Il grande illuso

Ci fu un uomo che ebbe l’ambizione di creare in Italia un’Istituzione militare basata sul pensiero militare tedesco. Quest’uomo si chiamava Emilio Canevari (1892 – 1966) e fu Segretario generale dell’Esercito della Repubblica Sociale Italiana per pochi mesi alla fine del 1943.

Profondo conoscitore del pensiero militare tedesco (insieme al Generale Ambrogio Bollati tradusse in italiano l’opera “Della Guerra” di Carl von Clausewitz), il Generale Canevari pensò di costituire l’esercito della RSI secondo i principi propri dei riformatori militari prussiani: esercito espressione della sovranità dello Stato, popolare e apolitico.

Canevari si scontrò ben presto con la diffidenza tedesca (per i quali un forte esercito della RSI era più un pericolo che una risorsa) ma soprattutto con il malcontento di Mussolini che voleva un esercito legato agli ideali fascisti e non certo apolitico.

Così, dopo aver concordato con i tedeschi la costituzione di 4 Divisioni (Littorio, Italia, San Marco e Monte Rosa) con le classi di leva 1924 e 1925, venne allontanato dall’incarico per ordine diretto di Mussolini nel dicembre 1943.

L’interessante esperienza storica del Generale Emilio Canevari dimostra come la conoscenza del pensiero militare tedesco, tra i più ampi e profondi nella storia militare, sia condizione necessaria ma non sufficente per la progettazione e l’edificazione della migliore Istituzione militare: a futura memoria!

 

I muli di Federico il Grande

“Che vale il vivere, se non si fa che vegetare; che vale il vedere se non si fa che ammassar dei fatti nella memoria; a che giova l’esperienza se non è diretta dalla riflessione?

La guerra, dice Vegezio, dev’essere uno studio e la pace un esercizio. E ha ragione!

Il solo pensiero, o meglio, la facoltà di combinar le idee distingue l’uomo dalle bestie da soma. Un mulo che avesse fatto dieci campagne sotto il Principe Eugenio non sarebbe divenuto miglior tattico. Ed è forza il confessare a vergogna dell’umanità che per codesta pigra stupidezza molti vecchi ufficiali non sono nulla più dei muli.”

 

 

Federico II di Prussia – Vom Dienst des Herrschers – Eugen Diederichs Verlag, Jena 1942.

Il pensiero militare di Scharnhorst

Gerhard von Scharnhorst (1755 – 1813), notoriamente, è stato il più grande riformatore militare prussiano, fautore di quella concezione dell’esercito tedesco che ancora oggi esplica i suoi effetti nella Bundeswehr.

Scharnhorst credeva che l’Istituzione militare non potesse prescindere dalla realtà che la circondava perché anche di questa era espressione. Quindi l’esercito non poteva essere Staat im Staate (come fu la Reichswehr nel periodo 1919-1935) pena rischiare un pericoloso isolamento o un’inopportuna degenerazione (come nel caso della Wehrmacht, successiva alla Reichswehr). L’inquadrare poi la riforma dello strumento militare nella più ampia riforma dello Stato (riconoscendo il primato della politica generale su quella militare) era un principio importante ed ineludibile.

A tal proposito, nella prospettiva di un’Istituzione militare europea, appare evidente come questa sia possibile solo nell’ambito di una riforma complessiva dell’architettura politica generale dell’Unione Europea, con un sostanziale trasferimento di prerogative sovrane dagli Stati all’Unione.

Riflettendo sull’attualità di Scharnhorst, il pensiero corre ai nuovi scenari d’impiego delle Forze Armate, specialmente all’esercito, sempre più confrontati a una minaccia cosiddetta asimmetrica piuttosto che a grandi battaglie campali. Anche in questi scenari, il modello militare di Scharnhorst, seppur basato sulla leva generale e obbligatoria (perchè il dovere della difesa dello Stato è proprio di ogni cittadino), non è affatto superato. Soldati guidati da giovani ufficiali, preparati e motivati, ben equipaggiati con gli ultimi ritrovati della tecnologia, legittimati da una precisa volontà politica, e supportati dal contesto sociale sono auspicabili oggi come ai tempi del grande riformatore hannoveriano – prussiano.

Scharnhorst stimava le nuove generazioni, verso cui quelle più anziane hanno il dovere di esempio ed educazione. Aveva maturato questa convinzione dedicando anni alla formazione dei giovani ufficiali, consapevole che nessuna riforma e progresso fossero possibili senza il coinvolgimento dei giovani, in modo particolare di quelli di maggior talento. Raccomandava l’onestà e la sincerità verso se stessi, come premessa di libertà di pensiero e di azione. E’ probabilmente questa idealità, unitamente all’esempio della sua vita, il maggior lascito morale del grande riformatore tedesco che oggi riposa nel Cimitero monumentale di Berlino, l’Invalidenfriedhof, in un sepolcro eretto dal famoso architetto e pittore Karl Friedrich Schinkel (1781-1841), e sulla cui sommità troneggia un leone dormiente, fuso con il bronzo di cannoni francesi catturati durante le Guerre di liberazione (Befreiungskriege) 1813 – 1815,  vinte (anche) grazie al pensiero militare di Scharnhorst.

Primato della politica

Anton von Werner (1843 – 1915), insieme a Adolph von Menzel (1815 – 1905), è il principale esponente della cosiddetta pittura storico-accademica del XIX° secolo in Germania.

La pittura storica-accademica si prefiggeva lo scopo di perfezionare la tecnica pittorica (fino a renderla magistrale) e di celebrare le virtù civili, la gloria della nazione e le gesta dei suoi principali rappresentanti.

Ad Amburgo si trova un quadro intitolato Kriegsrat in Versailles (Consiglio di Guerra a Versailles), dipinto (olio su tela) di Anton von Werner del 1900.

La scena ricorda il (supposto, perché non ci sono prove certe a riguardo) consiglio di guerra che si tenne nel dicembre 1870 nel castello di Versailles per decidere le sorti della città di Parigi assediata dalle truppe tedesche durante la guerra franco – tedesca del 1870 -71. A sinistra si riconoscono il tenente generale (poi feldmaresciallo) Leonhard Graf von Blumenthal capo di stato maggiore della III^ Armata, il principe ereditario di Prussia Federico, il tenente generale Theophil von Podbielski Quartiermastro generale dell’esercito, il Re di Prussia Guglielmo, il feldmaresciallo Helmuth von Moltke “il vecchio”, capo di stato maggiore dell’esercito, il ministro della guerra Albrecht Graf von Roon e il cancelliere Otto von Bismarck.

Il motivo del dipinto riprende un tema molto importante: il confronto tra strategia e politica con conseguente celebrazione del primato di quest’ultima. Anton von Werner rappresenta nettamente la contrapposizione (ben comprensibile dalla postura delle figure) che si venne a creare tra i militari (rappresentati dal comandante della III^ armata il principe ereditario Federico e i suoi diretti collaboratori) e i politici Roon e Bismarck in relazione alla presa di Parigi, con il Re Guglielmo e il feldmaresciallo Moltke in posizione di giudici. Per i militari Parigi doveva essere presa per assedio mentre per i politici doveva essere conquistata al più presto possibile per concludere la guerra e pertanto doveva essere bombardata. Alla fine prevalse l’opinione politica avallata dal Re Guglielmo e da Moltke per cui Parigi venne bombardata l’8/9 gennaio 1871 e si arrese il 28 dello stesso mese.

Il riconoscimento del primato della politica  sulla strategia (primato proclamato anche dal grande Carl von Clausewitz con la sua famosa frase “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”), deriva non solo dall’esperienza storica ma sopratutto dalla necessità di porre al servizio della politica ogni mezzo a disposizione per poter realizzare quella visione della società, e quindi dello Stato, che questa si propone.

Il giacobino prussiano

August Wilhelm Antonius Neithardt von Gneisenau (cosi chiamato dal castello dei suoi antenati austriaci) nacque il 27 ottobre 1760 a Schildau in Sassonia. Si può dire che nacque tra i rombi dei cannoni poichè il padre, tenente di artiglieria della Reichsarmee Wilhelm Neithardt al cui seguito si trovava la famiglia, si accingeva a combattere la battaglia di Torgau contro i prussiani di Federico II°, l’ultima grande battaglia della Guerra dei sette anni (1756 – 1763).

Entrato nell’esercito prussiano, dopo una carriera intensa e combattiva, Gneisenau, nel grado di tenente colonnello, venne chiamato dal generale Gerhard von Scharnhorst a far parte della commissione di riforma militare prussiana (Militärreorganisationskommission).

Questa commissione di riforma militare, istituita nell’ambito della più generale opera di riforma socio- politica della Prussia dopo le sconfitta prussiana del 1806 contro i francesi, tenne conto della rivoluzione militare napoleonica e concluse i suoi lavori con le seguenti importanti conclusioni, oggi ancora generalmente valide

  • Il servizio militare dei cittadini è una prestazione d’onore nei confronti dello Stato e della Nazione;
  • Il soldato, per la sua opera nei confronti della colletività, ha specifiche dignità e posizione sociale.

Sono principi che all’inizio del XIX° secolo apparirono in Prussia (e non solo) del tutto rivoluzionari e per questo ebbero non poche difficoltà ad essere accettati dalla sospettosa aristocrazia dei Junker prussiani che non esitò a definire i riformatori militari nel loro complesso “Giacobini prussiani” (preußische Jakobiner). Alle resistenze interne poi occorreva aggiungere la diffidenza degli occupanti francesi che avevano (giustamente) compreso la pericolosità delle riforme militari in relazione alla sottomissione francese della Prussia.

Gneisenau, dopo l’esperienza nella Commissione di riforma militare, divenne Capo di stato maggiore dell’Armata di Slesia, comandata dal  suo grande estimatore e protettore il generale Gebhard Leberecht von Blücher. In tale importante funzione prese parte a  tutte le battaglie della Guerra di liberazione della Germania dal dominio napoleonico.

Durante i 100 giorni di Napoleone, fu Gneisenau che decise, dopo la battaglia di Ligny del 16 giugno 1815 (dove i prussiani furono sconfitti dai francesi), di puntare le forze prussiane verso nord in modo di ricongiungersi con le truppe britanniche del Duca di Wellington e sconfiggere definitivamente Napoleone a Waterloo il 18 giugno 1815. In seguito, a causa delle sue Idee considerate rivoluzionarie, Gneisenau venne sostanzialmente messo da parte. Il Re Federico Guglielmo III° lo nominó Governatore della città di Berlino (carica per lo più rappresentativa) nel 1818, ma da questa carica prettamente rappresentativa si dimise dopo appena due anni.

Promosso Feldmaresciallo il 18 giugno 1825 nel decennale della vittoria di Waterloo, venne nominato Comandante del Corpo prussiano inviato ai confine della Polonia, dove era in corso una rivolta contro l’occupante russo. Gneisenau morì di colera il 23 agosto 1831 a Posen in Polonia (nelle stesse circostanze troverà la morte il grande studioso di strategia, e suo amico, Carl von Clausewitz). Oggi le spoglie di August Neihardt von Gneisenau riposano nel Mausoleo a lui dedicato a Sommerschenburg in Sassonia – Anhalt.

La figura di Gneisenau è ancora ben presente nella Bundeswehr, le Forze Armate federali tedesche, che considera tutti i riformatori militari prussiani come parte della propria tradizione. Anche nella ormai scomparsa Repubblica Democratica tedesca (DDR) Gneisenau, insieme a Scharnhorst, era onorato in virtù della  concezione della “Guerra di popolo”; il Reggimento di Guardia alla frontiera (Grenzregiment) n. 25 della Nationale Volksarmee (NVA) portava il nome di Neidhardt von Gneisenau.

Gneisenau, contrariamente a Scharnhorst e Clausewitz, non ha trasmesso ai posteri scritti strategici originali e universali ma, indubbiamente, il coraggio dimostrato sul campo di battaglia e, ancor più, in quello delle idee riformatrici e innovatrici lo rendono, ancora oggi, degno di ogni attenzione e onore.

I preriformatori militari prussiani

I riformatori militari prussiani non sorsero dal nulla e all’improvviso. Molto prima della loro storica opera riformatrice, vi erano stati dei pensatori/scrittori militari tedeschi che avevano studiato come migliorare l’Istituzione militare prussiana. Tra questi, i principali furono due: Georg Heinrich von Berenhorst (1733 – 1814) e Friedrich von der Decken (1769 – 1840)

Georg Heinrich von Berenhorst (già aiutante di campo di Federico il Grande) nelle sue “Osservazioni sull’arte della Guerra” (Betrachtungen über die Kriegskunst Lipsia 1797) promuoveva lo scioglimento degli eserciti permanenti e lo sviluppo di milizie al fine di accrescere la potenza militare dello Stato. Le idee di von Berenhorst accesero una vivace discussione tra i pensatori militari del tempo e uno tra questi fu il giovane Friedrich von der Decken (grande amico di Scharnhorst con cui diede vita al “Nuovo giornale militare” Neues Militärisches Journal dal 1788 al 1805) che nel suo “Osservazioni sulla relazione tra la guerra e gli scopi dello Stato (Betrachtungen über das Verhältnis des Kriegsstandes zu dem Zwecke der Staaten, Hannover 1800) difese gli eserciti permanenti come espressione di sovranità (concetto questo già espresso nel XVII° secolo dal condottiero Raimondo Montecuccoli) ma soprattutto come mezzo legittimo della politica dello Stato.

Le riforme militari prussiane del XIX° secolo promosse da Scharnhorst e i suoi collaboratori furono dunque il distillato e la concretizzazione di un lungo e vivace dibattito che aveva le proprie radici nel secolo precedente, a dimostrazione che i grandi cambiamenti non nascono all’improvviso ma sono il risultato di una lenta e profonda maturazione.

Un insegnamento per chi dovrà pensare e progettare il futuro esercito europeo?

La Commissione Weizsäcker

La Commissione Weizsäcker (ufficialmente Commissione per la sicurezza comune e futuro della Bundeswehr – Kommission Gemeisame Sicherheit und Zukunft der Bundeswehr) è stata una Commissione di riforma, voluta dall’allora Cancelliere federale Gerhard Schröder, che prendeva il nome dal Presidente emerito della Repubblica federale Richard von Weizsäcker che l’ha presieduta.

La Commissione Weizsäcker, formata da 19 membri espressione di diversi settori della società tedesca e  i cui lavori sono durati dal maggio 1999 al maggio 2000, ha elaborato un Rapporto sul futuro della Bundeswehr i cui contenuti sono stati, in parte, recepiti dal Libro Bianco della Difesa tedesca edito nel 2006.

In particolare, la commissione elaborò delle proposte per la riforma della Bundeswehr in ordine all’organizzazione, reclutamento, comando e controllo, addestramento, armamento e finanziamento.

Non è difficile pensare che, ancora una volta come già in passato, questa commissione nella sua opera abbia tratto ispirazione dell’esperienza dei  riformatori militari prussiani della Militär – Reorganisationskommission presieduta da Gerhard von Scharnhorst.

Ne è una prova, a parere dello scrivente, la proposta della Commisione Weizsäcker di non abolire la leva obbligatoria  (ancorchè ne proponesse la riduzione temporale a 10 mesi) a conferma del valore del concetto di Staatsbürger in Uniform (cittadino in uniforme) elaborato per primo proprio dai riformatori militari prussiani e da allora sempre confermato, anche se con diverse modalità,  dalle successive riforme militari tedesche.

Il mantenimento poi della leva obbligatoria (che per la Commissione avrebbe dovuto garantire l’arruolamento minimo di 30.000 soldati/anno) permetteva la costituzione di riserve di mobilitazione, cosi come pensato anche a suo tempo da Scharnhorst attraverso il cosiddetto Krümper System da lui ideato (si trattava in pratica di addestrare un certo numero di soldati, congedarli ma tenerli pronti al richiamo per ogni eventualità).

Sulla necessità di mantenere la leva obbligatoria  però la Commissione non é stata ascoltata e nel 2011 questa è stata abolita in Germania, dopo quasi 200 anni dalla sua introduzione (27 maggio 1814 da parte del Re Federico Guglielmo III di Prussia).