparazione professionale nel vasto campo militare e non accetta alcuna improvvisazione o superficialità in materia. In tale contesto, Montecuccoli ritiene opportuna e apprezzabile, soprattutto per la formulazione di un quadro d’insieme della situazione, l’utilizzazione per scopi informativi degli ambasciatori, specie se accompagnati, sotto le mentite spoglie di servitori, di “uomini peritissimi in guerra i quali, presa occasione di vedere l’esercito nemico e considerare le forze e debbolezze sue, gli hanno dato occasione di superarlo, di penetrare i suoi consigli e di speculare i suoi apparecchi /…/”.

Montecuccoli procede poi a descrivere talune pratiche specifiche di “Counterintelligence” come, ad esempio, il rilascio di prigionieri per far conoscere false informazioni al nemico o distribuire alla parte avversaria informazioni che colpiscano il morale delle truppe avversarie: è una pratica che oggi definiremmo di Psychological Operations – PSYOPS (in italiano Guerra psicologica).
Nel contempo, egli narra anche di uno stratagemma atto a vanificare gli effetti della PSYOPS ossia diffondere la voce che le informazioni fatte circolare siano per verificare, da parte del condottiero, l’affidabilità e l’attaccamento dei propri uomini! Montecuccoli ci fornisce anche degli strumenti per far arrivare al destinatario le informazioni segrete. “si può far sapere la sua intenzione ad un altro in grandissima lontananza colla calamita (qui non è chiaro a cosa si riferisca ndr), co’ specchi e col sangue suo proprio.”
Infine, e per questo fu molto criticato in seguito (anzitutto dal suo primo studioso/divulgatore, il Generale francese Lancelot Turpin de Crissé), Montecuccoli prevede la pena di morte per gli informatori nemici scoperti: “per assicurarsi delle spie del nemico, servono molto le pene rigorose et acerbe con le quali si fanno morire quei che sono colti, accioché gli altri che si lasciano adoperare in simil servizio sieno sbigottiti”.

Nell’opera denominata Tavole militari, scritta con ogni probabilità nel 1653 e destinata all’Imperatore Ferdinando III, Raimondo Montecuccoli accenna brevemente all’attività d’Intelligence nella Tavola X (denominata Combattere) nel tratto che si riporta: “Si considerano: SORPRESE (così nel manoscritto originale ndr) l’avere spie fra l’inimico, accioch’è essendo egli avvisato del tuo disegno, non si possa muover che non lo sappia /…/”.

Gli Aforismi hanno costituito il principale riferimento del pensiero strategico militare per tutti gli eserciti, fino all’inizio del XIX secolo, allorché è prevalso il pensiero di colui che ancora oggi è considerato la stella polare delle discipline strategiche: il sopracitato Carl von Clausewitz, autore del celeberrimo Vom Kriege (Della Guerra).
I principi esposti dal Montecuccoli negli Aforismi furono alla base delle vittoriose campagne intraprese da Carlo di Lorena ed Eugenio di Savoia.
Anche negli Aforismi Montecuccoli si occupa di Intelligence. Per l’esattezza, nell’aforisma n. XXXII il egli scrive: “Le spie si allettano e si mantengono col danaro: procedasi cauto, e s’infinga con esse, perché elle sono talvolta doppie: assicurarsi della persona et aver pegni di moglie o di figliuli, s’elle propongono qualche sorpresa: non lasciarle conoscere né da altri né fra loro. Possono spiare prigionieri, trombetti, trasfuggitori, che vengono o che si mandano, villani, corridori, soldati travestiti, messaggeri deditizi. Le spie dell’inimico, colte che siano, si impiccano.”
Come si può notare, Montecuccoli riassume quanto già ampiamente scritto nel Trattato della Guerra, avvalorato dalla grande esperienza maturata nella recente e vittoriosa campagna contro i turchi. D’altra parte, lo stratega conosceva bene anche teoricamente l’importanza, nella storia, della funzione Intelligence per la conoscenza dei grandi scrittori classici come Erodoto, Senofonte, Cesare, Tacito e Polibio (per citarne solo alcuni) che narrano nelle loro pagine di spie e inganni di guerra.

In conclusione, l’Intelligence è una funzione operativa imprescindibile nella strategia militare che ha come obiettivo, da sempre, la sconfitta del nemico e la sicurezza delle forze proprie attraverso la conoscenza delle informazioni del e sul nemico stesso: Raimondo Montecuccoli ha il merito non solo di averlo provato vittoriosamente sul campo ma soprattutto di averne delineato i contorni teorici che offrono di questa funzione un lato scientifico mai esplorato fino ad allora.

Sublime giudizio

Dal celeberrimo Sommario di storia militare del Generale Carlo Corsi (1826 – 1905), di fatto uno dei fondatori della storiografia militare italiana, riporto il seguente giudizio su Raimondo Montecuccoli la cui opera teorica nel campo strategico il Corsi non esita a paragonare a quella nel campo politico di Niccolò Machiavelli.

Qualche parola ancora intorno al nostro Montecuccoli che fu il più compito capitano di quei tempi. Alle belle qualità militari e morali del Turenna, cui egli rassomigliò molto per temperamento di ingegno e di carattere, s’aggiunse in lui un amore ardentissimo dell’arte guerresca, uno studio attento e profondo di tutti i singoli mezzi di guerra del nemico, un criterio politico, economico, filosofico sempre retto e sempre consapevole di sè stesso, una facilità somma nello esporre e sviluppare i concetti della sua mente, e anche le idee altrui, e quindi un’attitudine singolare alla teorica, in tutto ciò cui si volgesse il suo lucido spirito. Nei suoi scritti apparisce quale fu di fatto, cultore scrupoloso dell’ordine. Tra le qualità del buon capitano pone come sopreccellenti quelle che vengono dalla natura, che più valgono a soggiogare gli animi delle milizie ed agevolare il comando. Raccomanda le milizie stabili. Preferisce anch’egli la guerra offensiva alla difensiva, di cui mostra la maggior difficoltà. Accenna come ottime linee di operazioni i grandi fiumi, per la facilità dei trasporti. Manovrare a cavallo d’un fiume è buonissima condizione agli occhi suoi/…/ Spoglie di quella parte formale e caduca, le dottrine del Montecuccoli restano vere e sublimi in ogni tempo, come quelle del Machiavelli.