Il teorema di Foscolo

Ugo Foscolo fu notoriamente un grande ammiratore e studioso di Raimondo Montecuccoli.

In particolare, ne commentò sagacemente gli Aforismi Militari, commenti che vennero ripresi dalla prima e principale opera divulgativa del pensiero strategico montecuccoliano: Opere di Raimondo Montecuccoli (annotate da Ugo Foscolo e corrette, accresciute ed illustrate da Giuseppe Grassi), Torino, 1821.

Da questa prezioso libro (dato il successo delle precedenti edizioni, riedito nel 1852 in edizione economica) traggo questo illuminante commento del Foscolo:

Le virtù cittadine producono le virtù guerriere, e le guerriere mantengono gli stati; ma dalle costituzioni degli stati, e più dalle virtù de’ governi dipendono le virtù cittadine: diversamente le vittorie nascono dal fanatismo, o dal genio d’un uomo solo, e i loro frutti muoiono nella seconda generazione.

Un teorema (costituzionale) che la storia ha confermato più volte nella sua validità.

Aforisma

Nel riflettere sul rapporto tra Stato-eserciti-milizie, che tanto anima e ha animato gli studi e i dibattiti nelle scienze strategiche, ottima cosa è ricordare il seguente aforisma del grande Montecuccoli:

“Le leggi senza le armi non hanno vigore; le armi senza le leggi non hanno equità”

(Raimondo Montecuccoli – Aforismi dell’arte bellica)

Citazione

Gerhard Ritter (1888-1967), uno dei più grandi storici tedeschi e membro dell’opposizione tedesca al nazismo, nella sua monumentale opera “I militari e la politica nella Germania moderna” ( 3 volumi, Einaudi, 1967 – 1973) così scrive (pag. 53, volume 1 – da Federico il Grande alla prima guerra mondiale-) a proposito della nascita del pensiero strategico moderno nel XVII° secolo:

Si conoscono i giganteschi progressi compiuti da una tecnica militare metodicamente elaborata nell’età del razionalismo, da Maurizio d’Orange, Turenne e Montecuccoli fino a Federico il Grande. Una routine meramente artigianale era stata così elevata al livello di uno studio “scientifico”, di una teoria della strategia e della tattica perfezionata in ogni suo aspetto.》

Compagno d’armi

Oggi, 408 anni fà (21 febbraio 1609), Raimondo Montecuccoli nasceva nel Castello di Montecuccolo – Pavullo nel Frignano (Modena).

Il nostro Raimondo ebbe tra gli amici più cari, con cui intrattenne per anni una ricca corrispondenza attualmente depositata presso l’Archivio di Stato di Firenze, il Principe Mattias de’ Medici (1613-1667).

Figlio del Granduca Cosimo II° (1590-1621) e Maria Maddalena d’Austria (1589-1631), Mattias combatté a fianco di Raimondo tra le file degli imperiali durante la guerra dei trent’anni (1618-1648) e la prima guerra di Castro (1641-1644), quest’ultima contro le pretese espansionistiche (ai danni dei Farnese) del Papa Urbano VIII° Barberini (1568-1644).

I Medici, come i Montecuccoli (ed anche i Piccolomini,  i Gallasso e altri esponenti di nobili famiglie italiane), si posero nel Seicento al servizio dell’Imperatore del Sacro Romano Impero combattendo nelle numerose guerre del tempo e confermando così il legame che univa gran parte dell’Italia ai destini imperiali.

In particolare, i Medici si erano legati per sempre agli Asburgo allorquando l’Imperatore Carlo V° riportó a Firenze i Medici sconfiggendo le truppe della Repubblica fiorentina nel 1530.

Grazie a questo legame, gli Asburgo (con il ramo dei Lorena) subbentrarono nel governo del Granducato di Toscana quando la linea maschile dei Medici si estinse con la morte di Gian Gastone il 9 luglo 1737.

Le fortificazioni

Nel pensiero strategico di Raimondo Montecuccoli, come è noto ai lettori di questo Blog, somma importanza rivestono le fortificazioni. Nei suoi “Aforismi dell’arte bellica” il grande condottiero modenese ne parla ampiamente come importante strumento di difesa e di vita socio -economica. Tra l’altro, Montecuccoli tra i suoi numerosi titoli imperiali aveva quello di “Gran Maestro dell’Artiglieria e delle Fortificazioni”.

Le fortificazioni militari hanno una lunga storia che risale alle torri e castelli dell’epoca classica e medievale. L’uso e lo sviluppo delle artiglierie portò ad una evoluzione delle fortificazioni in epoca rinascimentale. In Italia e successivamente in Francia, si affermarono degli architetti e ingegneri militari la cui opera, spesso capolavori d’arte oltre che fortezze inespugnabili, è ancora oggi visitabile e ammirabile.

I fratelli Antonio e Giuliano da Sangallo, idearono il “fronte bastionato all’italiana”, un sistema difensivo che inibiva, grazie a delle strutture sporgenti, il tiro diretto delle artiglierie.

Ne è ancora oggi un ottimo esempio la “Fortezza da basso” di Firenze costruita nel periodo 1534-1537 da Antonio da Sangallo (1484 -1548) e Pierfrancesco da Viterbo (1470-1535) su commissione di Alessandro de’ Medici (1510-1537) e destinata alla difesa interna della città del fiore.

In Francia, Sébastien Le Preste de Vauban (1633-1707) costruì un sistema di fortificazioni militari, ancora esistenti ancorché non più in uso, volute da Luigi XIV° (1638-1715) per difendere il suo regno dalle minacce esterne.

Un’ultima precisazione: parte interna delle fortificazioni rinascimentali è la cosiddetta Cittadella, che rappresentava l’ultima possibilità di difesa durante l’assedio. Nella storia militare italiana famosa è la Cittadella di Torino che resistette a lungo all’assedio dell’esercito franco-spagnolo del 1706. La Cittadella di Torino ospita oggi il Museo storico nazionale dell’Artiglieria (attualmente chiuso per restauro).

Il primo studioso

Il primo che studiò e diffuse il pensiero strategico e militare di Raimondo Montecuccoli fu il generale e scrittore militare francese Lancelot Turpin conte di Crissé e Sanzay (1716-1793).

Lancelot Turpin de Crissé (com’è generalmente noto)  scrisse i Commentaires sur les Mémoires de Montécuculi pubblicati in 3 volumi a Parigi nel 1769 e ad Amsterdam nel 1770.

Significativamente, Turpin de Crissé volle dedicare la sua opera Au Militaire francais, non solo per il suo attaccamento all’Istituzione militare francese ma intuendo anche quanto fosse importante la diffusione in ambito militare della conoscenza dell’originale (per il tempo) pensiero montecuccoliano.

Nei due primi volumi, Lancelot Turpin de Crissé commenta il pensiero strategico e militare di Montecuccoli in maniera generale; nel terzo invece l’analisi di Turpin de Crissé si focalizza sulla campagna di Montecuccoli contro i turchi del 1663 – 1664, culminata col trionfo delle  truppe guidate da Montecuccoli nella famosa battaglia di San Gottardo/Mogersdorf (anche conosciuta come Battaglia dela Raab, dal nome del fiume lungo il quale è stata combattuta) del 1° agosto 1664.

Turpé di Crissé, pur confermando la sua ammirazione per il celebre condottiero modenese, non gli risparmia argute critiche e fondate correzioni.

Il grande riformatore militare prussiano Gerhard von Scharnhorst studiò il pensiero e le opere di Montecuccoli proprio sui Commentaires che portava sempre con sé, raccomandandone la lettura a tutti.

A titolo di curiosità, una copia dei Commentaires di Turpin de Crissé è conservata nella Biblioteca di Stato di Monaco di Baviera.

Per terra, per mare, per cielo.

Il 16 ottobre 1680 moriva a Linz Raimondo Montecuccoli.

Le sue gesta come comandante di forze terrestri sono note a tutti.

Altrettanto noto, ma ancora mai citato su questo Blog, è che il nome del grande condottiere modenese venne dato ad una unità navale della Regia Marina prima e Marina militare italiana poi.

Si tratta infatti dell’Incrociatore “Raimondo Montecuccoli” la cui attività di navigazione si svolse dal 1935 al 1964.

Coinvolto nella battaglie navali nel mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe nel dopoguerra la funzione di Nave Scuola per i cadetti dell’Accademia navale di Livorno.

Tra i suoi comandanti ci fu anche  l’Ammiraglio Medaglia d’Oro al valor militare Gino Birindelli, al cui comando il “Montecuccoli” circumnavigò la terra dal 1° settembre 1956 al 1° marzo 1957.

Mi piace oggi pensare a quanto di buono ancora possa fare il nostro Raimondo nel vasto cielo che l’ospita per l’eternità….