Gli studi di Napoleone

Nella ricorrenza del 250° compleanno di Napoleone Bonaparte (nato ad Ajaccio in Corsica il 15 agosto 1769) ne ripercorriamo brevemente la formazione scolastica – militare.

Napoleone entrò nella Scuola militare di Brienne (nell’est della Francia) all’età di 10 anni (non ancora compiuti), dopo aver frequentato un collegio tenuto dai frati di San Francesco di Paola a Autun per migliorare la sua conoscenza della lingua francese.

A Brienne Napoleone si distinse negli studi, conquistandosi stima e simpatia dopo un inizio non facile a causa delle sue origini corse e non aristocratiche (perquanto il padre di Napoleone, Carlo Maria, per iscrivere il figlio alla Scuola militare avesse vantato un lontano titolo nobiliare toscano).

Nel 1784 lascia Brienne ed entra nella prestigiosa Scuola militare di Parigi, fucina degli ufficiali dell’esercito del Re di Francia.

La permanenza a Parigi è di appena un anno al termine del quale, a soli 16 anni, Napoleone sarà nominato (3° su 4 all’esame finale) ufficiale di artiglieria ed inizierà quel percorso che lo porterà ad essere uno dei grandi geni militari della Storia.

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La cultura al potere

Napoleone era un uomo colto oltre che potente. Curioso e amante dei libri, aveva interessi che spaziavano dalla storia alla letteratura, senza trascurare la tecnica (non va mai dimenticato che Napoleone era un ufficiale di artiglieria) e le scienze naturali

Una testimonianza dei suoi studi si può avere visitando la Villa (o Palazzina) dei Mulini a Portoferraio, una delle due residenze (l’altra è Villa San Martino) abitate dall’Imperatore durante la sua permanenza sull’isola d’Elba tra il maggio 1814 e il febbraio 1815.

Nella villa infatti è ospitata parte della copiosa biblioteca che Napoleone portava sempre con sè. Tra i numerosi libri ancora presenti all’Elba, possiamo trovare autori francesi e italiani oltre a classici greci e latini.

Sono volumi rilegati con estrema cura in marocchino rosso, tutti riportanti la lettera N in oro sul dorso e sul piatto. Alcuni riportano la scritta Fontainebleau o Saint-Cloud a seconda che provengano dall’una o dall’altra residenza imperiale.

Curiosamente, uno dei libri di maggior successo che racconta di Napoleone sull’isola (N. di Ernesto Ferrero, Einaudi, 2000) è un romanzo storico avente come protagonista, oltre all’Imperatore, un giovane insegnante incaricato di sistemare proprio la grande biblioteca che Napoleone aveva portato con sè dalla Francia.

De Gaulle scrittore

Charles de Gaulle (1890 – 1970), oltre ad essere un militare e politico di assoluto rilievo per la storia di Francia (oggi peraltro ricorre il 79° anniversario dell’appello alla resistenza che il Generale de Gaulle lanciò dai microfoni di Radio Londra dando così avvio alla lotta dei francesi contro l’occupazione nazista), fu anche uno scrittore di prim’ordine.

La conferma si ha leggendo La France et son armée, opera pubblicata nel 1938 nell’ambito di una trilogia che comprende Le Fil de l’épée (1932) e Vers l’armée de métier (1934).

La France et son armée (concepita all’inizio come un’opera da scrivere e pubblicare col Maresciallo di Francia Philippe Pétain, progetto poi non andato a buon fine) tratta la storia dell’esercito francese dalle origini alla fine della Grande Guerra, tratteggiandone vivacemente i grandi momenti ma senza risparmio di critiche per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, logistici, tattici e strategici.

Nella lettura (che si apre con una frase divenuta celeberrima: La France fut faite à coup d’épées/ la Francia fu fatta a colpi di spade) si colgono spunti interessanti e attuali per la comprensione dell’Istituzione militare in generale, per cui essa è tanto più forte quanto più è forte la Nazione che l’esprime e sorregge.

Come non pensare inoltre alla riduzione e professionalizzazione dello strumento militare? Alla percezione dell’evento bellico da parte della società contemporanea?

Sono tutti interrogativi prodotti dalla lettura di questo libro e che dimostrano che la Storia è sempre attualità.

La nascita di un mito

Il 15 agosto 1769 nasceva ad Ajaccio in Corsica uno dei grandi miti della storia umana: Napoleone Bonaparte.

Tra le sue innumerevoli doti, Napoleone fu anche un grande scrittore (oltre che vorace lettore).

Gli “Aforismi, massime e pensieri di Napoleone” vennero pubblicati, a cura del conte Augusto di Liancourt, nella seconda metà del secolo XIX°, estratti dalle numerose opere scritte dal Grande Corso.

Si tratta di pensieri incisivi, brevi, immediati che mettono bene in evidenza l’entusiasmo, la volontà, il carattere, l’ambizione per il potere di Napoleone.

Lo vogliamo ricordare con uno dei suoi pensieri più noti e tramandati ai posteri:

“I grandi fatti non sono opera del caso e della fortuna: dipendono dall’organizzazione e da una mente geniale. È difficile veder fallire i grandi uomini nelle imprese più pericolose. Alessandro, Cesare, Annibale, il grande Gustavo riuscirono sempre. Divennero uomini tanto grandi per la fortuna? No, solo perchè erano grandi uomini si sono meritati la fortuna.”

(Napoleone, Aforismi, massime e pensieri, Newton Compton editori, Roma 1993 pag. 92)

Napoleone e l’Italia

“Spero che il bene inestimabile della libertà saprà dare a questo popolo una nuova energia, e lo metterà in grado di aiutare potentemente la repubblica francese nelle guerre future che potrebbe avere.” (lettera dell’8 maggio 1797 di Napoleone al Direttorio dall’Italia)

Lo storico Albert Sorel (1842 – 1906) ha giustamente scritto che l’Italia sta a Napoleone come la Gallia a Cesare: l’inizio dell’irrefrenabile ascesa politica e storica dell’ufficiale corso.

Con la campagna d’Italia, coerente con l’idea del Direttorio di circondare la Francia di “Repubbliche sorelle”, Napoleone in realtà intravide la grande occasione, come poi in effetti sarà, per mettersi in mostra non solo come capo militare ma anche, e soprattutto, come politico e amministratore.

E all’Italia Napoleone, di lontana discendenza italiana, darà una dignità seconda solo a quella francese: incoronato a Milano con la “corona di ferro” Re d’Italia (26 maggio 1805) dopo l’incoronazione a Imperatore dei francesi, volle fortissimamente che il figlio Napoleone Francesco (1811 -1832), erede al trono imperiale, assumesse il titolo di Re di Roma.

Una curiosità: Napoleone soggiornò più volte a Milano mentre non mise mai piede a Roma dove, in previsione di una sua visita, venne appositamente ristrutturato e abbellito il Palazzo del Quirinale al cui interno, ancora oggi, possono essere ammirate le meravigliose modifiche apportate in epoca napoleonica.

Un legame, quello tra Napoleone e l’Italia, che cambierà il corso della storia italiana.

Ei fu

Il più grande genio militare della storia è stato finora senz’altro Napoleone Bonaparte (1769-1821), Imperatore dei francesi e fondatore della Grande Armée.

Marengo, Austerlitz, Wagram, Borodino e Waterloo sono le grandi battaglie della storia militare legate al suo nome e alla sua opera fondata sull’intuizione, l’inventiva, il carisma e la capacità organizzativa.

Come è stato possibile? la risposta è nell’innovazione che Napoleone ha portato sui campi di battaglia. Geniale e visionario, Napoleone ha fatto progredire l’arte militare, servendosi dell’insieme dei mezzi tecnici e spirituali che gli venivano offerti dall’illuminismo e la rivoluzione francese.

Napoleone porterà la strategia, la tattica, l’organica e la logistica (le componenti della scienza militare moderna) ad un punto di sviluppo mai raggiunto prima e che influenzerà il pensiero strategico nei decenni a seguire, almeno fino alla seconda guerra mondiale.

Il peggior nemico di Napoleone fu lui stesso: la sua smisurata ambizione politica lo porterà alla disfatta. Ciononostante resta per gli storici militari (e non solo) il punto di partenza di un’era che irradia i propri effetti (nel bene come nel male) fino ai giorni nostri.

Il primato

Il primato della prima Istituzione militare permanente spetta alla Francia.

Il 26 maggio 1445, infatti, il Re di Francia Carlo VII° (1403 – 1461) emanó una ordinanza con cui vennero costituite delle Compagnie dette, per l’appunto, d’Ordinanza (in francese “Compagnies d’Ordonnance”).

Queste Compagnie erano formate all’inizio da una unità base chiamata Lancia (“Lance”) formata da un cavaliere, un arciere, un fante e un valletto, quest’ultimo con compiti logistici.

Furono costituite in totale 15 Compagnie (la 15^ costituiva la Guardia del Re), ciascuna composta da 100 Lancie, per un totale di circa 6.000 uomini (ma in seguito ogni Lancia avrebbe avuto anche più di 5 uomini). Il cavaliere avrebbe assunto il ruolo di Capolancia (da questo termine deriva l’odierno grado militare di Caporale il quale è, per l’appunto, il capo di un’unità minima di soldati).

Le Compagnie d’Ordinanza, mutate nel numero e nell’ordinamento, oltre ad essere d’esempio per l’organizzazione di tutti gli eserciti permanenti europei, furono determinanti per la vittoria francese contro gli inglesi nella Guerra dei cent’anni (1337-1453) e sopravvissero in Francia fino al XVII° secolo allorché vennero sostituite dalla Gendarmeria di Francia (“Gendarmerie de France”).